UMANITÀ DI PLASTICA

Se avremo una generazione per così dire di plastica, peggiore di quella attuale, sapremo il perché.

L’Agenzia ANSA ha comunicato all’inizio del luglio in corso che sono state trovate tracce consistenti di microplastiche nei fluidi riproduttivi umani.

Già sapevamo che nel cervello, come nel fegato e nei reni, le microplastiche albergano in elevate concentrazioni, ma ora siamo venuti a conoscenza che anche nei fluidi riproduttivi si sono assestate con successo.

Next Fertility Murcia (clinica spagnola per la fertilità), ha guidato una  ricerca, analizzando campioni provenienti da 29 donne e 22 uomini, rinvenendo, come risultato, frammenti di svariate  microplastiche, nel 69% delle donne e nel 55% degli uomini. 

Fra le microplastiche la più abbondante è il politetrafluoroetilene (Ptfe), meglio conosciuto come Teflon, che abitualmente riveste le pentole antiaderenti; numerose anche le presenze di Pet, con cui si fanno le bottiglie di plastica, in compagnia di polistirolo, nylon, polipropilene e poliuretano.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Human Reproduction ed è stato presentato al quarantunesimo incontro delle Società Europea di riproduzione ed embriologia umana (ESHRE), che si tiene annualmente a Parigi.

Nella relazione finale si ribadisce la pericolosità della presenza delle microplastiche che indicano «infiammazione, formazione di radicali liberi, danni al DNA, senescenza cellulare». Si pensa che le microplastiche oggetto di studio possano seriamente compromettere la qualità degli ovuli  femminili e degli spermatozoi.

Se una coppia di umani, malgrado le condizioni avverse, dovesse combinare una bella frittata, rispondendo volenterosamente alle esigenze della natura, non si affannino: il loro prodotto sarà autonomamente dotato di qualità antiaderenti.

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