UCCI UCCI SENTO ODOR DI CRISTIANUCCI
La Bibbia non condannava l’apprezzamento odoroso del corpo umano. Basta rileggersi il Cantico dei Cantici:
«Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza,
aroma che si spande è il tuo nome:
per questo le ragazza di te si innamorano».
E più avanti:
«L’amato mio è per me un sacchetto di mirra…»
Di sé l’amata dice:
«Io sono un narciso nella pianura di Saron,
Un giglio delle valli…»
E l’amato invita l’amata in molti modi, richiamando bellezze godibili alla vista, all’udito, ma anche all’olfatto:
«…le viti in fiore spandono profumo…»
E ancora.
«…quanto inebriante più del vino è il tuo amore,
e il profumo dei tuoi unguenti, più d’ogni balsamo».
« I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro e nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamomo,
con ogni specie di alberi d’incenso,
mirra e aloe,
con tutti gli aromi migliori».
Lei dice di lui:
«Le sue guance sono come aiuole di balsamo
dove crescono piante aromatiche,
le sue labbra sono gigli
che stillano fluida mirra».
«Le mandragore mandano profumo…»
L’Antico Testamento testimonia l’utilizzo di unguenti e di profumi (o per meglio dire, oli profumati). In Esodo Dio invita Mosè a costruire un altare di essenze, si sofferma nello spiegare quale ingredienti debbano essere adoperati: «Procurati balsami, storace, onice, gàlbano e incenso puro, il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa».
In Genesi viene narrato l’episodio di Giacobbe, figlio di Esaù, cieco, il quale si unge con il profumo di suo fratello Esaù per abbindolare il padre e ottenere da lui, con l’inganno, la sua benedizione. Esaù viene imbrogliato e dice: «Ecco l’odore di mio figlio, come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto».
In Esodo viene insegnato a Mosè a preparare l’olio per l’unzione: «Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di 500 sicli, cinnamomo odorifero, canna odorifera 250, cassia 500 sicli e un hing di olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’azione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere».
Nei Vangeli i profumi compaiono assai meno, però compaiono con i Magi, nella narrazione leggendaria di cui sono protagonisti, quando ricercano, guidati dalla cometa, il luogo dove Gesù è nato, portando in dono, come tutti sappiamo, oro, ma anche incenso e mirra.
Malgrado questi precedenti riferimenti veterotestamentari, fin dai primi secoli del diffondersi del cristianesimo la cura del corpo umano per mezzo di oli, essenze odorose e profumi viene progressivamente relegata fra le cose peccaminose. Viene visto molto male l’abbellimento del corpo umano, ancor più se femminile: a cominciare da San Paolo, secondo il quale ciò che può suscitare apprezzamento per il corpo e suscitarne il piacere, allontana l’uomo da Dio. Questa concezione afferma che tutto ciò che procura piacere ai sensi, come i profumi, deve essere condannato, perché indebolisce l’anima: implica l’austerità. Ecco gettate le basi per quella frattura, via via divenuta sempre più divaricante, fra corpo e spirito, fra la carne e il divino, che ha portato sempre più alla mortificazione della carne, e alla concezione peccaminosa della sessualità. I profumi, come ogni forma di abbellimento, verranno considerati strumenti del diavolo. L’unico profumo ammesso, ma solo se dedicato a Dio e alla Chiesa, sarà quello dell’incenso.
Bisognerà arrivare almeno al 1700 perché qualcosa, almeno in campo teorico, cambi. I sensi, compreso l’olfatto, saranno riabilitati dal filosofo Diderot, ma dovremo al filosofo e pedagogista Rousseou la piena riabilitazione dei sensi (e dell’olfatto): egli definirà i sensi come «gli strumenti della nostra intelligenza», vale a dire dell’intelligenza umana. Nell’Emilio o dell’educazione scriverà, nel Libro Secondo: «Siccome tutto quello che entra nell’intelletto umano vi giunge per mezzo dei sensi, la prima ragione dell’uomo è una ragione sensitiva; proprio questa serve alla ragione intellettuale… Per imparare a pensare bisogna esercitare le membra, i sensi, gli organi che sono gli strumenti della nostra intelligenza». E ancora: «È un errore molto pietoso l’immaginare che l’esercizio del corpo nuoccia alle operazioni dello spirito, come se queste due attività non dovessero procede di pari passo, e l’una essere sempre diretta dall’altra».
Finisce qui, almeno in teoria, dal punto di vista filosofico e pedagogico, la mortificazione del corpo.
All’odorato Rousseau non attribuirà un valore eccelso nell’educazione, considerandolo un senso che si sviluppa di più nell’età adulta, perché legato all’immaginazione, basata sulle esperienze, la memoria e le emozioni. Ma lo metterà soprattutto in relazione con il gusto: «Non gustiamo nulla senza fiutare».