{"id":504,"date":"2015-04-21T11:48:50","date_gmt":"2015-04-21T09:48:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=504"},"modified":"2024-02-27T17:51:30","modified_gmt":"2024-02-27T16:51:30","slug":"enigmi-dentro-e-fuori-di-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=504","title":{"rendered":"Enigmi dentro e fuori di s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Se n&#8217;\u00e8 andato da poco il vagone \u201cdi Primo Levi\u201d, che era situato in piazza Castello, a Torino, a pochi metri da Palazzo Madama dove, nella Corte Medievale, era allestita una mostra sul poliedrico intellettuale torinese:<em> I mondi di Primo Levi<\/em>. <em>Una strenua chiarezza.<\/em> <!--more-->Sappiamo quale fosse il \u201cpi\u00f9 importante\u201d mondo per il quale l&#8217;Autore era conosciuto in tutto il mondo e che egli ha permesso a tutti noi di conoscere: il mondo dei lager, dove lui era stato imprigionato, in quanto ebreo (ricorre quest&#8217;anno il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz).<br \/>\nOra la mostra si \u00e8 spostata a Fossoli, presso la Baracca recuperata presso l&#8217;ex Campo di Fossoli, dove sar\u00e0 visitabile fino al 30 giugno.<br \/>\nLevi, com&#8217;\u00e8 noto, fu antifascista e partigiano: nel 1943 Levi si un\u00ec ai partigiani della Val d\u2019Aosta, militando in un gruppo di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d.<br \/>\nFu chimico, scienziato e storico della scienza, curioso e attento studioso e osservatore di fenomeni scientifici: la chimica rimase sempre una pietra miliare della sua vita e in tempi e contesti diversi sembr\u00f2 fornirgli la chiave per decifrare la realt\u00e0, per mezzo della lettura dei suoi segni attraverso la decodificazione e la ricodificazione attuata attraverso gli strumenti e il linguaggio della chimica.<br \/>\nEssa gli forn\u00ec, in un certo senso, una forma mentis, che gli consentiva in parte \u201cdi sciogliere l\u2019enigma della materia\u201d. E per Levi l&#8217;enigma della materia era un fattore minaccioso, sia se riferita alla realt\u00e0 esterna, osservabile per ricavarne significati, sia se considerata come stato interiore dell&#8217;individuo: in buona sostanza un enigma da analizzare, smontare, controllare, e poi ricostruire e sintetizzare con una pi\u00f9 matura consapevolezza, proprio come lo studio della chimica consentiva di fare. Per spiegare il suo rapporto con lo stato della realt\u00e0 materiale, con l&#8217;aspetto della materia dentro e fuori se stessi, Levi adoperava un riferimento letterario al dramma teatrale Peer Gynt di Ibsen, e ad un suo personaggio, il Gran Curvo, il quale nel testo teatrale rappresenta la materia stupida, neghittosamente nemica come \u00e8 nemica la stupidit\u00e0 umana, e come quella forte della sua ottusit\u00e0 passiva.<br \/>\nE a proposito di enigmi, il suo amore per la lingua lo portava ad essere raffinato enigmista, nonch\u00e9 costruttore di palindromi. Ma attenzione, non era certo il gusto per la complicazione a portarlo verso i giochi linguistici, bens\u00ec il desiderio di mettere a nudo le molecole della lingua, perch\u00e9 riteneva che solo un&#8217;attenta conoscenza analitica potesse portare al miglior uso della lingua stessa in senso comunicativo, ed esso non pu\u00f2 che fondarsi sulla massima semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0. L&#8217;arte combinatoria di parole per Primo Levi non era dunque molto diversa da quella che serve a combinare atomi e molecole.<br \/>\nDel resto egli stesso espresse in molte occasioni la propria dichiarazione di poetica: vale a dire la concezione che egli aveva dell&#8217;arte della scrittura. Gli interventi furono raccolti in forma di articoli in <em>L&#8217;altrui mestiere<\/em>, dove si legge che scrivere \u00e8 un produrre, anzi un trasformare. Ed affermava, a chi stupiva di un chimico divenuto scrittore, che egli scriveva proprio perch\u00e9 era un chimico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gianna Montanari<\/strong> negli ultimi mesi ha tenuto incontri sulla poesia di Primo Levi; abbiamo avuto una conversazione con lei; dice:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abHo scelto di trattare della poesia di Primo Levi perch\u00e9 questo \u00e8 uno degli autori che amo e perch\u00e9 credo che pochi conoscano le sue poesie, mentre moltissimi hanno letto Se questo \u00e8 un uomo.