Dante usa un certo numero di volte la parola “puzzo” (per la precisione sei volte, se non sbaglio) e una sola volta la parola “puzza”. Il puzzo regna nell’inferno, ma compare anche in Purgatorio e Paradiso. La puzza, tuttavia, pur non essendo paradisiaca, sta in Paradiso.
Puzza la pioggia putrida dei Golosi (CANTO VI, 10-12 ) dell’INFERNO e l’odore è di terra bagnata e marcia: «Grandine grossa, acqua tinta e neve / per l’aere tenebroso si riversa;/pute la terra che questo riceve».
INFERNO: CANTO IX. v. 31 : «Questa palude che ‘l gran puzzo spira / cinge dintorno la città dolente…».
INFERNO: CANTO XI. Dal v. 5. Dante e Virgilio devono fermarsi per abituarsi all’aria proveniente dal basso Inferno: «su l’estremità d’un’alta ripa […] venimmo sopra più crudele stipa; e quivi, per l’orribile soperchio del puzzo che il profondo abisso gitta…».
INFERNO: CANTO XXIX. v. 50: «. Se… i mali / fossero in una fossa tutti insembre, / tal era quivi, e tal puzzo n’usciva / qual suol venire dalle marcite membre».
PURGATORIO: CANTO XIX. v. 33 (Dante sta sognando): «quel mi svegliò col
puzzo che n’uscia».
PARADISO: CANTO XVI. v. 55 : « che averle dentro e sostener lo puzzo…».
PARADISO: CANTO XX. v. 125 :«…da indi il puzzo più del paganesmo… »
La puzza (al femminile) disturba una volta in PARADISO: CANTO XXVII. v. 26 : «…del sangue e de la puzza; onde ‘l perverso…».
Il lezzo si introduce nell’Inferno: INFERNO: CANTO X. v. 136 : «…che ‘nfin là sù facea spiacer suo lezzo»..
Il fiato compare sei volte, non sempre nell’accezione di aria fetida e dolorosa
INFERNO: CANTO V. v. 42 : «…cosi quel fiato li spiriti mali…».
INFERNO: CANTO XI. v. 12 :«… al tristo fiato; e poi no i fia riguardo….»
CANTO XXVII. v. 60: «…di qua, di là, e poi diè cotal fiato…».
INFERNO: CANTO XXXIII. v. 108 : «…veggendo la cagion che “l fiato piove…».
PURGATORIO: CANTO XI. v. 100 : «Non è il mondan romore altro ch’un fiato…».
PURGATORIO: CANTO XXV. v. 113 : «…e la cornice spira fiato in Suso…”
La merda, come lo sterco, caratterizza l’Inferno: compare due volte volte e lo sterco una volta:
INFERNO: CANTO XVIII. v. 116 : «…vidi un col capo sì di merda lordo…».
INFERNO: CANTO XXVIII. v. 27 : «che merda fa di quel che si trangugia».
Lo sterco compare 1 volta INFERNO, CANTO XVIII dove gli adulatori sono nello sterco.
(CANTO XVIII, 103-108). Siamo nelle Malebolge:«Quindi sentimmo gente che si nicchia / ne l’altra bolgia, e che col muso scuffa, / e sé medesma con le palme picchia. / Le
ripe eran gommate d’una muffa / per l’alito di giù che vi s’appesta…». E poi:
«Quivi venimmo, e quindi giù nel fosso vidi gente attuffata in uno sterco…».
Nel PURGATORIO e nel PARADISO i puzzi o le puzze si trasformano in profumi.
Nel PURGATORIO, (CANTO VII, 79-81), Dante descrive un insieme di profumi naturali impossibili da discernere singolarmente: «Non avea pur natura ivi dipinto, / ma di soavità di mille odori / vi facea uno incognito e indistinto».
Nel CANTO XXII, (131-132): «…e un alber che trovammo in mezza strada, / con pomi a odorar soavi e buoni».
Nel PARADISO (CANTO XXVIII, 6-9) l’aria si fa sempre più dolce: «Un’aura dolce, sanza mutamento / avere in se, mi feriva per la fronte / non di più colpo che soave vento; / per cui le fronde, tremolando pronte…».
Nel CANTO XXX, (124-126) la struttura stessa dell’Empireo è paragonata a un fiore che emana profumo:«Nel giallo de la rosa sempiterna, / che dilata ed ingrada e redole / odor di lode al sol che sempre verna…».