{"id":829,"date":"2019-08-10T22:23:19","date_gmt":"2019-08-10T20:23:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=829"},"modified":"2024-02-27T17:34:31","modified_gmt":"2024-02-27T16:34:31","slug":"gender-e-scuola-di-letizia-gariglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=829","title":{"rendered":"GENDER E SCUOLA di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gender e scuola\u00a0<\/strong>di\u00a0<strong>Letizia Gariglio, articolo tratto dal mensile on line &#8220;Parole in rete&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le preoccupazioni che procurano la diffusione della teoria gender trovano un serio campo di applicazione nella scuola e nell\u2019educazione. Nei due articoli precedenti mi sono soffermata sulle modalit\u00e0 con le quali le idee \u201cnuove\u201d \u2013 e in particolare nel caso la idea \u201cnuova\u201d della teoria&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;, abbiano modo di diffondersi e raggiungere capillarmente l\u2019opinione pubblica, in modo da incidere profondamente sui cambiamenti di mentalit\u00e0 del pubblico, fruitore dei mezzi di comunicazione di massa; abbiamo visto come l\u2019uso delle parole e l\u2019uso strumentale del linguaggio abbiamo una parte fondamentale in questo processo. Vorrei ora soffermarmi maggiormente sull\u2019aspetto educativo e osservare come si stiano muovendo le forze che intendono plasmare e persuadere noi \u201ctacchini\u201d, per uniformarci su principi standard eteroforniti e propinati in forma predigerita. Il riferimento sar\u00e0 diretto ai sistemi scolastici in generale ma in particolare a quello italiano: volgiamo lo sguardo all\u2019ordinamento giuridico italiano e al sistema scolastico italiano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Pechino in poi l\u2019obiettivo&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;ha pervaso ogni&nbsp; documento di carattere internazionale ed europeo. La Conferenza di Pechino (1995) ha segnato una svolta cruciale. Fu preceduto da una serie da una serie di riunioni preparatorie, in cui il nucleo originario pensante la questione&nbsp;<em>gender<\/em>, costituito da gruppi omosessualisti e femministi estremi, si assunse il compito di fungere da testa d\u2019ariete, con il fine di aprire il varco alla teoria. Le riunioni cui mi riferisco avevano stilato documenti preparatori&nbsp; nei quali, per la prima volta si inizio a utilizzare metodicamente e diffusamente il termine&nbsp;<em>gender<\/em>. I partecipanti a Pechino assunsero subito dopo come proprio il termine , ritenendolo complementare\/ alternativo a quello di sesso, e molti di loro non intravidero, nell\u2019accettare e fare propria la nuova espressione, alcune motivo di preoccupazione. Del resto quando qualcuno cominci\u00f2 invece a preoccuparsi del martellamento della \u201cnuova\u201d espressione, la risposta (scritta) degli organizzatori evidenzi\u00f2 come \u00abi ruoli degli uomini e delle donne e il loro status sono costruiti socialmente\u00bb e annotarono come \u201cgender\u201d fosse \u00abun\u2019espressione non negoziabile\u00bb: al confronto la parola \u201csesso\u201d era da considerarsi \u00absvilente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entriamo ora in modo pi\u00f9 ravvicinato nella questione educativa e negli aspetti che pi\u00f9 ci interessano, poich\u00e9, come gi\u00e0 scritto in altro articolo precedente, personalmente intravedo, attraverso il cavallo di Troia del&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;una bella finestra di Overton spalancata sulla pedofilia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli organismi internazionali e le organizzazioni ad essi collegate,(ONU, OMS, UNESCO, UNICEF,&nbsp;<em>Save the children<\/em>,&nbsp;<em>International Planned Parenthood Federation<\/em>&nbsp;che orbita nel cielo dell\u2019ONU, grandi e piccole Ong, insieme a strutture meno conosciute, si sono adoperate strenuamente negli anni per promuovere l\u2019agenda di genere, conducendo l\u2019educazione al&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;all\u2019interno delle istituzioni e delle strutture scolastiche, attraverso lo