<br \/>\nRitengo che le sue poesie, raccolte quasi tutte in Ad ora incerta, meritino di essere conosciute: sono molto moderne e insolite, prendono come argomento il mondo in cui viviamo: Torino con le sue vie (non le pi\u00f9 belle&#8230;); ad esempio in Via Cigna, una strada che probabilmente egli percorreva in automobile per andare a lavorare a Settimo, la via col suo traffico rallentato diventa metafora di un&#8217;eternit\u00e0 snervante, come snervanti sono le attese davanti ai semafori. L&#8217;uomo ha rotto gli equilibri naturali, quindi il poeta pu\u00f2 cantare gli alberi ammalati della citt\u00e0, oppure i gabbiani di Settimo che hanno cambiato la loro rotta perch\u00e9 trovano nutrimento in abbondanza nella campagna inquinata che li porta dal delta del Po, a ritroso, in Piemonte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gi\u00e0, Levi \u00e8 un grande maestro nel trattare i temi della natura. Sembra preferire a ogni altro argomento quello di piante e animali, e fra gli animali e le piante quelli pi\u00f9 umili, talvolta perdenti, non si occupa mai di quelli supponenti e vincitori&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abE&#8217; vero. Spesso alberi e animali sono protagonisti della sua poesia, oggetto del suo grande amore per la natura e del suo grande spirito d&#8217;osservazione; Levi sembra scoprirne l&#8217;animo nascosto o, meglio, d\u00e0 loro un&#8217;anima, che \u00e8 poi la sua: pensiamo a liriche come \u201cAgave\u201d, dove parla di s\u00e9 l&#8217;agave, la pianta arida che viene dai climi tropicali e fiorisce di una fioritura bellissima, dopo la quale muore. \u201cMi capisci adesso?\u201d, chiede l&#8217;agave, e in questa domanda c&#8217;\u00e8 la consapevolezza che per giungere al fiore occorre un lungo, doloroso percorso, che alla maturazione in un&#8217;esplosione di bellezza segue la fine\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ti piace la sua ironia, la leggera ironica tenerezza con cui tratta gli elementi di natura, \u201cgiustificando\u201d le loro debolezze, le loro insufficienze, che li rende nei loro difetti cos\u00ec simili all&#8217;uomo? Non \u00e8 una forse una forma di laica religiosit\u00e0, di pietas?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCerto, e le sue liriche sono spesso intrise di amaro sarcasmo; ad esempio in \u201cPio\u201d, riferito al \u201cpio bove\u201d carducciano c&#8217;\u00e8 il ribaltamento dell&#8217;immagine edulcorata dell&#8217;animale che il Carducci aveva immortalato in un celebre sonetto, c&#8217;\u00e8 la parodia del poeta premio Nobel, diventato un vecchio un po&#8217; rimbambito, e c&#8217;\u00e8 la crudezza della realt\u00e0: il bue \u00e8 un toro castrato: non c&#8217;\u00e8 violenza maggiore che l&#8217;avermi fatto non violento, considera tristemente l&#8217;animale. Ma uno dei componimenti che amo di pi\u00f9 \u00e8 \u201cLa bambina di Pompei\u201d, con tre immagini indimenticabili di ragazzine adolescenti la cui breve vita \u00e8 distrutta dalla violenza della natura o dalla malvagit\u00e0 umana: \u00e8 il caso di Anna Frank e della scolara di Hiroshima\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Naturalmente, non mancano nella sua produzione poetica i componimenti dedicati esplicitamente al lager.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abS\u00ec, \u201cBuna\u201d, scritta pochi mesi dopo il ritorno in Italia dalla prigionia. \u201cBuna\u201d era il nome della fabbrica di gomma in cui Primo Levi aveva lavorato durante la prigionia, a Monowitz. Qui, come troviamo anche in altri testi, Primo Levi riecheggia versi dall&#8217;Inferno di Dante Alighieri: \u201clunga la schiera nei grigi mattini\u201d ci ricorda la lunga fila di anime dannate che aspettano di varcare il fiume infernale, l&#8217;Acheronte. La voce delle sirene che all&#8217;alba svegliano i prigionieri riecheggia la scritta sulla porta dell&#8217;Inferno o la voce di Caronte, il demonio traghettatore che trasporta le anime. La Buna \u00e8 l&#8217;inferno che priva gli uomini del loro valore e della loro dignit\u00e0; un inferno da cui sembra impossibile uscire, tanto che il poeta chiede all&#8217;immaginario interlocutore: se dovessimo incontrarci ancora \u201class\u00f9 nel dolce mondo sotto il sole, con quale viso ci staremmo a fronte?