{"id":776,"date":"2018-08-10T16:45:34","date_gmt":"2018-08-10T14:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=776"},"modified":"2024-02-27T17:47:35","modified_gmt":"2024-02-27T16:47:35","slug":"siate-realistici-chiedete-limpossibile-le-parole-del-68","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=776","title":{"rendered":"SIATE REALISTICI, CHIEDETE L&#8217;IMPOSSIBILE (LE PAROLE DEL &#8217;68)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Siate realistici, chiedete l\u2019impossibile<\/em>\u00a0\u00a0(LE PAROLE DEL \u201968) di Letizia Gariglio, da &#8220;Parole in rete&#8221; mensile on line<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinquant\u2019anni distava il \u201968 dalla fine della prima guerra mondiale. Cinquant\u2019anni dista il tempo odierno dal \u201968 e se non fosse per la nostalgia di alcuni che ricordano quel periodo per esperienza diretta forse sembrerebbe un evento anche pi\u00f9 lontano. Ma c\u2019\u00e8 una differenza: il \u201968 pur essendo vissuto dai giovani d\u2019oggi come cosa dell\u2019altro secolo, dunque lontanissima, quasi antica, \u00e8 percepito come una sorte di anno di fondazione. Di che cosa? Di tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto dopo, che si \u00e8 posto al di l\u00e0 della linea tracciata del \u201968 stesso, di tutto ci\u00f2 che \u00e8 cambiato&nbsp;<em>dopo&nbsp;<\/em>nel costume, nei fermenti sociali, nel lievito culturale, nel modo di pensare, agire, vestirsi, pettinarsi, nei comportamenti relazionali, nella gestione dell\u2019amore e del sesso, nella condizione della vita individuale. \u201c<em>Dopo\u201d&nbsp;<\/em>il nostro paese usc\u00ec con una gran voglia di modernit\u00e0, guardando al progresso nelle conquiste della collettivit\u00e0, della societ\u00e0 e della vita civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I protagonisti del \u201968 sono, ieri come oggi, molto celebrativi. Formavano, allora, una sorta di trib\u00f9, uniti dalla giovent\u00f9 e da &nbsp;una frenetica frequenza ormonale: erano una marea di giovani. &nbsp;A distanza di ventitr\u00e9 anni dalla fine della seconda guerra mondiale,&nbsp;&nbsp;che i loro genitori avevano vissuto, i&nbsp;<em>baby boomers&nbsp;<\/em>si sentivano un corpo solo e, fra i rimasti, oggi, a cinquant\u2019anni di distanza, in un certo senso ancora aleggia fra loro quella ferma seppur difficilmente spiegabile sensazione di &nbsp;formare tuttora una trib\u00f9, di cui sentono il privilegio dell\u2019appartenenza. &nbsp;Inesistenti i pentiti. Oggi, per i sessantottini, il \u201968 \u00e8 ancora motivo di fierezza esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ieri l\u2019autocelebrazione si fondava sulla fortissima sensazione che qualcosa di fondamentale stesse accadendo, in grado di determinare una svolta nel mondo; oggi si fonda sull\u2019autoconsapevolezza di aver fatto parte di una magia irripetibile.&nbsp;Certo: la magia di essere giovani insieme, innanzi tutto, ma anche quella di essersi trovati su una sorta di&nbsp;<em>limen<\/em>, su una soglia al di qua della quale il mondo si fondava su vetuste autorit\u00e0, al di l\u00e0 si sarebbe fondato sul potere della collettivit\u00e0, delle assemblee, della partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c\u2019era Internet, niente telefonini, nemmeno uno straccio di fax, televisione gerontofila, eppure il movimento esplose in tutta Europa, in America Latina e negli USA, dando forma a una intera generazione. Ma come facevano le idee e le parole a trasmettersi da un posto all\u2019altro quasi contemporaneamente? Sugli striscioni cambiava la lingua ma gli slogan, che avevano attraversato mari e oceani, erano gli stessi. Tutta la richiesta culturale veniva dai giovani: la musica, l\u2019abbigliamento, la liberazione del sesso, la rivendicazione del genere femminile, il desiderio di uguaglianza, di democrazia, di libert\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel tempo molte fermentazioni si sono perdute, gli entusiasmi ribollenti si sono calmati, la furiosa voglia di portare a galla quanto di&nbsp;<em>politico<\/em>&nbsp;ci fosse in vite individuali si \u00e8 sedata, trasformandosi nel peggiore dei casi in voglia di antipolitica, di anti-istituzionalismo, anti-socialit\u00e0. Per\u00f2 in mezzo c\u2019\u00e8 stata la rivoluzione sessuale, i sostanziali cambiamenti dell\u2019immaginario collettivo; c\u2019\u00e8 stata la fiducia che istituzioni arcaiche, macchinose e immobiliste, potessero mutare sotto la tumultuosa spinta di trasformazione della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dagli anni \u201980 la spinta di&nbsp;&nbsp;fiducia in s\u00e9 e nella realt\u00e0 (<em>\u00absiate realistici: chiedete l\u2019impossibile\u00bb<\/em>, recitava uno slogan del \u201968 ) si trasform\u00f2 e la stagione dell\u2019ottimismo conflisse con ondate di pensiero neoliberiste e con l\u2019involuzione del progressismo politico. Non fu pi\u00f9 l\u2019immaginazione ad essere al potere. Ancora una volta fu solo il denaro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(agosto 2018)<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Condividi:<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siate realistici, chiedete l\u2019impossibile\u00a0\u00a0(LE PAROLE DEL \u201968) di Letizia Gariglio, da &#8220;Parole in rete&#8221; mensile on line Cinquant\u2019anni distava il \u201968 dalla fine della prima guerra mondiale. 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