{"id":874,"date":"2020-10-13T16:37:57","date_gmt":"2020-10-13T14:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=874"},"modified":"2024-02-27T17:26:11","modified_gmt":"2024-02-27T16:26:11","slug":"la-scuola-e-lo-zen-di-letizia-gariglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=874","title":{"rendered":"LA SCUOLA E LO ZEN di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando ho cominciato a scrivere questo articolo sulla scuola dopo aver&nbsp; dato il nome al file ho riso un sacco per il refuso: c\u2019era scritto \u201cLa suola e lo zen\u201d. E subito ha aleggiato su di me l\u2019aura di Gianni Rodari: mi \u00e8 piaciuto questo scherzo, che mi ha subito fatto venire in mente gli insegnamenti del grande pedagogista, oltre che grande scrittore. Mi faceva piacere inserire questa \u201csuola\u201d nel panorama degli errori creativi che Rodari esamina in un capitolo della sua \u201cGrammatica della fantasia\u201d. Raccoglier\u00f2 l\u2019invito, da allieva cresciutella, a diventare \u201cturista della fantasia\u201d come nel caso della sua \u201cLamponia\u201d, oppure, nello specifico caso, lo considerer\u00f2 un invito personale a divenire ciabattina della fantasia: mi ci prover\u00f2. Che belli, i tempi in cui imparavamo da Rodari a essere insegnanti sperimentatori dell\u2019immaginazione e nello stesso tempo dell\u2019educazione linguistica, perch\u00e9 era attraverso le parole che ci avvicinavamo a quel modo di fare scuola in cui si \u201cinventava\u201d, si \u201ccreava\u201d. Creavano gli insegnanti, immersi in una sorta di eccitazione post-sessantottina in cui trasferivano i propri ideali applicandoli alla scuola, creavano bambini e ragazzi, cui veniva dato uno spazio e un tempo per cogliere in profondit\u00e0 le risonanze delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insieme, allievi e insegnanti \u201cgiocavano\u201d a recepire a e a produrre quelle \u201conde di superficie e di profondit\u00e0\u201d in grado di innescare reazioni a catena, coinvolgendo \u201csuoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l\u2019esperienza e la memoria, la fantasia e l\u2019inconscio \u2026\u201d.&nbsp; Oggi, pare che l\u2019inconscio qualcuno voglia per forza riempircelo di brutture, di paure, tenendoci in una condizione pressoch\u00e9 costante di allerta, con un uso continuo di parole legate alle paure e alle imposizioni: cuore e mente colme di paura non esercitano la \u201cgrammatica della fantasia\u201d, e forse \u00e8 proprio questo lo scopo che si vuole ottenere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rammento una storia Zen, la numero 1 fra le \u201c101 storie Zen\u201d pubblicate da Adelphi. Si intitola \u201cLa tazza di t\u00e8\u201d:&nbsp; guarda, come ogni storia Zen, alla natura dell\u2019uomo, disprezzando formalismi e stereotipi che allontanano dalla ricerca del proprio \u201cio\u201d. La riporto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNan-in, un maestro giapponese dell\u2019era Meiji (1868-1912) ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNan-in serv\u00ec il t\u00e8. Colm\u00f2 la tazza del suo ospite, e poi continu\u00f2 a versare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il professore guard\u00f2 traboccare il t\u00e8, poi non riusc\u00ec pi\u00f9 a contenersi. \u00ab\u00c8 ricolma. Non ce n\u2019entra pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCome questa tazza\u00bb, disse Nan-in&nbsp; \u00abtu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco, la storia rappresenta bene la situazione della nostra mente quando noi costantemente ingurgitiamo&nbsp; pensieri, regole (il t\u00e8) che riempiono la nostra mente con ragionamenti di tipo chiuso, idee&nbsp; gi\u00e0 percorse da altri, predigerite e fornite a bella posta, concetti gi\u00e0 ampiamente sperimentati e proprio per questo destinati a non produrre nulla di nuovo. Ripetere schemi precostituiti pu\u00f2 aiutare a rendere gli allievi&nbsp; liberi di promuovere nuovi punti di vista, aiuta ad affrontare un argomento o una problematica con prospettiva nuova? Li addestra alla libert\u00e0 di pensiero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pedagogia del Novecento, animata da grandi ideali, aveva pensato di rendere il processo di insegnamento\/apprendimento un processo creativo, essendosi appropriata, attraverso gli studi sulla creativit\u00e0, del concetto di \u201cpensiero divergente\u201d, a fianco di quello logico-deduttivo. Aveva pensato di poter spingere gli allievi a pensare in modo libero, dando loro il tempo di esplorare con la mente, di elaborare operazioni inconsce, di seguire sensazioni, impressioni per giungere a un risultato. Aveva creato la condizione perch\u00e9 ci\u00f2 avvenisse, creando ambienti didattici interattivi, sereni, il pi\u00f9 possibile adatti alla circolazione di idee libere da pregiudizi, il meno censori possibile per sbloccare pensieri e comportamenti, per creare interesse, aprendo blocchi percettivi, emotivi e culturali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi che cosa propone la pedagogia contemporanea? Mi sembra di intravedere un gran daffare nel realizzare&nbsp; chiusure (anche fisiche), impedimento del movimento, dello scambio, della collaborazione di gruppo, vedo il proponimento di regole su regole, la rinuncia (o l\u2019imposizione a rinunciare) persino all\u2019espressione facciale\u2026La \u201cnostra\u201d scuola ha strenuamente lottato per insegnare agli allievi a prepararsi il t\u00e8 con scelte di foglioline e di procedure&nbsp; personali, ma pare che \u201cquesta\u201d scuola abbia come obiettivo quello di riempire le testoline di t\u00e8 gi\u00e0 bell\u2019e pronto.&nbsp; E quando mai sentiamo parlare di didattica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora, che la grammatica della fantasia ci venga in aiuto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab C\u2019era una volta un ciabattino alle prese con un paio di scarpe\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno vuole continuare con me?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ho cominciato a scrivere questo articolo sulla scuola dopo aver&nbsp; dato il nome al file ho riso un sacco per il refuso: c\u2019era scritto \u201cLa suola e lo zen\u201d. 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