{"id":349,"date":"2014-09-09T15:32:20","date_gmt":"2014-09-09T13:32:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=349"},"modified":"2018-04-29T10:41:41","modified_gmt":"2018-04-29T08:41:41","slug":"nome-di-battaglia-nina-intervista-ad-unesponente-del-movimento-no-tav","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=349","title":{"rendered":"Nome di battaglia Nina. Intervista ad un&#8217;esponente del Movimento No Tav"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul n. 9\/2014 di InOgniDove; fa parete di un servizio intitolato <em>STORIE DI DEMOCRAZIA NEGATA<\/em>.<br \/>\nSto osservando alcune immagini scattate durante una manifestazione No Tav: bambini con il loro giocattolo sotto il braccio, anziane con il loro cagnolino (violenti i i denti del pincher!), signori affaticati dalla camminata che si appoggiano al bastone (arma impropria?), famiglie al completo di genitori figli zii nonni e nipoti (vere bande armate di berrettini e sciarpette!), neoterroristi in passeggino o assestati come in trincea dentro zainetti sulle spalle di pap\u00e0. Non parliamo dei nomi di battaglia&#8230; il tuo \u00e8 Nina, non \u00e8 vero?<!--more--> Mhmmm&#8230; nome dal sapore rivoluzionario&#8230; Vuoi raccontarci come sei diventata una No Tav?<\/p>\n<p>\u00abNon sono nata \u00a0valsusina, lo divenni con il cuore e la mente in fase adolescenziale. Costruii cos\u00ec qui la mia felicit\u00e0, mi innamorai e mi sposai. Ora ho 42 anni, vivo, lavoro e cresco i miei figli in Valsusa. Ho conosciuto la lotta No Tav \u00a0intorno alla fine degli anni novanta e ho cominciato ad interessarmene e a partecipare insieme alla famiglia del mio ex marito. Reperivo informazioni qua e l\u00e0 tra amici e parenti che gi\u00e0 erano a conoscenza di eventi e situazioni riguardanti il caso, via via sono diventata pi\u00f9 partecipe e presente. Dopo la fatidica data del 6 dicembre 2005, ho cominciato a frequentare con regolarit\u00e0 i presidi e le assemblee giornaliere o settimanali, ho dedicato molto tempo alla conoscenza e all&#8217;informazione, dividendomi fra lavoro e famiglia, e la mia presenza nel movimento e nelle manifestazioni \u00e8 diventata assidua. La mia crescita personale nel movimento non \u00e8 dovuta a me stessa ma a tutte quelle persone che ho conosciuto e con cui ho creato legami, con cui ho discusso e con le quali ho partecipato a miriadi di giornate informative e manifestazioni pacifiche di dissenso per la costruzione di un&#8217;opera altamente costosa, gravemente dannosa per la salute, deturpante per l&#8217;ambiente e il territorio. \u00a0Vorrei riferire una frase che ritengo molto significativa: \u201cper essere No Tav non \u00e8 necessario essere valsusini, ma semplicemente essere onesti&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>Non tutte le manifestazioni No Tav sono state manifestazioni pacifiche. Ricordiamo le prime marce pacifiche con una partecipazione gi\u00e0 numerosa della popolazione: fra le tante la fiaccolata del 5 novembre 2005 da Susa a Mompantero con pi\u00f9 di 15.000 partecipanti, un&#8217;altra marcia il 16 novembre 2005 da Bussoleno a Susa con circa 50.000 partecipanti. Poi per\u00f2, dopo la sistemazione della prima trivella per fare sondaggi del terreno e in seguito all&#8217;esproprio dei terreni, dopo l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine, le vicende del Movimento presero un andamento un po&#8217; diverso: una ventina di manifestanti fu ferita a Venaus; in seguito una marcia di circa 30.000 persone part\u00ec da Susa con destinazione Venaus. Fu durante quella manifestazione che le forze dell&#8217;ordine cercarono di impedire l&#8217;ingresso alla strada provinciale per Venaus; arrivati a Venaus la popolazione rimosse le reti di recinzione del futuro cantiere e invase i prati, bloccando cos\u00ec l&#8217;inizio lavori. Possiamo far risalire a quel momento la vera \u201cbattaglia\u201d?<\/p>\n<p>\u00abSicuramente il 2005 segna in modo indelebile il popolo No Tav, perch\u00e9, nonostante il suo dichiarato pacifismo e la sua nota capacit\u00e0 di dialogo, avvenne la militarizzazione in diversi paesi valligiani tra cui Bruzolo, Venaus, Mompantero, Susa. Molti eventi si avvicendarono tra l&#8217;autunno e l&#8217;inverno di quell&#8217;anno e vi furono date importanti come il 31 di ottobre\u00a0quando avvenne &#8220;la battaglia del Seghino&#8221; alle pendici del Rocciamelone, o il 16 novembre 2005, giorno del grande sciopero generale con l&#8217;adesione totale della Valle. Il 29 novembre alle tre del mattino, con l&#8217;invio di centinaia di mezzi militari avvenne la militarizzazione di Venaus\u2026 Insomma, ci trovavamo ad affrontare via via situazioni di cui ci sentivamo ingiustamente vittime, fino ad arrivare alla notte del 6 dicembre quando alle 3,20 la polizia arriv\u00f2 in massa con una ruspa nei prati innevati di Venaus e travolse tutto ci\u00f2 che trovava: venti persone finirono in ospedale con nasi e teste fratturate dalla violenza dei manganelli. Poco dopo le tre di notte iniziarono i primi sondaggi sui terreni designati, ed ecco, il presidio non c&#8217; era pi\u00f9.<br \/>\nImmediata \u00e8 stata la risposta della Valle, che tutta insieme si \u00e8 fermata: alle 7 del mattino si sono proclamati scioperi nelle scuole e nelle fabbriche, la ferrovia \u00e8 stata bloccata e cos\u00ec anche le \u00a0due statali e l&#8217;autostrada dal Freyus, oltre a blocchi e barricate ad Avigliana, Susa e Bussoleno. Il giorno dopo si \u00e8 svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato oltre cinquantamila persone che si sono avviate da Susa a Venaus: era un torrente che straripava; ad un certo punto si \u00e8 diviso in tanti rigagnoli per poi\u00a0ricongiungersi intorno al cantiere. Il giorno stesso il governo ha convocato i sindaci a Roma e ha ritirato la maggior parte dei presidi di polizia&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Tu hai conosciuto l&#8217;esperienza del carcere quando, malgrado fossi incensurata, \u00e8 stata per te fatta richiesta di carcerazione preventiva: eri accusata a di aver opposto resistenza durante un&#8217;azione di irruzione nel cantiere di Chiomonte. Eri accusata di lesioni e di concorso morale, e ci\u00f2 ti ha posto nella condizione di vivere il carcere. Fino ad allora la tua vita in Valle si era svolta fra l&#8217;educazione di tre figli, il lavoro in un&#8217;azienda del territorio, il volontariato che svolgevi abitualmente sulle ambulanze del 118 e la partecipazione consapevole al movimento No Tav. Una vita da terrorista, insomma&#8230; E&#8217; cos\u00ec?