strumento dell\u2019educazione sessuale (ancora chiamata con il \u201cvecchio\u201d nome, ma nei cui contenuti si sono installati i principi della teoria&nbsp;<em>gender<\/em>). Di questa fetta dell\u2019educazione la famiglia&nbsp; sempre essere sempre pi\u00f9 desidorosa di autoespropriarsi (o di lasciarsi espropriare), delegando a figure collaterali del mondo scolastico, dotate di una certa patina&nbsp; di competenza tecnica e di pseudo-scientificit\u00e0. Come in tante altre occasioni la famiglia sembra voler rinunciare, ancora una volta, ad una parte cos\u00ec importante dell\u2019educazione dei propri figli e di farsi portatrice nei loro confronti di valori etici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io ritengo che di fatto l\u2019attribuzione dell\u2019educazione alla sessualit\u00e0 agli organismi scolastici ( e ai loro dintorni!) abbai avuto il preciso obiettivo di aprire le piste all\u2019educazioe al&nbsp;<em>gender<\/em>. Infatti l\u2019OMS, sotto egida ONU,&nbsp; ha promosso, fin da 2010, gli standards per l\u2019educazione sessuale in Europa e attraverso di essi ha fornito un modello esplicito di insegnamento sessuale da impartire ai pi\u00f9 giovani (bambini e adulti). Vi sono delineate delle tappe per fasce di et\u00e0, all\u2019interno delle quali vengono individuati alcuni obiettivi. Porto alcuni esempi esplicativi. Si vuole che da 0 a 4 anni il bambino esplori la propria identit\u00e0 di genere, da 4 a 6 anni abbiano informazioni sulla possibilit\u00e0 di relazioni fra persone dello stesso sesso; dai 6 ai 9 anni conoscano l\u2019idea basa dei metodi contraccettivi (!!!), dai 9 ai 12 anni si soffermino su \u00abpiacere, masturbazione, orgasmo e sulla differenza fra identit\u00e0 di genere e sesso biologico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto che le linee guida dell\u2019OMS, in quanto istituzione internazionale, influenzano potentemente i governi dei singoli paesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia un momento importante fu la firma del protocollo d\u2019intesa fra MIUR e Ministero Lavoro e Pari Opportunit\u00e0 (a firma Profumo- Fornero). Nel 2013 fu fondato l\u2019UNAR, organo dello Stato, collegato con il Governo italiano tramite il Dipartimento per le Pari Opportunit\u00e0 e la Presidenza del Consiglio dei Ministri: ha funzione di rimozione delle discriminazioni razziali o di origine etnica, forme di razzismo a carattere religioso o culturale. Fu costituito per decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (11\/12\/2013). Ora poniamo attenzione: nel documento costitutivo dell\u2019UNAR non compare mai esplicitamente il riferimento al&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;o alle discriminazioni sessuali, tuttavia all\u2019interno dell\u2019organismo sono rappresentati una trentina di associazioni LGBT. Lo UNAR \u00e8 gi\u00e0 stato pesantemente collegato a problematiche legate a pratiche di sesso di gruppo e di prostituzione omosessuale (anche minorile), motivi a causa delle quali si dimise il suo presidente, Francesco Spano (si parla del 2017). Il programma TV \u201cLe iene\u201d svel\u00f2 come lo UNAR annoverasse tra le proprie file di associazioni lo ANDOSS (Associazione Nazionale contro la Discriminazione ad Orientamento Sessuale), associazione che aveva beneficiato di 55mila euro di denaro pubblico (grazie a un bando UNAR): l\u2019associazione \u00e8 stata accusata di praticare serate fisting nei suoi locali affiliati, di promuovere prostituzione omosessuale, di organizzare orge gay, di promuovere sesso stimolato da droghe (chem sex), la pratica del glory hole, cruising bar, sling room, e altre forme di sesso fra omosessuali di tipo estremo. Lo scandalo ha trascinato con s\u00e9 l\u2019evidente macroscopico dubbio che l\u2019organismo statale di cui stiamo parlando fosse in qualche modo invischiato nello scandalo. A me interessa sottolineare come proprio l\u2019Andoss abbia lanciato proposte di educazione sessuale e di genere nelle scuole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia altro momento importante \u00e8 quello in cui Elsa Fornero, ministra del Lavoro con delega a Pari Opportunit\u00e0 