{"id":854,"date":"2020-04-10T21:02:14","date_gmt":"2020-04-10T19:02:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=854"},"modified":"2024-02-27T17:29:59","modified_gmt":"2024-02-27T16:29:59","slug":"854","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=854","title":{"rendered":"IN VIRUS VERITAS. LE MALATTIE NELLA LETTERATURA. MA CHE COS&#8217;\u00c8 LA LETTERATURA?   di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(articolo pubblicato nell&#8217;aprile del 2020 su &#8220;Parole in rete&#8221;)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quante malattie, fisiche o morali, individuali o collettive, pandemiche o segrete: sempre, nei tempi passati, furono presentate in letteratura come strumento di punizione di un dio incollerito con un singolo uomo, con un\u2019etnia, con una citt\u00e0\u2026Il corpo malato, colpito dalla malattia, doveva corrispondere analogicamente a un\u2019anima malata: alla malattia fisica si accompagnava una malattia morale; cos\u00ec si differenziava, per negativit\u00e0, colui che, possedendo caratteristiche fisiche \u201csbagliate\u201d non poteva che presentarne altre, altrettanto sbagliate, di deformit\u00e0 morale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo dalla Bibbia per arrivare alla letteratura ottocentesca troviamo sempre la stessa concezione di malattia. Sodoma e Gomorra furono distrutte perch\u00e9 avevano meritato il castigo di Dio (per aver peccato contro la legge di ospitalit\u00e0 &#8211; o secondo altri per sodomia); nel Vecchio Testamento si apprende che Maria divenne lebbrosa a casa della collera di Dio (Numeri) perch\u00e9 aveva parlato contro Mos\u00e9; che Giobbe ricevette una bella ulcera maligna&nbsp; dalla pianta dei piedi alla sommit\u00e0 del capo perch\u00e9 Dio voleva essere certo della sua accettazione e della sua integrit\u00e0, nonostante le tentazioni di Satana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Greci non indietreggiavano nel ritenere Prometeo causa del suo male (il fegato gli veniva costantemente rosicchiato da un\u2019aquila), perch\u00e9 necessariamente punito del suo furto del fuoco per gli uomini; nemmeno gli Achei si stupivano nel primo capitolo dell\u2019Iliade se il dio Apollo inviava loro la peste, tale da colpire muli, cani e uomini in egual misura, perch\u00e9 avevano offeso il dio Apollo rapendo Criseide figlia del sacerdote Crise.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Natura tarda a farsi sentire come generatrice di malattie: bisogna arrivare fino a Lucrezio, che nel \u201cDe Rerum natura\u201d tenta un avvio di interpretazione scientifica dei germi e delle malattie provocate da \u201csemi\u201d di cose \u201cche danno malattie e morti\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dante non ci risparmia tutto il suo ribrezzo nella descrizione, nelle Malebolge, dei falsari, dai quali si sente un puzzo temendo \u201cuscir dalle marcite membra\u201d, e il suo paragone va ad Egina, isola sulla quale Giunone aveva scagliata la peste, e dove \u201cli animali, infine al piccolo vermo \/&nbsp; cascano tutti\u2026\u201d; i falsari si grattano, deturpati, come posseduti dalla scabbia, lacerando e staccando pezzo a pezzo le loro croste (cap, XXIX dell\u2019Inferno).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La peste torna in Boccaccio: \u201certe enfiate\u201d crescevano come mele nell\u2019 \u201canguinaia\u201d o sotto le \u201cditella\u201d (inguine e ascelle); lui non recalcitra nel dare un nome ai bubboni: \u201cgav\u00f2ccioli\u201d, e si inoltra fin dal primo capitolo a descrivere il dilagare delle peste nella Firenze del 1330, segnalata da \u201cmacchie nere e livide\u201d, sintomi definitivamente premonitori della morte che, puntualmente, avveniva dopo tre giorni Non troppo differentemente da autori precedenti Boccaccio pensa della peste che sia conseguenza di colpe umane: \u201cla quale, per operazion de\u2019 corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali\u201d. \u00c8 ancora sempre una punizione di Dio, dopotutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in Manzoni si presenta una \u201cstortura\u201d a provocare la peste di Milano, causata da cattivo governo, dagli errori prodotti dalle menti di chi doveva guidare la citt\u00e0, altrimenti incapace di dare ordine e razionalit\u00e0 alla vita sociale: per questo un\u2019intera comunit\u00e0 era stata punita in modo eclatante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La descrizione che ci propone Moli\u00e8re del suo malato immaginario \u00e8 veramente disgustosa. Come dar torto a Belinda se non sopporta suo marito, perso nel conteggio di clisteri purgativi, di quelli \u201cinsinuativi\u201d, quelli emollienti, da alternare a quelli detersivi, ai carminativi, e cos\u00ec via\u2026 ma qui, per fortuna, ci \u00e8 consentito ridere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dobbiamo arrivare al Romanticismo perch\u00e9 si facciano strada nuovi tipi di malati: il tisico e quello affetto da malattia nervosa, entrambi i tipi spesso beatificati da morti precoci. \u00c8 in questo periodo della storia della letteratura che inizia a nobilitarsi la vita di individui, che il senso comune definirebbe altrimenti come \u201cqualunque\u201d. Il \u201cmal sottile\u201d diventa affezione letteraria per eccellenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne sono affetti gli scrittori al pari dei protagonisti dei loro romanzi. Qualcuno si salva, nella realt\u00e0 e nella \u201cfiction\u201d, come Goethe, altri illanguidiscono nelle loro febbri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il male&nbsp; falcia Silvia, la \u201ctenerella\u201d che Leopardi amava;&nbsp; a lei dedic\u00f2 parole dolcissime: \u201cTu prima che l\u2019erbe inaridisse il verno, \/ da chiuso morbo combattuta e vinta, \/ perivi, o tenerella. E non vedevi \/ il fior degli anni tuoi\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 che la prima di una lunga sequela di vittime, pi\u00f9 o meno innocenti. Alla seconda categoria appartiene la signora delle camelie, protagonista dell\u2019omonimo romanzo di Dumas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma anche la protagonista di \u201cLa Traviata\u201d di Giuseppe Maria Piave, musicata da Giuseppe Verdi, che morir\u00e0 di tisi fra le braccia dell\u2019amato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E la pucciniana Boh\u00e8me si consuma in scena, nella vicenda pi\u00f9 nota del teatro d\u2019opera, grazie al libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tubercolotico fu Guido Gozzano, poeta novecentesco la cui poesia \u00e8 incisa dalla sofferenza e dalla&nbsp; rinuncia a una vita piena, a causa della malattia: \u00abNon amo che le rose&nbsp; \/ che non colsi. Non amo che le cose \/ che potevano essere e non sono \/ state\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La melancolia, malattia che gli antichi attribuivano all\u2019eccesso di bile nera nel corpo, \u201cmadre\u201d della depressione&nbsp; resterebbe meno comprensibile se non fosse comparsa nelle opere di Keats, di Coleridge, di Baudelaire: strumento per i letterati per elevarsi al di sopra delle&nbsp; normali cose del mondo, per mezzo della propria intima psicologica sofferenza. Non dimentichiamo che \u201cspleen\u201d significa in inglese&nbsp; \u201cbile\u201d, organo a cui nella medicina antica era collegata la tendenza al carattere saturnino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 solo nel Novecento che la malattia&nbsp; in generale diventa un modo, riservato al singolo individuo, di compiere un percorso di autoformazione, e nello stesso tempo uno status in cui l\u2019animo pu\u00f2 stabilire una condizione di partenza, in qualche modo ideale, per riflettere, per affrancarsi dal contingente, liberarsi dal piano puramente materiale, e immergersi in una opportunit\u00e0 di pensiero pi\u00f9 profondamente filosofico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 Kafka definiva la sua malattia, la tubercolosi, come una malattia \u201cspirituale\u201d, sebbene&nbsp; il nome vero della sua malattia non lo nomini mai; forse non vuole dare riconoscimento a quell\u2019elemento estraneo al suo corpo, ma del resto l\u2019estraneit\u00e0 \u00e8 la condizione permanente di Kafka, rispetto al suo ambiente, a suo padre (come mirabilmente sappiamo dalle \u201cLettere\u201d a lui inviate), alla sua citt\u00e0, dove lui \u00e8 relegato nel ghetto di Praga: straniero dentro di s\u00e9 e fuori. E non \u00e8 forse una profonda malattia quella che rappresenta \u201cIl castello\u201d? Malattia dell\u2019assurda impermeabile stupidit\u00e0&nbsp; degli apparati burocratici. Ne sappiamo qualcosa anche noi<strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed ecco che anche nel Novecento, malgrado pi\u00f9 moderne malattie, la peste, almeno quella letteraria, torna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la protagonista di Albert Camus (\u201cLa peste\u201d), che ci offre, immaginando il dilagare del morbo in Africa , una&nbsp; riflessione allegorica sul male e sulle sofferenze della seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ennio Flaiano, invece, in \u201cTempo di uccidere\u201d, ambientato durante la guerra di Etiopia, intreccia una storia intorno alla lebbra, con la quale il protagonista fa un incontro molto particolare, e che rappresenta per lui, nella paura del contagio, la paura di incontrare e conoscere se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiss\u00e0 da quale malattia era afflitto il povero paziente di \u201cTot\u00f2 diabolicus\u201d, che in un canovaccio teatrale (poi divenuto sketch notissimo), interpretava la parte di un chirurgo crudelissimo, incapace, miope,&nbsp; e tuttavia dotato di pericolosissimo bisturi: splendida satira sui baroni della medicina, dove solo i gatti se la godono, aspettando le frattaglie fuori dalla porta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto sia breve il passo dalla malattia alla morte ci era gi\u00e0 stato chiarito qualche anno prima da da Tolstoi, nel lungo racconto \u201cLa morte di Ivan Ill\u2019ic\u201d, che d\u00e0 nome anche al personaggio protagonista. Un incidente apparentemente non importante immette il protagonista in un imbuto, un buco nero, a sprofondare fino al fondo, verso cui precipita senza possibilit\u00e0 di ritorno in modo rapidissimo, nella totale indifferenza dei familiari, dei colleghi, degli pseudo-amici, che non provano per lui alcun sentimento. Dunque: malattia e morte come solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incubo della progressiva discesa verso la&nbsp; morte \u00e8 anche la cifra di un racconto