{"id":888,"date":"2021-03-13T22:10:12","date_gmt":"2021-03-13T21:10:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=888"},"modified":"2024-02-27T17:17:15","modified_gmt":"2024-02-27T16:17:15","slug":"micidiali-per-il-virus-di-letizia-gariglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=888","title":{"rendered":"MICIDIALI PER IL VIRUS di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(articolo pubblicato nel mese di marzo 2021 su <em>Parole in rete<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guerre a lungo termine? Conflitti a fuoco? Delitti di mafia? Azioni terroristiche? Finiti, estinti, sradicati, forse. Almeno, cos\u00ec sembra, se stiamo allo spazio mediatico che viene loro concesso dall\u2019informazione mainstream. Solo Covid, nient\u2019altro che Covid, per sempre Covid: nulla di diverso sembra interessare i media radiotelevisivi di grande diffusione. Il tema dominante prende spazio di giorno in giorno, e si direbbe a livello internazionale, sebbene vi siano Paesi in cui se ne parla in modo un po\u2019 pi\u00f9 moderato e discreto\u00a0 rispetto al nostro. Il risultato dell\u2019informazione \u00e8 sotto gli occhi e le orecchie di tutti, ma pochi sembrano vedere o sentire veramente e docilmente l\u2019opinione pubblica si \u00e8 rapidamente inginocchiata, senza protesta, a uno\u00a0<em>status quo<\/em>\u00a0per cui in alcuni paesi, e senz\u2019altro nel nostro, si \u00e8 rinunciato a un principio giuridico fondamentale riguardante lo stato, vale a dire la divisione fra poteri legislativo, giudiziario, esecutivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Covid 19 sta rappresentando oggi, con l\u2019impatto che ha messo in campo in Italia, la fine di un\u2019era e l\u2019inizio di un\u2019altra nella quale si \u00e8 ingigantito il dominio del governo su quello del Parlamento: si sono infatti prodotte centinaia di atti, tra decreti, nazionali e regionali, norme, ecc. contenenti disposizioni per le misure d\u2019emergenza, che non sono passate al vaglio del Parlamento. Il nostro Codice di protezione civile, all\u2019articolo 24, che si occupa della Gestione delle emergenze, ammette la deliberazione di uno stato d\u2019emergenza nazionale, le cui (gravissime) motivazioni vengono indicate all\u2019articolo 7 dello stesso Codice: eventi calamitosi sempre di origine naturale o derivanti dall\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo. Ma \u00e8 la prima volta che lo stato di emergenza viene dichiarato a causa di una epidemia, e di un conseguente rischio sanitario. I vari provvedimenti, succedutisi in questo anno trascorso uno dopo l\u2019altro, hanno visto la creazione di&nbsp;<em>zone&nbsp;<\/em>di colore diverso e l\u2019inaugurazione di una strategia grazie alla quale la figura del presidente del Consiglio \u00e8 stata ampiamente valorizzata ,anche perch\u00e9 questa figura governativa si \u00e8 arrogato il ruolo centralizzato di decisore e di comunicatore delle decisioni. Cos\u00ec, nell\u2019arco di circa un anno, molti diritti costituzionali sono stati, per cos\u00ec dire,&nbsp;<em>sospesi.<\/em>&nbsp;Recentemente lo stato di emergenza \u00e8 stato nuovamente prorogato, ma il peso della limitazione comincia a farsi sentire con maggiore forza, a causa del prolungarsi nel tempo di molte forme di restringimento delle facolt\u00e0 personali, che prevedono la chiusura di molte libert\u00e0, come quella di soggiorno, di circolazione a livello nazionale, inter-regionale, o fra comuni. Si aggiungono le coercizioni riguardanti gli spostamenti di merci e persone via aerea, ferroviaria, e cos\u00ec via. Fra tutte le restrizioni si \u00e8 percepita particolarmente quella della libert\u00e0 sociale, che ha bloccato assembramenti anche di un numero minimo di persone, le riunioni, la vita associativa, comprendente quella delle attivit\u00e0 sportive, artistiche, di divertimento e persino quelle familiari. Dalle limitazioni sociali sono derivati i guai della scuola e della frequenza in aula, nonch\u00e9 il blocco delle attivit\u00e0 scolastiche&nbsp;<em>de visu<\/em>, che di fatto comporta, almeno per alcuni studenti,&nbsp; la perdita del diritto di istruzione e cultura e l\u2019accesso allo studio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io mi domando costantemente se molti freni posti dallo stato di emergenza siano proporzionali e adeguati alla situazione in atto. Molte forme di controllo mi suscitano perplessit\u00e0, essendo davvero molto invasive della libert\u00e0 personale, oltre a esercitare una grande compressione sull\u2019economia, impedendo la libert\u00e0 economica, la libert\u00e0 al lavoro. Eppure, l\u2019emergenza continua\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo sia essenziale che si applichi finalmente all\u2019emergenza la categoria della temporalit\u00e0 limitata, che l\u2019orchestrazione della paura lasci il posto al ripristino dei diritti fondamentali. \u00c8 ora che la paura del virus sia scalzata dalla paura che l\u2019emergenza si trasformi in normalit\u00e0, con una sospensione prolungata,&nbsp;<em>sine die<\/em>, delle garanzie costituzionali; \u00e8 ora che si faccia strada la paura che il fine possa giustificare i mezzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 tremendamente attuale, ma a quanti cittadini interessa porsi domande sulla compatibilit\u00e0 di misure d\u2019eccezione che, pur essendo prese per tutelare la collettivit\u00e0, vanno a cozzare con la (vera) pratica della democrazia? Chi si domanda&nbsp;<em>perch\u00e9,&nbsp;<\/em>per affrontare una situazione difficile, occorra sospendere le garanzie individuali e costituzionali? In quanti siamo a intravedere, nella conduzione di circa un anno delle misure d\u2019emergenza, un&nbsp; certo disprezzo per la libert\u00e0 della democrazia parlamentare? Certo, un Parlamento abituato a bisticciare rumorosamente, spesso assenteista, chiassoso, pettegolo e lento come il nostro \u00e8 una macchina infernale per affrontare un\u2019epidemia (stento a chiamarla pandemia). Ma non possiamo dimenticare che la nostra Costituzione non ha un articolo per regolare lo stato di eccezione, di emergenza. I padri Costituenti non commisero una dimenticanza, semmai una consapevole omissione. Non avevano dimenticato il disastro provocato dall\u2019articolo 48 della Costituzione di Weimar che cos\u00ec recitava: \u00abIl presidente pu\u00f2 prendere le misure necessarie al ristabilimento dell\u2019ordine e della sicurezza pubblica [\u2026] A tale scopo pu\u00f2 sospendere in tutto o in parte l\u2019efficacia dei diritti fondamentali\u2026\u00bb Fu quello a permettere la nascita della dittatura nazista.&nbsp; Che esagerazione!, sar\u00e0 pronto a commentare qualcuno. \u00c8 vero, forse non siamo di fronte a una macchinazione cos\u00ec perfetta. Sar\u00e0 l\u2019eterna italica imperfezione a salvarci? Potremo crogiolarci ancora nella dolce promessa che il nostro proverbiale disordine confusionale possa sollevarci da pi\u00f9 grandi pericoli? E allora sguazziamo fra decreti, ordinanze, circolari ministeriali e di enti vari, provvedimenti amministrativi, misure costrittive ma non troppo, limitazioni di libert\u00e0 di vario colore,&nbsp; di domiciio, soggiorno, circolazione\u2026molti dei quali contraddittori, e facciamo come siamo abituati a fare:&nbsp; proviamo a galleggiare nel mare delle incongruenze, speranzosi\u2026 tanto prima o poi il virus di noi non ne potr\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(articolo pubblicato nel mese di marzo 2021 su Parole in rete) Guerre a lungo termine? Conflitti a fuoco? Delitti di mafia? Azioni terroristiche? Finiti, estinti, sradicati, forse. 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