\u201d. Anche il \u201cdolce mondo\u201d deriva direttamente dall&#8217;Inferno dantesco, quello dell&#8217;incontro con Farinata degli Uberti, il grande capo ghibellino che risparmi\u00f2 Firenze dalla distruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E&#8217; stato notato che le fonti poetiche principali di Primo Levi sono Dante, come appena detto, e la Bibbia. Sei d&#8217;accordo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il linguaggio biblico caratterizza la pi\u00f9 celebre delle sue poesie, posta come epigrafe all&#8217;inizio di Se questo \u00e8 un uomo. Gi\u00e0 il titolo, \u201cShem\u00e0\u201d \u00e8 in ebraico e significa \u201cAscolta!\u201d, ed \u00e8 la prima parola della preghiera fondamentale dell&#8217;ebraismo. Qui l&#8217;imperativo \u00e8 solenne. \u201cAscolta!\u201d, dice il poeta al lettore, o, meglio, a \u201cvoi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case\u201d. Ascoltate e cercate di comprendere in quale abisso di degradazione fisica e morale sono stati precipitati gli uomini e le donne del lager; considerate se \u00e8 un uomo, questo che lavora nel fango, che muore a un cenno delle SS; considerate se questa \u00e8 una donna \u201cvuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d&#8217;inverno\u201d. Non furono trattati come uomini o come donne, eppure \u2013 questo \u00e8 il messaggio \u2013 erano uomini come voi, erano donne come voi. Meditate che questo \u00e8 stato. Ripetete queste parole ai vostri figli. Guai a chi vorr\u00e0 dimenticare che questo \u00e8 stato, e qui i versi riprendono alla lettera la preghiera ebraica e minacciano la maledizione per chi non trasmetter\u00e0 il messaggio (\u201co vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi\u201d). Purtroppo questi versi sono pi\u00f9 attuali che mai, e ci chiediamo tristemente com&#8217;\u00e8 possibile che gli orrori del lager siano superati da quelli che si verificano nel nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Raramente nelle sue poesie Levi eleva il tono delle sue parole, ma qualche volta, quando sembra volere che raggiungano i cieli o rimangano per sempre impresse, per incidere nella memoria di chi ascolta, lo fa: allora anche il suo poema ha uno scarto improvviso di tono, sale di colpo su piani per cos\u00ec dire \u201csuperiori\u201d. Sei d&#8217;accordo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 abbastanza raro in Primo Levi l&#8217;uso di un linguaggio cos\u00ec alto e solenne; anche nella poesia, oltre che nella prosa, adopera spesso un linguaggio quotidiano, colloquiale, sommesso, che improvvisamente si eleva a invettiva o a dolorosa constatazione. E qui voglio ricordare ancora una poesia dedicata al lager e al ricordo indelebile nella memoria di chi l&#8217;ha conosciuto. La poesia s&#8217;intitola \u201cAlzarsi\u201d, \u00e8 del gennaio 1946 ed \u00e8 posta come epigrafe a La tregua, il racconto dell&#8217;avventuroso ritorno di Primo e dei suoi compagni dopo la liberazione del campo; il componimento si comprende meglio leggendo l&#8217;ultima pagina del libro, scritto tra il 1961 e il &#8217;62: qui l&#8217;autore ci rivela che anche ora che ha ritrovato il calore della sua casa, gli affetti, gli amici, un sogno pieno di spavento viene ad intervalli a turbare i suoi sonni: all&#8217;inizio del sogno il poeta \u00e8 felice, nella sua casa, con la sua famiglia, ma un po&#8217; alla volta la felicit\u00e0 si sgretola, si rivela essere stata un sogno ingannatore; lui \u00e8 ancora nel campo e presto, al risveglio, risuoner\u00e0 sommesso un ordine inflessibile: \u201cWstawa\u0107\u201d (in polacco \u201cAlzarsi!\u201d). Come interpretare il ripetersi del richiamo? Forse il presagio della fine, oppure il ripetersi dell&#8217;incubo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono relativamente poche le poesie che hanno come tema diretto la prigionia; dove si trova traccia delle sue esperienze di lager. Eppure, Theodor Adorno, a tal proposito, sosteneva che non era pi\u00f9 possibile fare poesia dopo Auschwitz se non parlando di Auschwitz. Come e dove ne parla l&#8217;Autore?