DUE PASSI FRA GLI ODORI. GLI ODORI E LA LETTERATURA, LA LETTERATURA SUDAMERICANA

Cominciamo a deliziarci con gli odori in letteratura, e lo facciamo proprio da un incipit, tratto dal romanzo: L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez: «Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì appena entrato nella casa ancora in penombra, dove era accorso d’urgenza per occuparsi di un caso che per lui aveva cessato di essere urgente da molti anni. Il rifugiato antillano Jeremiah de  Saint-Amour, invalido di guerra, fotografo di bambini e il suo avversario di scacchi più pietoso, si era messo in salvo dai tormenti della memoria con un suffumigio di cianuro di oro». 

L’intero ambiente colombiano, in tutti i romanzi di Garcia Marquez, è saturo di profumi, di erbe, di spezie, di fiori che lanciano la loro rapida zaffata dalle pagine scritte, fra una riga e l’altra. Tuttavia, nel romanzo appena citato, che è la storia d’amore realizzata da due vecchi che si sono attesi per oltre cinquant’anni, spunta anche il timore dell’odore dei vecchi: «Puzzo di vecchia», dice Fermina; il compagno, Florentino Ariza ne è allo stesso modo cosciente: «Si consolava all’idea che lui doveva avere lo stesso odore, solo di quattro anni più vecchio, e che lei doveva averlo sentito con la stessa emozione. Era l’odore dei fermenti umani…».

Come colonne narrative, gli odori si espandono nel mondo caraibico di questo autore, segnano il confine naturale di Macondo (Cent’anni di solitudine), con l’odore della palude, misto di mangrovie, acqua salmastra  e fango; il cimitero si satura dell’odore di fiori gialli, dopo la morte del capostipite della famiglia; nello stesso romanzo, la strada dei Turchi, centro di commercio, odora di tabacco, di sandalo, incenso, cuoio vecchio e spezie importate daI mercanti. Quando la compagnia bananiera soppianterà le forme antiche di commercio, il quartiere in cui si installerà puzzerà di chimica, di gasolio… e di frutta in stato di decomposizione. La stanza di Petra Cotes, prodigiosa moltiplicatrice di bestiame, odora di animali fertili e di fieno; la casa di Pilar Ternera odora di tabacco, di fumo, di cannella e di sudore. Mille altri odori e  profumi si insinuano nel naso del lettore, legandolo indimenticabilmente alle parole dell’autore, si propongono  come elementi sovrannaturali fungendo da segni e nello stesso tempo offrendosi come tangibili elementi della realtà: la realtà sovrasensibile si può percepire ma non dimostrare.

Volendo rimanere in ambito degli autori della letteratura sudamericana, possiamo immergerci nei profumi di Jorge Amado che ce li dispensa in ognuno dei suoi romanzi. In Cacao l’odore del cacao rappresenta l’odore della miseria: «L’odore del cacao invadeva tutto. Era un odore dolciastro e forte che mi si mescolava al puzzo di sudore dei braccianti e all’umidità della terra. La ricchezza del prodotto pregiato in questo caso è inseparabile dalla sofferenza di chi lo coltiva. Il corpo dei lavoratori dei braccianti emana puzza di fango e di cacao: «Eravamo un mucchio di uomini che puzzavano di fango e di cacao con le mani nere del succo dei frutti e il corpo che bruciava sotto il sole». Il cacao stesso è nascita e morte: «I frutti gialli brillavano sotto il sole, ma l’aria era densa di quel profumo di fermento, quasi un odore di cosa morta che rinasce».

C’è anche l’odore della pioggia e della foresta che è descritta come una forza primigenia e talvolta soffocante:«C’era un odore di terra bagnata e di foglie marce che saliva dalla foresta un odore che toglieva il respiro».

In Dona For e i suoi due mariti la magia di Bahia, con tutta la sua sensualità e il suo erotismo si mescola ai profumi di pelle e di cucina: Dona Flor ne è la maestra, ma essi sono anche simbolo di tutta la vita di Bahia: tutto il romanzo profuma di mare, del piacere dei corpi e del desiderio sensuale, mescolati agli odori del carnevale e delle spezie.

Nel romanzo Sudore si possono percepire gli odori di un caseggiato della miseria, dove la vita dei protagonisti si intreccia in un ambiente sovraffollato, dove l’igiene praticamente non esiste e tutta la vita si svolge in comune: troneggia li sudore acre, simbolo della fatica dei lavoratori; lo stesso edificio è un luogo fetido pieno di topi e senza igiene, dove gli odori della decomposizione dell’urina e degli escrementi si mescola a quelli di una cucina povera; in realtà dai corpi sudati e ammassati la cui pelle odora in maniera violenta l’autore trae anche il senso di un elemento afrodisiaco, poiché una drammatica condizione umana non impedisce la grande vitalità della gente: vince la vita.

Anche in Vita e miracoli di Tieta d’Agreste, un mucchio di odori ci sfilano sotto il naso: quello olio di dende, quello del latte di cocco, del peperoncino, del cacao, del gelsomino notturno e dei fiori tropicali ,del pesce fresco e dei crostacei, del caffè e della farina di manioca.

Nel romanzo Gabriella, garofano e cannella, il personaggio stesso rappresenta la quintessenza dei profumi: dolce speziata e naturale; i suoi  profumi si mescolano con quelli della salsedine marina e della natura incontaminata, e, come in quasi tutti i suoi romanzi,  con quelli della cucina locale e naturalmente… dell’amore.

Ricca di odori (e sapori) è anche la letteratura di Isabel Allende: sono elementi fondamentali del quadro magico- sensoriale delle sue storie, così ricche di corporeità , di sentimenti, erotismo e ricordi. Afrodita è un vero e proprio ricettario erotico- sensoriale di tipo autobiografico e ogni piega delle passioni dei protagonisti sono evocati da memorie e partecipazioni olfattive. Ogni naturale movimento del cuore e dell’eros è mosso dagli odori, dagli aromi, dal cibo.  «Il naso è il guardiano delle porte dell’eros», scrive l’autrice in Afrodita.

Ma anche i suoi paesaggi profumano di terra, di sensazioni legate ai boschi, agli alberi, al fuoco dei vulcani, alla pioggia.I suoi personaggi si cercano, si inseguono, si lasciano, condotti da passionalità intrise di odori. Essi stessi, in quanto personaggi, non rammentano attraverso il ricordo di immagini, ma piuttosto per mezzo  delle sensazioni odorose.

Le case sono impregnate di odori e di ricordi, come in La casa degli spiriti, senza che gli uni e gli altri possano distaccarsi, indissolubilmente legati alla memoria, al fato, alla pura sensorialità. Allende disegna una sorta di geografia sociale degli odori: la case ricche profumano di cera, di lavanda; gli odori forti, gli afrori sono legati alle classi povere i cui  corpi sanno di lavoro fisico, di sudore, di terra, di carbone. I personaggi negativi si caricano di odori sgradevoli, come se il loro marciume morale si rivelasse ai nasi degli astanti attraverso gli odori dei loro corpi.

«Ogni memoria innamorata conserva le sue madeleine e la mia – sappilo, ovunque tu sia, devi saperlo – è il profumo del tabacco biondo che mi riporta alla tua notte di spiga matura, alla raffica della tua pelle più profonda. Non il tabacco che si aspira, il fumo che riveste la gola, ma quel vago aroma equivoco  che  la pipa lascia sulle dita e che a un certo punto, in qualche gesto distratto, sale con la sua frusta di delizia per far impennare il tuo ricordo, l’ombra della tua schiena contro la bianca velatura delle lenzuola». Sono parole dell’argentino Julio Cortazar, in La tua più profonda pelle: l’erotismo più puro che in questo racconto si fa capolavoro d’arte.

Anche  Il grande scrittore argentino, nato un secolo fa, nei suoi racconti fantastici, in cui prendono corpo trasfigurazioni visionarie  in un quadro realistico preciso, si avvale di un’immensa capacità di usare i sensi, tra i quali è di grande importanza l’olfatto.

Non mi dilungo ulteriormente ad annusare gli odori della letteratura sudamericana, ma posso senz’altro dire che non vi sia romanzo o racconto che non effonda effluvi ed olezzi.

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