di Dino Buzzati (\u201cSette piani\u201d) in cui la discesa progressiva dal settimo fino al piano pi\u00f9 basso predispone i malati di un sanatorio all\u2019accettazione della loro stessa morte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il protagonista di \u201cLa diceria dell\u2019untore\u201d (1981) di Gesualdo Bufalino \u00e8 una sorta di controfigura dell\u2019autore, che racconta un\u2019esperienza analoga a quella da lui vissuta, di una lunga degenza in sanatorio. Ne scrive l\u2019autore in modo barocco, ricco di sostantivi , aggettivi, metafore. E c\u2019\u00e8 una ragione che lui stesso svela, perch\u00e9 dentro il sanatorio&nbsp; \u00abL\u2019occupazione prima degli ospiti della Rocca \u00e8 infatti parlare, divagare, raccontarsi, inventarsi\u2026\u00bb: \u00e8 la parola, solo la parola, quanto pi\u00f9 ricercata e preziosa possibile, in ultima analisi, a salvare dal male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo fa la letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A che cosa serve, dunque, la letteratura?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si provano le emozioni e i sentimenti senza saperli nominare, li si&nbsp; subisce. Per comprendere le emozioni altrui si deve cominciare a identificare le proprie, bisogna saperle verbalizzare e saperle comunicare; per\u00f2 \u00e8 vero anche l\u2019esatto contrario: vale a dire che per conoscere se stessi e le proprie emozioni \u00e8 necessario che siamo educati a riconoscerle negli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 partire da s\u00e9 per divenire empatici, ma ci si pu\u00f2 educare all\u2019empatia per arrivare a comprendere meglio le emozioni dentro di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un mondo che bada solo all\u2019interesse economico e privilegia la conoscenza scientifica perch\u00e9 decisamente pi\u00f9 utile agli interessi capitalistici, l\u2019educazione ai sentimenti riceve lo status di cenerentola: il mondo \u00e8 come quel genitore che ignora (o finge di ignorare) le emozioni dei figli.&nbsp; Conduce alla alessitim\u00eca, al \u201cnon avere parole per dire i sentimenti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La letteratura pu\u00f2 aiutare il processo che vogliamo realizzare: quello di imparare a riconoscere i sentimenti per divenire&nbsp; consapevoli di noi stessi, empatici e capaci di costruire legami con altre persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La letteratura pu\u00f2 facilitare la connessione con il mondo interiore e con i sentimenti altrui; conoscere i sentimenti aiuta pensiero e azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel momento in cui scrivo ci troviamo in pieno Covid 19, relegati in casa: adulti e soprattutto ragazzi, che vivono la condizione al pari di una ingiusta carcerazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mio abituale interesse per i pi\u00f9 giovani mi spinge a cercare in Internet ci\u00f2 che pu\u00f2 venire loro in aiuto: video, documentari, file didattici. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec, dovendo constatare lo strapotere della presenza di argomenti scientifici, che sono costretta a domandarmi: che ne \u00e8 della letteratura?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dice Mario Vargas Llosa: \u201cUn\u2019umanit\u00e0 senza romanzi, non contaminata di letteratura, somiglierebbe molto a una comunit\u00e0 di balbuzienti e di afasici\u2026 Una persona che non legge, o legge poco, o legge soltanto spazzatura, pu\u00f2 parlare molto ma dir\u00e0 sempre poche cose\u2026&nbsp; non \u00e8 un limite soltanto verbale; \u00e8, allo stesso tempo, un limite intellettuale e dell\u2019orizzonte immaginativo, un\u2019indigenza di pensieri e di conoscenze, perch\u00e9 le idee, i concetti, mediante i quali ci appropriamo della realt\u00e0 esistente e dei segreti della nostra condizione, non esistono dissociati dalle parole attraverso cui li riconosce e li definisce la coscienza. S\u2019impara a parlare con precisione, con profondit\u00e0, con rigore e con acutezza, grazie alla buona letteratura, e soltanto grazie a questa&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(articolo pubblicato nell&#8217;aprile del 2020 su &#8220;Parole in rete&#8221;) Quante malattie, fisiche o morali, individuali o collettive, pandemiche o segrete: sempre, nei tempi passati, furono presentate in letteratura come strumento di punizione di un dio incollerito con un singolo uomo, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=854\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[198,1,203],"tags":[],"class_list":["post-854","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","category-senza-categoria","category-tra-malattie-reali-virtuali-letterarie-tra-manipolazione-e-necessita-della-natura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/854","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=854"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/854\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":856,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/854\/revisions\/856"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=854"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=854"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=854"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}