{"id":587,"date":"2015-09-12T21:10:02","date_gmt":"2015-09-12T19:10:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=587"},"modified":"2018-04-29T10:46:05","modified_gmt":"2018-04-29T08:46:05","slug":"la-nostra-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=587","title":{"rendered":"La nostra CASA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ci vogliono 12 zeri per scrivere un miliardo (o bilione, in lingua inglese); se noi quella cifra la moltiplichiamo per tre e mezzo, otteniamo pressapoco il tempo in cui \u00e8 stata popolata la Terra. Bene, in questo tempo sono sparite il 95% delle specie viventi. Ora si calcola che negli anni futuri ne spariranno molte di pi\u00f9.<br \/>\nEppure, siamo davvero preoccupati per le dinamiche ambientali?<!--more--> A parte qualche bel discorsetto che abbiamo ascoltato attorno alla data della Giornata della Terra (22 aprile), non registro vibranti interessi. Anzi, credo di notare nel mondo una certa indifferenza per i problemi ambientali.<br \/>\nCerto, ci sono problemi che appaiono pi\u00f9 urgenti! Ma se i governi stessi non sostengono l&#8217;importanza del pensiero ambientalista, questo finisce facilmente nel dimenticatoio, dopo aver girato un po&#8217; come le banderuole, secondo il vento politico che tira.<br \/>\nBisogna ammettere tuttavia che la gente \u00e8 stufa di dover aggiungere alle minacce che la vita propina anche quelle che riguardano la natura, il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, il cambiamento climatico, la riduzione delle foreste tropicali&#8230; ecc. ecc. Basta, dice il pensiero comune, in fondo tutto questo \u00e8 lontano da noi: lontani i ghiacci, le foreste, lontana la siccit\u00e0. Magari l&#8217;inquinamento no, quello no, ma insomma&#8230; E poi, diciamola tutta, tutte &#8216;ste parole sull&#8217;ambientalismo hanno stufato anche perch\u00e9 mostrano sempre il bicchiere mezzo vuoto, mai quello mezzo pieno.<br \/>\nVoi credete che abbia interpretato bene il pensiero di molti di noi? Io sento di esserci molto vicino.<br \/>\nAllora, per non stufare ancora, desidero consigliare la visione di un bellissimo documentario, terribilmente efficace, la cui visione \u00e8 gratuita. \u00c8 un documentario che sa indicare il pericolo del bicchiere mezzo vuoto mostrando quello mezzo pieno. Mostra tutte le bellezze della nostra Terra, creatura affascinante, viva, pulsante, e martoriata. \u00c8 di Yann Arthus-Bertrand. S&#8217;intitola Home: Casa. Semplicemente Casa. Eh gi\u00e0, perch\u00e9 la Terra, che sempre pi\u00f9 spesso trattiamo alla stregua di una infetta discarica, \u00e8 la nostra CASA.<br \/>\nYann Arthus-Bertrand ce la mostra dall&#8217;alto (\u00e8 la sua specialit\u00e0) con riprese aeree che tolgono il fiato. Il documentario, formato da un susseguirsi di suoi scatti fotografici &#8211; ma preferirei dire l&#8217;opera d&#8217;arte, ce la mostra come un corpo ricco di vasi sanguigni. L&#8217;acqua scorre nei suoi vasi come linfa negli alberi, come sangue nelle arterie e nelle vene. Del resto anche il nostro corpo \u00e8 formato per sette decimi da acqua.<br \/>\nEcco i fiumi trarre minerali dalle rocce, riversarli in laghi, in altri fiumi, e poi ancora in mari ed oceani, che diventano sapidi. Acqua, acqua nella sua attivit\u00e0 costante, nei suoi cicli imperituri, se non interviene la mano dell&#8217;uomo a interromperli.<br \/>\nEcco gli uomini che in parti diverse sulla terra vivono ancora come seimila anni fa, solo grazie alle forze della natura. E l&#8217;uomo dipende dall&#8217;acqua. Lo vediamo arrabattarsi per lavorare, trarre sostentamento dalla terra. Lo vediamo ingegnarsi nell&#8217;affidarsi a invenzioni originali, all&#8217;aiuto di animali. Fragile creatura, piccola cosa in confronto alle forze immense della natura, ha dovuto riconoscere la sua debolezza: ecco la sua genialit\u00e0.