{"id":840,"date":"2019-11-10T20:24:38","date_gmt":"2019-11-10T19:24:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=840"},"modified":"2024-02-27T17:34:01","modified_gmt":"2024-02-27T16:34:01","slug":"840","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=840","title":{"rendered":"SOLITARI O VIZIATI? di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Solitari o viziati? <\/strong>di Letizia  Gariglio<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(pubblicato nel mese di ottobre 2019 su &#8220;Parole in rete&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assomiglia all\u2019abuso tecnologico, ma non coincide: l\u2019elemento che li rende cos\u00ec somiglianti \u00e8 la virtualit\u00e0 che viene scelta in luogo del reale. Ma raramente il tempo trascorso in Rete \u00e8 la causa, \u00e8 piuttosto manifestazione di una scelta che il soggetto ha compiuto e compie reiteratamente di ritirarsi dalla societ\u00e0. Eppure i giovani, adolescenti o post-adolescenti che optano per la solitudine paradossalmente sembrano placare i loro disagi nell\u2019interazione virtuale. Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita reale ha contribuito a creare una storia difficile: il giovane si \u00e8 sentito in qualche modo inadeguato, socialmente, fisicamente, o caratterialmente, a affrontare la guerra della vita, e dopo i primi insuccessi verificatisi per davvero, o comunque vissuti come fallimenti, anzich\u00e9 affrontare in modo attivo il proprio senso di sicurezza, senza negarsi alle prove e alle proprie presunti o reali perdite, preferisce rinunciare, ritirarsi dagli stimoli competitivi, negare risposte alle pressioni di famiglia, scuola, o lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco dunque che alcuni ragazzi cercano rifugio nella propria casa, nella propria stanza, nel proprio spazio raccolto e protettivo al pari di un ventre materno. Da l\u00ec si permetteranno di interagire col mondo solo in modo virtuale, senza doversi impegnare necessariamente in un approccio fisico: il mondo fittizio del Web sar\u00e0 per loro pi\u00f9 attraente (e forse pi\u00f9 poetico) del mondo reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Giappone il fenomeno di questi ragazzi si \u00e8 delineato prima che in altri luoghi: \u00e8 nel paese del Sol Levante che si \u00e8 arrivati per primi alla definizione di Hikikomori, tendenza sociale (e al contempo definizione delle persone con caratteristiche profondamente solitarie) che comporta in forme pi\u00f9 o meno gravi il ritirarsi dal mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche gli \u201canime\u201d si sono occupati della tematica, proponendo storie di protagonisti con tutte le caratteristiche degli stessi Hikikomori. I benpensanti hanno visto nel fenomeno del mercato del fumetto giapponese una sorta di denuncia sociale del fenomeno, ma i maldicenti hanno invece temuto una perversa attenzione per la tematica allo scopo di sfruttarla a fini di mercato. Non sfugge in ogni caso che gli Hikikomori \u2013 non solo quelli giapponesi \u2013 siano appassionati di manga e di anime. Di pi\u00f9, va detto che oggi questo interesse per diverse forme della cultura giapponese si registra in molti ragazzi Hikikomori, indifferentemente europei o americani; inizialmente attratti da elementi della lingua e della cultura giapponese, hanno in seguito operato, nella loro vita personale, la scelta di diventare Hikikomori, quasi ad identificarsi con i personaggi&nbsp; delle loro&nbsp;<em>sfigatissime&nbsp;<\/em>storie preferite, confermando cos\u00ec, con esperienze personali, le scelte dei loro eroi falliti, maschili e femminili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Purtroppo questa sorta di eremitismo del terzo millennio non prevede il raggiungimento di luoghi inaccessibili, n\u00e9 la determinazione di scelte spirituali, non contempla pratiche di ascetismo o di mortificazione del corpo, a meno che non vogliamo considerare una forma di mortificazione la reclusione prolungata in uno spazio chiuso. Ma se l\u2019eremitismo, o l\u2019ascetismo, venivano praticati allo scopo (quantomeno dichiarato!) di raggiungere i pi\u00f9 alti fini spirituali, praticando una strada quanto mai difficile, il fenomeno dello hikikomori \u00e8 invece la risposta a una pulsione all\u2019isolamento sociale, che si traduce in un rifiuto progressivo (quanto cosciente, non si sa), e si manifesta in alcune fasi che si succedono in modo peggiorativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spesso i ragazzi hikikomori partono da una situazione interiore di particolare sensibilit\u00e0 che favorisce l\u2019ingresso in queste forme di depressione esistenziale sempre pi\u00f9 diffusa. Le famiglie che vivono con figli hikikomori sanno che i loro figli problematici sono tutti d\u2019accordo su una cosa: il problema non esiste, dunque non vi \u00e8 nessun bisogno di cambiare le cose, n\u00e9 di ricevere alcuna forma di aiuto. Anzi, ogni offerta di aiuto \u00e8 vissuta come una perfida occasione di intromissione, dunque come un pericolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno sostiene che \u00e8 improprio o esagerato definire hikikomori questi ragazzi, introversi, tendenzialmente asociali, votati alla solitudine. Lasciamo stabilire limiti e confini a psicologi e terapeuti. Certo, agli occhi dei genitori l\u2019impulso all\u2019isolamento dovrebbe essere riconoscibile: eppure non \u00e8 sempre cos\u00ec. Oggi, poi, sono insorte ulteriori aggravanti del fenomeno. Intanto si sta spostando esponenzialmente dall\u2019adolescenza all\u2019et\u00e0 adulta, e ha iniziato a coinvolgere ragazzi e ragazze sui trent\u2019anni: talvolta non hanno saputo o potuto realizzare un loro percorso lavorativo.&nbsp; Tuttavia in ogni caso, si tratti di maschi o femmine, pi\u00f9 giovani o meno giovani, si \u00e8 sempre costretti a constatare un atteggiamento di eccessiva protezione da parte della famiglia, e soprattutto una relazione eccessivamente stretta e interdipendente fra madre e figlio o figlia, che contribuisce a formare nel pi\u00f9 giovane la scelta di non-partecipazione alla \u201cselezione naturale\u201d della vita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, fra tutte le esclusioni del&nbsp;<em>political correct<\/em>, nel cestino delle parole escluse c\u2019\u00e8 anche quella che un tempo si appioppava a certi figli: viziati! Perch\u00e9 viene&nbsp; permesso a questi ragazzi di gravare con le loro scelte, oltre che sul proprio benessere, su quello&nbsp; delle famiglie e della societ\u00e0?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solitari o viziati? di Letizia Gariglio (pubblicato nel mese di ottobre 2019 su &#8220;Parole in rete&#8221; Assomiglia all\u2019abuso tecnologico, ma non coincide: l\u2019elemento che li rende cos\u00ec somiglianti \u00e8 la virtualit\u00e0 che viene scelta in luogo del reale. 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