{"id":346,"date":"2014-09-01T12:28:39","date_gmt":"2014-09-01T10:28:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=346"},"modified":"2024-02-27T18:00:19","modified_gmt":"2024-02-27T17:00:19","slug":"la-terra-su-cui-cammina-un-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=346","title":{"rendered":"La terra su cui cammina un popolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;articolo \u00e8 comparso sul n. 9\/2014 di <em>InOgniDove <\/em>(fa parte di un servizio intitolato<em> STORIE DI DEMOCRAZIA NEGATA)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No Tav: vale a dire No alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocit\u00e0 Torino-Lione. Nasce da questa idea fondamentale il Movimento No-TAV fin dagli anni &#8217;90. A non volerla, la ferrovia ad alta velocit\u00e0, sono cittadini delle valli al di qua e al di l\u00e0 delle Alpi.<br \/>\nI <em>nostri<\/em>, considerati nel loro nucleo fondamentale, vivono nella valle maggiormente interessata al problema: la Val di Susa. Dei Valsusini sono le terre che il Governo ha espropriato per consentire la successiva realizzazione del progetto. Sono terre amiantifere,<!--more--> in cui \u00e8 presente anche uranio: entrambi i componenti costituiscono condizioni di pericolo nel caso di diffusione, attraverso l&#8217;aria sollevata durante gli scavi, per la salute degli abitanti della Valle, e non solo. Il Movimento No Tav ritiene che la realizzazione della linea ad Alta velocit\u00e0 comporti innumerevoli danni ambientali e che costituisca una violazione di un diritto fondamentale dei cittadini: il diritto alla salute (propria e delle generazioni future). Il pericolo amianto ha gi\u00e0 costituito in Valle di Susa, in anni precedenti, un impedimento alla realizzazione di lavori pubblici assai pi\u00f9 modesti, come la circonvallazione di Claviere; lo stesso impianto olimpico di bob dovette essere per lo stesso motivo spostato da Sause d&#8217;Oulx a Cesana.<br \/>\nI Valligiani, inoltre, temono le difficolt\u00e0 e l&#8217;eventuale pericolosit\u00e0 di dover drenare, in seguito alla realizzazione del tunnel previsto di 50 km. fra Italia e Francia, fra Susa e Maurienne, un volume di circa un centinaio di milioni di litri d&#8217;acqua (125 milioni, per la precisione) provenienti dalle falde sotterranee il cui cuore sarebbe irrimediabilmente devastato.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 di che stupirsi, se la perplessit\u00e0 \u00e8 grande: l&#8217;Italia non \u00e8 nuova a disastri idrici causati dall&#8217;azione stessa dell&#8217;uomo e delle sue <em>costruzioni<\/em>. Basta pensare alle conseguenze del tunnel del Mugello: la sparizione di un fiume, 57 Km di torrenti completamente asciutti in estate, 73 sorgenti prosciugate insieme a 45 pozzi, oltre a 5 acquedotti che ora devono essere riforniti forzatamente con un sistema di pompaggio. Pensiamo anche a quanto accadde alle porte di Torino, cio\u00e8 ai seri danni causati alle falde acquifere, in seguito a grandi opere di costruzioni di linee accompagnate da alte muraglie di sbarramento, che hanno provocato nel quartiere torinese di Falchera l&#8217;impedimento del deflusso naturale che le falde possedevano in precedenza, con conseguente rialzo delle acque, e pesanti disagi per le fondamenta delle case. Come risultato, non solo le case vanno a mollo, ma anche la stazione ferroviaria di Stura \u00e8 perennemente allagata (l&#8217;acqua \u00e8 forzatamente pompata via da grandi pompe permanenti); quanto al tunnel sotterraneo della linea 4, basta un serio temporale a richiederne la chiusura. Uno scandalo di cui \u2013 difficile da credere &#8211; non esiste un responsabile.<br \/>\nTornando in Valle di Susa, se pure si volessero tralasciare momentaneamente i fattori di preoccupazione legati all&#8217;ambiente, \u00e8 impossibile non domandarsi: \u00abQual \u00e8 l\u2019utilit\u00e0 di un\u2019altra linea ad alta velocit\u00e0 in questa Valle?\u00bb. Inoltre, anche se se si ammettesse che la linea Tav potesse essere di effettiva utilita\u2019 per l\u2019Italia e l\u2019Europa tutta, ci si domanda se sia giusto sacrificare cos\u00ec pesantemente la qualit\u00e0 della vita di un\u2019intera popolazione.