{"id":680,"date":"2017-06-20T10:17:38","date_gmt":"2017-06-20T08:17:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=680"},"modified":"2024-02-26T16:43:14","modified_gmt":"2024-02-26T15:43:14","slug":"perche-la-prosopopea-in-risposta-a-un-lettore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=680","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la prosopopea. In risposta a un lettore"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-635\" src=\"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5-768x960.jpg 768w, https:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5-819x1024.jpg 819w, https:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/la-felicit\u00e0-A5.jpg 1761w\" sizes=\"auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Buon giorno. Innanzi tutto la ringrazio. Sono felice di aver almeno accontentato un lettore.<br \/>\nNon mi riconosco nella definizione di \u201csurreale\u201d, almeno non in senso storico-letterario. Se intendiamo per surreale un\u2019espressione che si ricolleghi direttamente con il mondo dell\u2019inconscio e dei suoi stati (di sogno e similari, anche indotti in maniera artificiale); se intendiamo riferirci a tecniche, messe in atto dalla letteratura surrealista, spesso basate su causalit\u00e0, coltivate per attivare l\u2019inconscio, allora siamo lontanissimi dal modo con cui questi racconti sono stati scritti e dalle loro intenzioni.<br \/>\nNon avevo alcun interesse, mentre scrivevo, nei confronti del raggiungimento di uno stato conoscitivo onirico. E\u2019 vero che i racconti attribuiscono, attraverso la personificazione, una vita animata ad animali e a oggetti, o a fenomeni, ma in un modo completamente diverso. In realt\u00e0 quei racconti sono divertimenti che confermano una predisposizione, oserei dire \u201ccongenita\u201d dell\u2019uomo, di intravedere, scovare entit\u00e0 animate nel mondo attorno a lui: le scienze cognitive studiano questa inclinazione umana a riconoscere nel mondo che ci circonda una realt\u00e0 animata, umanizzata, sembra che la nostra mente sia disposta in modo naturale alla personificazione. Noi trasformiamo la realt\u00e0 circostante umanizzandola: la nostra mente opera costanti metamorfosi umanizzanti. La cultura, la letteratura e l\u2019arte, d\u2019altra parte, hanno ampiamente confermato questa nostra tendenza ad esprimerci personificando, sia attraverso le parole, sia attraverso l\u2019immagine. Ho voluto riprendere questa tecnica classica, letteraria e iconografica, che la retorica antica conosceva molto bene \u2013 non a caso i racconti in cui gioco con la personificazione fanno parte di una raccolta che s\u2019intitola \u201cProsopopee\u201d (che significa appunto \u201cpersonificazioni\u201d, aggiungendo ad esse la facolt\u00e0 della parola).<br \/>\nHo consapevolmente utilizzato la tecnica, avendo l\u2019occasione di depurarla da seconde finalit\u00e0. Mi spiego meglio. Nelle forme di comunicazione contemporanea la personificazione e la prosopopea sono al servizio di finalit\u00e0 commerciali. La pubblicit\u00e0 sa bene come sfruttare al meglio l\u2019efficacia della personificazione: la usa per creare un impatto emotivo, per sollecitare nel modo pi\u00f9 diretto un processo di immedesimazione fra persone (potenziali compratori) e oggetti di cui si deve indurre il desiderio. Spesso lo fa per mezzo di fumetto e animazione. Il mio scopo narrativo \u00e8 invece quello di sollecitare la sensibilit\u00e0 del lettore ad un gioco vecchissimo, anzi antico, giocato senza secondi fini, per il puro gusto del divertimento letterario, naturalmente con un registro linguistico lontano da quello del mondo pubblicitario. Quanti di noi hanno pensato che il mal di schiena che li attanagliava fosse cos\u00ec ossessivo e crudele da sembrare avere una vita propria? Questo \u00e8 ci\u00f2 che ho provato a fare: dare vita animata alle cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Buon giorno. Innanzi tutto la ringrazio. Sono felice di aver almeno accontentato un lettore. Non mi riconosco nella definizione di \u201csurreale\u201d, almeno non in senso storico-letterario. 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