<\/p>\n<p>\u00abEra stata organizzata una manifestazione denominata &#8220;4 giorni No Tav&#8221; dall&#8217;8 all&#8217;11 settembre 2011, con eventi, dibattiti, assemblee e visite al cantiere di Chiomonte in Val Clarea. La sera del 9 settembre, un corteo cui partecipavano in modo spontaneo famiglie intere si \u00e8 diretto verso i cancelli del cantiere. Ero all&#8217;epoca in servizio alla Croce Rossa Italiana, operavo \u00a0come volontaria, dopo aver lavorato ogni giorno come operaia in una ditta di Avigliana. Nell&#8217;occasione del corteo avevo portato con me uno zainetto con un kit di primo soccorso, per essere d&#8217;aiuto in eventuali piccoli traumi, piccole ferite: era gi\u00e0 capitato in passato che il kit tornasse utile, quando gli idranti usati per allontanare le persone avevano sollevato pietre o quando vi erano stati problemi causati dai lacrimogeni. Abbiamo iniziato la camminata in salita dalla centrale elettrica di Chiomonte, si voleva raggiungere la baita No Tav in Val Clarea. Vicino al varco 4 hanno lanciato alcuni lacrimogeni che provocavano un fumo denso, che impediva di respirare e vedere bene. Cos\u00ec ho cercato di allontanarmi e salire lungo un sentiero impervio: \u00e8 cos\u00ec che sono stata trattenuta da un rappresentante delle forze dell&#8217;ordine, senza opporre resistenza.<br \/>\nInsieme ad un&#8217;altra giovane donna sono stata in carcere 14 giorni, poi ho ottenuto i domiciliari fino al termine del processo, non nel mio comune di residenza (Chiomonte), ma a Villardora dove poco prima dell&#8217;arresto avevo preso un piccolo appartamento in affitto, per\u00f2 sono stata allontanata da Chiomonte \u00a0per oltre dieci mesi e questo mi ha tenuta lontana dai miei figli, che invece hanno continuato a vivere in Valle.<br \/>\nIl processo seguito dalla procura torinese e dallo stesso Caselli ha avuto per me esito positivo, quindi la completa assoluzione, mentre per la mia compagna di cella c&#8217;\u00e8 stata una lieve condanna.<br \/>\nE&#8217; stato per me richiesto il ricorso in appello e quindi siamo in attesa di rientrare in aula. E questo \u00e8 solo un processo: ad oggi i No Tav indagati sono pi\u00f9 di 1000!\u00bb<\/p>\n<p>Al tempo del processo \u2013 ricordiamo che sei stata pienamente assolta, la tua gente, le gente della Valle, si \u00e8 mossa mostrandoti costante attenzione e partecipazione, ha anche sfilato in una fiaccolata di solidariet\u00e0; per te si era mosso in favore anche il climatologo Mercalli il 18 settembre 2011 a \u201cChe tempo che fa\u201d, suscitando un vespaio di polemiche. Aveva anche detto in un&#8217;intervista: \u00abQuesta vicenda delle due ragazze in carcere, una madre di tre figli, ricorda \u201cFuga di mezzanotte\u201d. Nessun giornale ne parla. Perch\u00e9 questo silenzio tombale?\u00bb<br \/>\nDopo la sentenza hai ripreso la tua vita normale. Come continua il tuo impegno No Tav?<\/p>\n<p>\u00abMentre ero in carcere e per tutto il periodo processuale sono stata supportata e confortata, oltre che dai miei famigliari, da una grande rete internazionale di solidariet\u00e0, che nasceva dalla mia Valle e come un polipo entrava dentro le sbarre di una squallida prigione. Mai e poi mai nella mia vita mi sono sentita cos\u00ec protetta e accolta: tante, tante persone da ovunque hanno espresso la loro solidariet\u00e0 a me \u00a0e Marianna. Ho imparato molto da questa esperienza ed il mio impegno non ha fatto altro che accrescere le mie convinzioni nella lotta No Tav. Ho cominciato a partecipare, dopo i domiciliari, appena ho potuto riavere la mia vita, \u00a0a tavoli e assemblee su svariati temi, come repressione, ingiustizia, malagiustizia; il mio nome di \u201cbattaglia\u201d \u00e8 ancora Nina\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul n. 9\/2014 di InOgniDove; fa parete di un servizio intitolato STORIE DI DEMOCRAZIA NEGATA. 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