4) Oscuramento linguistico

Ci sono in giro orecchie davvero raffinate. Quando ascoltano nomi declinati al femminile vengono urtate nella loro sensibilità e si ribellano a certi stridori. I possessori delle orecchie dicono di non poter tollerare le cacofonie prodotte da obbrobri sonori come questora o prefetta e nemmeno quello di ministra. Quanto alla minestra, invece, nessun fastidio auditivo, se preparata da una donna servizievole.
Beh, ci dispiace per loro e lo sconcerto sonoro, ma ci auguriamo davvero che ne sentano sempre di più, di parole così. Ciò possa consentigli di riflettere che forse il loro fastidio non è solo legato alla fonetica, ma ad una inveterata abitudine a disconoscere il valore di presenze femminili in ruoli importanti.
Per ovviare alla mancanza di raffinatezza del suono le stesse orecchie di velluto propongono a piena voce il loro rimedio: che sia definitivamente accettato il maschile come se fosse un genere neutro. Che dunque si continui a dire, secondo loro: il deputato o il capitano, benché riferito a una donna.
Tuttavia in italiano non esiste un genere neutro, e la convinzione che il maschile in questi casi sostituisca il femminile è pura falsità; così è accompagnata da parte nostra dal dubbio, del tutto giustificato, che in realtà lo scopo principale della manovra sia quello di nascondere la presenza femminile, oscurando la specificità di genere. Questa è una vera e propria discriminazione, che si attua nel modo di rappresentare la donna rispetto all’uomo nell’uso della lingua. Infatti un’efficace intervento funzionale all’oscuramento linguistico della figura professionale e istituzionale femminile fa sì che venga evitata una precisa comunicazione in merito.
Ma noi sappiamo, e non dimentichiamolo, che non è possibile non-comunicare: si comunica una negazione. Dunque, largo alle capitane di molti settori!

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