ha varato il documento \u201cStrategia Nazionale per la prevenzione e il contratto delle discriminazioni basate sull\u2019orientamento sessuale e sull\u2019identit\u00e0 di genere\u201d (maggio 2013), pubblicato dall\u2019Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale (UNAR). Nell\u2019asse (primo asse) riguardante l\u2019istruzione e l\u2019educazione si auspica la diffusione della teoria gender nella scuola e l\u2019ampliamento nella scuola della conoscenza delle tematiche LGBT. Nel documento si dichiara apertamente la necessit\u00e0 di avvalersi dell\u2019esperienza delle associazioni LGBT e il \u00abcoinvolgimento degli Uffici scolastici&nbsp; regionali e provinciali sul diversity management per i docenti\u00bb, fino alla \u00abpredisposizione di modulistica scolastica e amministrativa al fine di \u00abdiffondere la teoria gender nella scuola\u00bb. Da quel momento lo UNAR&nbsp; diviene l\u2019organismo ispiratore di ogni provvedimento nel nostro paese riguardante l\u2019assorbimento della teoria&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;da parte della scuola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 2015 la \u201cbuona scuola\u201d di Renzi ha pienamente fatto propria le linee guida dell\u2019OMS di cui abbiamo detto poco sopra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2016 sono sono state stilate le considerazioni della Commissione Europea contro il Razzismo e le Intolleranze (ECRI). E guarda un po\u2019 che risultato per l\u2019Italia! Per una volta tanto ha avuto la sua carotina con qualche lode , sebbene un rimprovero sia andato alla scarsa efficienza che il nostro Paese ha messo nel risolvere casi di intolleranza e di odio. Ma ecco il bastone: la Commissione si rammarica (ohib\u00f2) che l\u2019UNAR non sia investito da poteri sufficienti! Tra un rammarico e l\u2019altro l\u2019Italia \u00e8 invitata ad attuare pienamente la strategia LGBT con una \u00abeducazione sessuale che diventi materia curriculare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ulteriore legame fra UNAR e le lobby omosessualiste, che come si \u00e8 capito \u00e8 per noi motivo di alta preoccupazione, si manifesta palesemente in episodi di questo genere:&nbsp; nel 2015 l\u2019UNAR&nbsp; chiese di accreditare, forse per rendere migliore la gi\u00e0 \u201cbuona scuola\u201d, il circolo di Culturale omosessuale Mario Mieli, presso il Ministero Istruzione, come \u201cente di formazione\u201d.Ora la \u201cformazione\u201d \u00e8 probabilmente quella auspicata dal fondatore dell\u2019associazione, omosessuale e pedofilo, che gi\u00e0 nel 1977 scriveva nel saggio \u201cElementi di critica omosessuale\u201d: \u00abNoi checche rivoluzionarie\u2026 possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualit\u00e0 inebriante che profondono, possiamo far l\u2019amore con loro. Per questo la pederastia \u00e8 tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino, che la societ\u00e0, invece, tramite la famiglia traumatizza, educata, nega\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, come \u00e8 palese, \u00e8 ad associazioni di questo genere che si vuole affidare l\u2019educazione dei nostri figli: obiettivo \u00e8 togliere di mezzo la famiglia per mirare ad una&nbsp; \u201csana\u201d sessualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure l\u2019ECRI, organismo dell\u2019Europa,&nbsp; invita l\u2019Italia a realizzare pienamente l\u2019educazione alla condizione LGBT. Tra una raccomandazione e l\u2019altra, non dimentica di sollecitare l\u2019Ordine Giornalisti affinch\u00e9 operi controlli di deontologia professionale sulla questione&nbsp;<em>gender.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tutti la catena si fa sempre pi\u00f9 corta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(agosto 2019)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gender e scuola\u00a0di\u00a0Letizia Gariglio, articolo tratto dal mensile on line &#8220;Parole in rete&#8221; Le preoccupazioni che procurano la diffusione della teoria gender trovano un serio campo di applicazione nella scuola e nell\u2019educazione. 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