Non vi è cultura, popolo, gruppo umano che non possieda una propria concezione del tempo e in essa un’idea di fine/principio, che porti con sé una fase di rigenerazione della vita. Ovunque le cerimonie per il nuovo anno riflettono al loro interno principi cosmogonici e propongono la propria idea di creazione del mondo.
Persino le culture giudaico-cristiane, che hanno sostituito la credenza di un tempo lineare a quella più arcaica, cosmica e pagana, di un tempo circolare, accettano la ciclicità di eventi sia naturali sia rituali, che si ripetono secondo i movimenti degli astri, l’avvicendarsi delle stagioni.
Invito a fare caso a quello che è il comune sentire delle persone e a come esse siano sensibili all’idea di un tempo ciclico, che ritorna sempre su se stesso, portatore di un futuro frutto del passato e del presente; ciò nonostante venga proposta fin da quando si è piccolissimi l’idea di un tempo vettoriale (che si muove “in avanti”, dal passato al futuro) .
Il comune sentire dell’uomo è sempre più vicino all’idea di tempo cosmico, capace di fornire un possibile legame col sacro, che esercita nell’uomo contemporaneo un’attrazione assai forte.
Così in questa fase dell’anno, con lo spegnimento di tutta la vita vegetale attiva (quantomeno in superficie), con lo sprofondamento dei semi sotto terra, con il progressivo indebolimento delle forze del sole, con il nostro disperato desiderio di animali che vorrebbero, come tanti loro simili, almeno un po’ di letargo, noi umani, quando più sembriamo presi da aspetti del tutto laici di occasioni goderecce e consumistiche, in realtà siamo desiderosi di un po’ di sacralità nella nostra partecipazione ai riti di rinnovamento. Pochi lo ammettono, è vero, ma molti lo sentono, anche se la nostra sensibilità è piuttosto bruciata dalle onde radioattive dei nostri cellulari.
Dunque, ciclicamente è ora tornato il solstizio d’inverno, e nonostante il suo carattere di evento astronomico, dunque ammantato di scientificità, esso ci riporta alla favolosità di una fine e di un nuovo inizio, caricati entrambi di sapore mitico, che li pone fuori dal tempo, come la fine, e il principio, del mondo stesso.
E mentre il serpente del tempo si morde la coda, tornando a se stesso, il solstizio ci fornisce l’occasione di chiudere un tempo e di aprirne un altro, toccando il confine fra ordinario e straordinario, fra morte e vita.
Sembra morire il sole nel giorno del solstizio invernale, e dissolversi; ma la vittoria della luce sul buio promette nuova vita: promette rigenerazione.
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