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Praticamente in tutte, perch\u00e9 in tutte c&#8217;\u00e8 un dolore di fondo che rimane sottinteso; anche nelle composizioni dedicate alla moglie Lucia Morpurgo o agli amici in sottofondo rimane sempre la \u201cmemoria dell&#8217;offesa\u201d. \u00abAlcune poesie hanno una particolare, brusca dolcezza, e sono quelle dedicate a Lucia. \u201cSono tornato perch\u00e9 c&#8217;eri tu\u201d, dice in \u201c11 Febbraio 1946\u201d: sono tornato \u2013 le dice &#8211; perch\u00e9 il tuo esistere, prima ancora di conoscerti, \u00e8 stato l&#8217;ideale che cercavo nelle stelle, \u00e8 stato la forza che mi ha permesso di sopravvivere e di rifiutare la bastemmia insensata che il mondo fosse una sbaglio di Dio, e io, Primo, uno sbaglio del mondo. Molti anni dopo, a un compleanno della moglie, scrive \u201c12 luglio 1980\u201d e con dolcezza la prega di accettare quei 14 versi. \u201c&#8230; sono il mio modo ispido di dirti cara, e che non starei al mondo senza te\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un \u201cmodo ispido\u201d, davvero? Levi ha molto parlato del suo modo di \u201cfare scrittura\u201d, del suo rapporto sia con la prosa sia con la poesia, in documenti come in interviste. Si \u00e8 sempre definito un chimico della scrittura. Come un chimico, ha scomposto emozioni ed esperienze trasformandole in parole. Lui diceva che la chimica l&#8217;aveva abituato a formarsi un abito mentale \u201cdi concretezza e di precisione\u201d e l&#8217;aveva portato a una costante volont\u00e0 di approfondire qualunque concetto o immagine o metafora. Che cosa pensi dell&#8217;apparente semplicit\u00e0 del suo stile poetico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se analizziamo il suo linguaggio poetico ci rendiamo conto che nessuna parola \u00e8 scritta per caso, ogni parola \u00e8 per l&#8217;Autore quella giusta al posto giusto. Quando \u201cl&#8217;opera\u201d \u00e8 finita non bisogna modificare nulla (\u201cOra basta, il lavoro \u00e8 finito, rifinito, sferico. Se gli togliessi ancora una parola sarebbe un buco che trasuda siero\u201d); quello del poeta \u00e8 \u201cun mestiere\u201d vecchio sessanta secoli e sempre nuovo; quando arriva l&#8217;ispirazione \u201ci versi ti ronzano intorno, come falene ubriache; una viene alla fiamma e tu l&#8217;acchiappi\u201d. \u00abIl suo stile \u00e8 lontanissimo da quello \u201cclassico\u201d, con le rime tradizionali e i temi sentimentali, \u00e8 piuttosto uno stile narrativo anche in poesia, prosastico, che pu\u00f2 ricordare il Pavese di Lavorare stanca, frutto di una raffinata ricerca linguistica e logica, volta a trovare le parole giuste per il proprio tempo. Il tono \u00e8 colloquiale in prima battuta, ma spesso sarcastico o umoristico in senso pirandelliano, di un umorismo per cui prima si sorride, poi, leggendo meglio, si avverte il dolore dell&#8217;esistenza, comune sia agli uomini che agli animali\u00bb.<br \/>\nSi sta avvicinando la data del 25 aprile, mi sembra opportuno ricordare \u201cPartigia\u201d, del 1981, dove Levi parla della Resistenza rivolgendosi ai suoi vecchi compagni di lotta, \u201cpartigia di tutte le valli\u201d in termini poco eroici.<br \/>\nGi\u00e0, che cosa fanno adesso i vecchi partigiani? C&#8217;\u00e8 chi compra e vende terreni, chi rosicchia la pensione dell&#8217;Inps, chi trova un impiego fittizio (\u201csi raggrinza\u201d) negli enti locali. Non \u00e8 questa l&#8217;eredit\u00e0 della Resistenza, e il richiamo di Primo Levi si alza con forza: \u201cIn piedi, vecchi, nemici di voi stessi: la nostra guerra non \u00e8 mai finita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gianna, vogliamo condividere il monito?<\/em><br \/>\nIN PIEDI, VECCHI NEMICI DI VOI STESSI!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se n&#8217;\u00e8 andato da poco il vagone \u201cdi Primo Levi\u201d, che era situato in piazza Castello, a Torino, a pochi metri da Palazzo Madama dove, nella Corte Medievale, era allestita una mostra sul poliedrico intellettuale torinese: I mondi di Primo &hellip; <a href=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=504\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[198,190,179],"tags":[169],"class_list":["post-504","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","category-articoli-2010-2017","category-cultura-e-ambiente","tag-primo-levi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/504","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=504"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/504\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":751,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/504\/revisions\/751"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=504"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=504"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=504"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}