<br \/>\nAnche in riferimento a questo quesito il Movimento No Tav avanza il fondato dubbio che, poich\u00e9 il traffico tramite ferrovia da anni rivela una progressiva e costante diminuzione, al termine della costruzione della linea, anch&#8217;essa potrebbe rimanere pesantemente sottoutilizzata. Dunque in merito a questo faraonico progetto, sarebbe opportuno, doveroso, mettere sul piatto della bilancia costi-benefici, vantaggi e svantaggi di questo progetto, per avere dati certi circa la sua effettiva utilit\u00e0 e convenienza. Il gioco vale davvero la candela? A fronte di costi umani ed economici elevatissimi (che pesano su finanze pubbliche e sulla coesione sociale di un Paese, lacerato da questa difficile questione), si dubita che i vantaggi di questo progetto siano davvero cos\u00ec certi.<br \/>\nCome si pu\u00f2 oggi appoggiare con fiducia progetti cos\u00ec imponenti e costosi in nome di un confuso e nebuloso progresso, senza porsi il dubbio che in realt\u00e0 possa nascondere anche interessi di guadagni e profitti illeciti e che nulla hanno a che fare con gli interessi e profitti dei cittadini di un Paese democratico e civile? Roberto Saviano denunci\u00f2 in un&#8217;inchiesta su Repubblica del 6 marzo 2012 la presenza della lunga mano della mafia sui cantieri Tav, arrivando ad affermare che negli ultimi trent&#8217;anni l&#8217;alta velocit\u00e0 era diventata una vera e propria occasione per la diffusione della corruzione e della criminalit\u00e0 organizzata. Scriveva: \u201cLa storia dell&#8217;alta velocit\u00e0 in Italia \u00e8 storia di accumulazione di capitali da parte dei cartelli mafiosi dell&#8217;edilizia e del cemento. Il tracciato della Lione-Torino si pu\u00f2 sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento. Sono tutte pronte e gi\u00e0 si sono organizzate in questi anni\u201d.<br \/>\nA monte di queste poche ragioni indicate, fra quelle che i No Tav adducono a sostegno della propria lotta (il discorso \u00e8 assai complesso e non si esaurisce qui), vi sono ragioni a monte che si fondano su alcuni principi. Diceva Cavallo Pazzo, guerriero Sioux: \u00abNon si vende la terra su cui cammina un popolo\u00bb. Cammina, vive, fa agricoltura, raccoglie, cura boschi, mantiene in equilibrio l&#8217;ambiente&#8230;<br \/>\nCome pu\u00f2 un principio tanto fondamentale essere ignorato? Vale a dire: non dovrebbe essere naturale che un popolo debba essere il primo ad essere interpellato di fronte a progetti pensati per il territorio su cui vive? Perch\u00e9 invece non conta la sua voce nell&#8217;amministrazione di se stesso e delle sue terre?<br \/>\nIl grave impatto e il costo in termini di salute e qualit\u00e0 della vita di una popolazione pu\u00f2 essere sacrificato in nome di un\u2019opera colossale anche se, e non ci sembra essere questo il caso, questa costituisce un\u2019opera destinata al presunto progresso di un intero Paese?<br \/>\nSi pone una questione molto delicata e sulla quale occorre riflettere a fondo: in nome della democrazia e del presunto \u201cgrande bene\u201d di una Nazione, si pu\u00f2 sacrificare il \u201cpiccole bene\u201d di una popolazione di un\u2019intera valle?<br \/>\nNon \u00e8 la prima volta nella storia che per \u201cragioni di interesse nazionale\u201d si agisce ignorando il parere dei cittadini abitanti nei territori coinvolti direttamente dalle decisioni, e in Valle di Susa la questione No Tav troppo spesso oggi si confonde solo con problemi di ordine pubblico, dimenticando che occorre invece misurarsi sui temi fondamentali che sono alla base delle proteste, democratiche e civili, dei Valsusini. Si tende a tacitare la voce di un movimento d&#8217;opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocit\u00e0 Torino-Lione che ha caratteristiche democratiche e la cui libera espressione dovrebbe come tale avere peso e riconoscimento della sua legittimit\u00e0 e dignit\u00e0. Tutto ci\u00f2 ha ormai assunto le proporzioni di una vera e propria questione dolorosa di democrazia negata. I diretti interessati, i cittadini, perch\u00e9 non possono partecipare alle importanti decisioni politiche ed economiche che sono destinate a cambiare sostanzialmente le loro vite?<br \/>\nPerch\u00e9 un diritto che pare tanto fondamentale, cio\u00e8 il diritto di partecipare alle decisioni che riguardano la propria vita, che coincide con il diritto alla vita stessa, pu\u00f2 essere ignorato e calpestato, in nome della parola progresso?<br \/>\nQuanto al resto dell&#8217;Europa, \u00e8 bene rammentare che la Torino-Lione non dovrebbe essere che un segmento di un lungo asse di collegamento fino al confine ucraino, che nelle intenzioni dovrebbe passare attraverso Italia, