{"id":882,"date":"2020-12-10T21:57:24","date_gmt":"2020-12-10T20:57:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=882"},"modified":"2024-02-27T17:24:12","modified_gmt":"2024-02-27T16:24:12","slug":"viva-i-balocci-di-letizia-gariglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=882","title":{"rendered":"VIVA I BALOCCI di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(articolo pubblicato nel dicembre 2020 su <em>Parole in rete<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia, rispetto a altri paesi, ha una storia strana: quando ancora non esisteva una nazione aveva , almeno nella sua idealit\u00e0, una lingua. La lingua italiana si \u00e8 configurata come tale in alcuni secoli di storia\u00a0 (pochi secoli), preceduti dall\u2019esistenza di una lingua\u00a0<em>madre<\/em>\u00a0diffusa in tutto il territorio, in cui era confluito il flusso di una cultura e di una civilt\u00e0 di tipo unitario, quella latina-romana. L\u2019Italia durante l\u2019Impero non costituiva la \u201cperiferia dell\u2019Impero\u201d (prendo a prestito un\u2019espressione di Umberto Eco, che la applic\u00f2 per\u00f2 agli USA), \u00a0 e fu ordinata secondo principi e fatti di unitariet\u00e0 di istituzioni giuridiche e politiche se non, almeno nei comportamenti, di costumi. Dunque in un tempo in cui l\u2019Italia non esisteva come stato unitario, ma solo come entit\u00e0 geografica, essa guardava in avanti fondando alcune aspirazioni di unitariet\u00e0 sulla storia passata, che l\u2019aveva vista cuore pulsante del\u00a0<em>mondo<\/em>. Aspirava\u00a0 innanzi tutto a una nuova unitariet\u00e0 di lingua, fondando il proprio anelito su basi letterarie e poetiche. Non era un desiderio alla portata di tutti. L\u2019aveva compreso Dante, che delineava l\u2019Italia come quello spazio geografico, quell\u2019area territoriale su cui si sarebbe diffusa una lingua letteraria, un\u00a0<em>volgare<\/em>\u00a0letterario cui avrebbero portato il loro importante apporto i letterati,<em>\u00a0in primis<\/em>\u00a0quelli toscani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia, insomma, fu prima creata, immaginata, perseguita dall\u2019immaginazione appassionata di letterati e poeti e solo poi, molto tempo dopo, realizzata su un piano politico. Che dire se tuttora gli italiani hanno scarso senso della nazione? Non era una nazione, non esistevano che stati e staterelli e etnie differenti nelle quali si riconoscevano i&nbsp;<em>popol<\/em>i (da intendersi al plurale).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure la dotta volont\u00e0 di alcuni ha fatto s\u00ec che&nbsp; si prefigurassero, si progettassero e si producessero una lingua e&nbsp; una letteratura, in grado poi di prefigurare, progettare e produrre anche una nazione: ancora oggi giovane, di scarsa storia, di durata per ora inconsistente, se paragonata a quella di altri popoli e altre nazioni dell\u2019area europea. La condivisione della lingua tiene impegnati gli italiani da pi\u00f9 di 150 anni accompagnandosi allo sforzo di riconoscersi in una identit\u00e0 di patria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stato francese, quello britannico, quello spagnolo, quello tedesco furono fondati sulle rispettive monarchie, che crearono le condizioni preliminari sia politiche sia amministrative sia economiche affinch\u00e9 si innescasse un senso di identit\u00e0 dei sudditi (pur con infinite tensioni) in quella cosa che chiamiamo&nbsp;<em>patria<\/em>. La&nbsp; condizione per cui lo stato crea la nazione non \u00e8 applicabile all\u2019Italia. Tuttavia l\u2019Italia esiste da&nbsp; molti secoli, \u00e8 esistita, prima di esistere come nazione, come entit\u00e0 culturale e linguistica, in cui sono confluita le variet\u00e0 delle culture in una sorta di nazione spontanea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A che punto \u00e8 oggi questa lingua che fu capace di fungere da principio creatore di questa unit\u00e0? Per rispondere prendo a prestito le parole di Collodi:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSu tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: Viva i&nbsp;<em>balocci<\/em>! (invece di&nbsp;<em>balocchi<\/em>): non vogliamo pi\u00f9 shole (invece di&nbsp;<em>non vogliamo pi\u00f9 scuole<\/em>):&nbsp;<em>abbasso Larin Metica<\/em>&nbsp;(invece di&nbsp;<em>l\u2019aritmetica<\/em>) e altri fiori consimili\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi le piazze (vere) sono vuote, nessun ragazzo si sognerebbe di filarsi il teatrino dei burattini, il carbone \u00e8 troppo inquinante anche per le stufe e ora chi scrive sui muri si chiama&nbsp;<em>writer<\/em>, ma lo fa con bombolette; tuttavia non siamo privi del nostro Paese dei Balocchi, dove le cose funzionano come in quello della Cuccagna 24 ore&nbsp; su 24. I giochi si sono modernizzati:\u201dchi giocava alle noci\u201d, \u201cchi alle piastrelle\u201d oggi si cimenta in forme di&nbsp;<em>gioco<\/em>&nbsp;on line pi\u00f9 raffinato ma altrettanto ipnotico, \u201cchi faceva i salti mortali\u201d, \u201cchi cantava\u201d \u201cchi recitava\u201d \u201cchi mangiava la stoppa accesa\u201d si sono centuplicati insieme a \u201cchi rifaceva il verso della gallina quando ha fatto l\u2019ovo\u201d e a \u201cchi si divertiva a camminare colle mani in testa e con le gambe in aria\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla piazza virtuale si ripete e si amplifica tutto quanto speriment\u00f2 Pinocchio,&nbsp; con qualche piccolo aggiustamento di forma rispetto al Paese letterario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In modo nello stesso tempo pi\u00f9 vario ma non sempre pi\u00f9 raffinato la piazza delle Rete offre ogni mercanzia idonea a stupefarci, non solo, offre nel contempo l\u2019opportunit\u00e0 di essere&nbsp;<em>creatori<\/em>&nbsp;di incanti dedicati a altri. Peccato che le molte forme di creazione sul web, per quanto originali e divertenti, si accompagnino spesso alla trascuratezza della lingua: ci\u00f2 vale in generale e ancor pi\u00f9 in italiano. La lingua italiana&nbsp; che si adopera sul web per comunicare \u00e8, secondo molti sociologi, la prima vera lingua italiana usata in forma scritta in modo libero, svincolata dai suoi aspetti pi\u00f9 colti, da quella lingua cio\u00e8 che per circa un secolo dopo la formazione dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia era rimasta inamidato appannaggio delle classi alte (gli altri nella vita quotidiana continuavano a parlare il dialetto).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lingua del web \u2013 credo che ciascuno possa constatarlo e non ci sia bisogno di ulteriori dimostrazioni \u2013&nbsp; \u00e8 piuttosto povera, elementare, spesso priva di espressioni connotative, scarsa di livelli espressivi elaborati. Il degrado \u00e8 esposto all\u2019orecchio e all\u2019occhio di tutti: \u00e8 reale imbarbarimento. Le costruzioni delle frasi sono approssimative, zoppicanti sia&nbsp; sotto il profilo grammaticale che quello lessicale. Tutti se ne fregano degli errori ortografici, come se fossero inesistenti e non incidenti sulla comprensione di quanto scritto. Il lessico si riduce a una manciata di parole numerabili, cui rispondono altrettanti concetti, oltre i quali nessuno si azzarda. I tempi verbali, che consentirebbero nel nostro patrimonio linguistico costrutti dinamici e variet\u00e0 sintattiche, sono scarnificati e ridotti ai tempi della realt\u00e0, con netta preferenza per il solo presente (solo indicativo, \u00e8 ovvio:&nbsp;<em>vade retro<\/em>, congiuntivo!).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla povert\u00e0 semantica si aggiunge uno sproloquio smisurato nella lingua cosiddetta&nbsp;<em>inglese&nbsp;<\/em>(ma che risponde anch\u2019essa a un inglese rudimentale)<em>,&nbsp;<\/em>funzionante ai minimi termini, ridotta a fungere in modo scarno e rozzo da<em>&nbsp;lingua franca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Confesso di non avere ancora capito se quest\u2019uso cos\u00ec sconsiderato dell\u2019inglese (o di che per esso) dipenda dalla volont\u00e0 di chi lo adopera di apparire ben adattato al mondo globalizzato, in linea con i tempi. Sono sicura per\u00f2 dell\u2019effetto di questo comportamento esterofilo e falsamente cosmopolita: mette noi italiani in una posizione del tutto subalterna, in definitiva ci rende dei sottoposti a una nuova forma, passiva, di colonizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 solo l\u2019impasto mal riuscito con l\u2019inglese a preoccupare, \u00e8 anche la sciatteria che accompagna l\u2019italiano digitato, che non \u00e8 n\u00e9 scritto n\u00e9 parlato, ma che si serve di registri linguistici bassi, informali, simili a quelli del parlato, evidenziando per\u00f2 nello scritto le trascuratezze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbondano le tachigrafie, gli acronimi (che personalmente detesto perch\u00e9 perdo concentrazione nella lettura nello sforzo di ricordarmi il significato), abbreviazioni di tutti i generi, gli&nbsp;<em>emoticon<\/em>, gli&nbsp;<em>emoji<\/em>, pezzi di frasi in dialetto, scrittura senza spazi, cui si aggiungono (finalmente!) Invenzioni di parole nuove, fino ad arrivare a forme di&nbsp;<em>gramelot&nbsp;<\/em>o comunque di registri di gruppo. Naturalmente in tutto questo abbiamo gi\u00e0 dato addio alle maiuscole, o meglio all\u2019uso tradizionale delle maiuscole, che invece servono futuristicamente a ingrandire la forma delle parole in corrispondenza dei concetti pi\u00f9 importanti (Marinetti ne sarebbe estasiato).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dire il vero credo che Tomaso Marinetti oggi sarebbe estasiato anche dell\u2019uso che si fa dei segni matematici (+, \u2013 X, ecc.) come propugnava nel Manifesto Tecnico della Letteratura, ma ancor pi\u00f9 trarrebbe soddisfazione nel vedere ottenuto il risultato che auspicava, quando affermava: \u00abIo vi ho insegnato a odiare le biblioteche i musei, per preparavi a ODIARE L\u2019INTELLIGENZA\u00bb. O ancora quando diceva e scriveva: \u00ab Bisogna distruggere la sintassi\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto alla punteggiatura in Rete, vincono i punti esclamativi, talvolta in equo accompagnamento agli interrogativi, con cui formano legioni. Pare piacciano tanto i tre puntini&nbsp; (odiatissimi da me), che nel frattempo, forse per farmi dispetto, si sono allungati&nbsp;<em>ad libitum.&nbsp;<\/em>Non mancano il turpiloquio, le offese, l\u2019aggressivit\u00e0 verbale, malgrado il tentativo del&nbsp;<em>politically correct<\/em>&nbsp;di annacquare tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come finir\u00e0 la nostra lingua? Come finiremo noi italiani?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab[ \u2026 ]quando una mattina Pinocchio, svegliandosi ebbe come si suol dire una brutta sorpresa che lo mise proprio di malumore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E questa sorpresa quale fu?[ \u2026 ] fu che Pinocchio, svegliandosi si accorse [ \u2026 ] che gli orecchi gli erano cresciuti pi\u00f9 di un palmo e vide la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orecchi asinini \u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(articolo pubblicato nel dicembre 2020 su Parole in rete) L\u2019Italia, rispetto a altri paesi, ha una storia strana: quando ancora non esisteva una nazione aveva , almeno nella sua idealit\u00e0, una lingua. 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