{"id":413,"date":"2014-12-18T09:23:22","date_gmt":"2014-12-18T08:23:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=413"},"modified":"2018-04-29T10:32:24","modified_gmt":"2018-04-29T08:32:24","slug":"liberiamo-il-piemonte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=413","title":{"rendered":"Liberiamo il Piemonte"},"content":{"rendered":"<p>Ricordate la sentenza Minotauro? L\u2019inchiesta Minotauro, sfociata nel 2011 in circa 140 arresti, riguarda la presenza, nel territorio torinese e piemontese, di dieci articolazioni della \u2018ndrangheta,<!--more-->in contatto con le famiglie calabresi, chiamate locali.<br \/>\nRisultato del processo di primo grado che ha svelato lo sporco gioco della \u2018ndrangheta in Piemonte: 75 gli imputati, 36 i condannati. Le indagini hanno fatto emergere dal silenzio l&#8217;impero malavitoso di stampo calabrese nel territorio piemontese, con la speculazione attorno all\u2019edilizia, gli interessi nel traffico di stupefacenti, il giro di ricatti ed estorsioni, le porcherie del gioco d&#8217;azzardo. Sono stati sequestrati milioni di euro di beni tra terreni, case e altri immobili.<br \/>\nIl primo comune a saltare (per mafia) nel &#8217;95 fu quello di Bardonecchia; nel 2012 fu la volta di Leyn\u00ec e Rivarolo.<br \/>\nCinquanta condanne sono state confermate dalla IV sezione penale della corte d\u2019Appello di Torino ad altrettanti imputati al processo d&#8217;appello denominato Minotauro che si \u00e8 svolto con rito abbreviato. La corte d\u2019appello ha pronunciato condanne per oltre 210 anni di reclusione. Per un paio di imputati ha disposto la trasmissione delle carte alla procura di Reggio Calabria.<br \/>\n&#8220;La &#8216;ndrangheta\u201d &#8211; si legge nelle 519 pagine di motivazioni scritte dai giudici di Torino negli atti del processo Minotauro (37 condanne) &#8211; \u201cnon pu\u00f2 pi\u00f9 ritenersi solo un insieme di locali o cosche, ma deve essere considerata struttura unitaria di cui queste sono articolazioni territoriali. Le acquisizioni processuali documentano una evoluzione in senso verticistico e unitario della &#8216;ndrangheta che, pur nella persistente autonomia territoriale, concilia il centralismo delle regole organizzative e dei rituali con il decentramento operativo. Siffatta trasformazione nella continuit\u00e0\u201d continuano i giudici \u201cdimostra che l&#8217;associazione si \u00e8 adeguata al mutato contesto sociale, anche in relazione ai territori di espansione, riuscendo a coniugare il rispetto delle ataviche tradizioni e regole con le nuove realt\u00e0 economico finanziarie&#8221;.<br \/>\nParole estremamente preoccupanti, che spiegano a chiare lettere come non solo sia emersa la presenza sul territorio piemontese di una struttura criminale di stampo mafioso, ma come nel nostro territorio siano state importate modalit\u00e0 criminali, che operano secondo rituali, linguaggi e tradizioni provenienti in modo diretto dalla cultura mafiosa della &#8216;ndrangheta calabrese e che sono divenute parte integrante del territorio<br \/>\nParallelamente l&#8217;Operazione chiamata Albachiara nel 2011 ha portato portato all\u2019arresto di diciannove persone nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, accusate di associazione alla \u2018ndrangheta.<br \/>\nSono stati avviati a poco pi\u00f9 di un anno dall\u2019operazione Minotauro i provvedimenti per sequestrare 108 immobili appartenenti a 38 degli imputati per associazione a delinquere. Case e terreni sono dislocati in Piemonte (nella provincia di Torino e di Vercelli) e in Calabria (nella provincia di Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia). Il sequestro, effettuato dal corpo delle Fiamme Gialle, coordinate dal gruppo Riciclaggio della Procura torinese, garantir\u00e0 il pagamento delle spese, gi\u00e0 sostenute e ancora da sostenere, di tutte le fasi del procedimento: dalle intercettazioni telefoniche e le indagini tecniche della Procura di Torino, proseguite per quattro anni, alle spese di detenzione in carcere.<br \/>\nLa citt\u00e0 di Cuorgn\u00e8, posta in Canavese, \u00e8 nominata molte volte negli atti del processo Minotauro: era il regno incontrastato del boss della &#8216;ndrangheta Bruno Iaria, condannato con rito abbreviato a 13 anni e 6 mesi di detenzione. A breve, forse entro la fine dell&#8217;anno, la casa del boss diventer\u00e0 un rifugio per i senzatetto. Apertura prevista entro la fine dell\u2019anno. L\u2019Agenzia nazionale per l\u2019amministrazione dei beni confiscati alla mafia ha approvato il progetto dell\u2019associazione \u00abLibera\u00bb di don Ciotti per trasformare la villa in localit\u00e0 Cascinette (300 metri quadrati per almeno 300 mila euro di valore) in una struttura dedicata al social housing.<br \/>\nIn tutto il Piemonte ci sono una quarantina di punti territoriali, di presidi, ai quali ci si pu\u00f2 rivolgere se si desideri fare lavoro di collaborazione e volontariato con Libera Piemonte. Li si trova al link http:\/\/liberapiemonte.it\/coordinamentiepresidi)<br \/>\nSul sito di Libera si pu\u00f2 consultare il Geoblog, strumento di divulgazione delle informazioni relative ai beni confiscati in Piemonte.: \u00e8 una mappatura dei beni, ma non solo. La mappa interattiva (consultabile in http:\/\/liberapiemonte.it\/geobeni) non consente solo di individuare i luoghi da dove la criminalit\u00e0 organizzata \u00e8 stata stanata, e dove sono stati sequestrati beni e aziende: dei beni confiscati viene anche narrata la storia, a partire dalle motivazioni che hanno condotto al sequestro, alla confisca. Attenzione viene data ai progetti pensati e realizzati per la riutilizzazione dei beni.<br \/>\nI beni confiscati in regione sono 141 e il percorso per arrivare al riutilizzo \u00e8 uno degli impegni storici di Libera, dalla raccolta firme del 1995 che port\u00f2 alla stesura della legge 7 marzo 1996, n. 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata di stampo mafioso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordate la sentenza Minotauro? 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