<br \/>\nQuante cose sa creare l&#8217;uomo; immerso in un mondo di armonia e bellezza \u00e8 stato in grado di creare cose belle: le belle citt\u00e0 delle civilt\u00e0 del passato. Sono l\u00ec, imperiture, quando la guerra degli uomini non le abbia distrutte. Anche nei suoi gesti di lavoro, quando si \u00e8 fatto agricoltore, ha saputo rispettare i doni della terra, i suoi lieviti \u2013 i cereali. Allora ha saputo modellare il suolo con gesti rituali. E ha disegnato le superfici dei campi come fosse quadri.<br \/>\nCos\u00ec, attraverso il lavoro, l&#8217;uomo ha intuito l&#8217;enorme importanza dell&#8217;energia: fuoco, e fuochi imprigionati: il carbone, i gas, il petrolio. Ha capito l&#8217;importanza dell&#8217;energia imprigionata nella terra, quale riserva di sole.<br \/>\nPer conoscere un livello di benessere senza precedenti bisogna arrivare fino al petrolio. Allora l&#8217;uomo ha iniziato a fare l&#8217;esperienza della velocit\u00e0: tutto \u00e8 divenuto veloce, sempre pi\u00f9 veloce, ancora pi\u00f9 veloce. Siamo cresciuti anche noi, razza umana, in modo sempre pi\u00f9 veloce: nelle citt\u00e0 ci siamo assembrati in cinquant&#8217;anni, in venti siamo diventati due milioni solo nelle citt\u00e0. In alcune citt\u00e0 \u2013 Shangai per esempio, negli ultimi vent&#8217;anni si sono triplicati gli edifici, costruiti in modo sempre pi\u00f9 veloce, grazie alle macchine e al petrolio.<br \/>\nEcco New York, anch&#8217;essa bella nella notte, prima megalopoli del mondo, simbolo dello sfruttamento di tutte le risorse della terra: braccia, migranti, carbone, petrolio. E nelle campagne macchine, macchine veloci: che importa se le nuove artificiali colture rimpiazzano quelle scomparse; ecco i concimi, la plastica che tutto ricopre.<br \/>\nQuelli che sono: campi di concentramento? No, sono allevamenti di carne. Ci vuole pi\u00f9 carne per essere pi\u00f9 veloci. Alleviamo bestiame, pi\u00f9 bestiame, pi\u00f9 velocemente. Usiamo dunque acqua, tanta acqua, pi\u00f9 acqua ancora per allevare bestie.<br \/>\nCi volevano cento litri d&#8217;acqua per coltivare un chilo di patate. Ce ne volevano quattromila litri per un chilo di riso, adesso ci vogliono tredicimila litri per un chilo di carne. Ma il mondo civilizzato vuole carne, pi\u00f9 carne, ottenuta pi\u00f9 velocemente e in modo sempre pi\u00f9 innaturale. Ma che importa?<br \/>\nBisogna andare pi\u00f9 veloci, anche se qualcuno dice che il petrolio sta finendo. Sar\u00e0 vero? Eppure sembra un cielo stellato Los Angeles nella notte, con le sue migliaia di stelle.<br \/>\nCos\u00ec occorre prendere altre migliaia di stelle da sottoterra: minerali, minerali e ancora minerali: quasi finiti anch&#8217;essi. Eh, ma questa \u00e8 una mania degli ambientalisti! Se diamo retta a loro qui finisce tutto.<br \/>\nInvece noi umani dobbiamo andare veloci, dobbiamo trasportare i nostri beni di consumo a migliaia di chilometri, perci\u00f2 dobbiamo avere petrolio, pi\u00f9 petrolio, pi\u00f9 in fretta. Ecco Dubai, culmine del modello occidentale, sorta sul niente di un deserto. Sa contendere persino al mare lo spazio ottenuto col cemento. Non c&#8217;\u00e8 acqua nel deserto? E che importa. Faremo lavorare le macchine, per ottenerla dal mare. Avanti col petrolio!<br \/>\nEcco un rigagnolo laggi\u00f9. Chi dice che \u00e8 un fiume? Ci vogliono fare credere che sia il Giordano.<br \/>\nE quei bei fiumi che abbiamo visto all&#8217;inizio del documentario, dove sono? Non ci sono pi\u00f9?<br \/>\nManie degli ambientalisti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci vogliono 12 zeri per scrivere un miliardo (o bilione, in lingua inglese); se noi quella cifra la moltiplichiamo per tre e mezzo, otteniamo pressapoco il tempo in cui \u00e8 stata popolata la Terra. 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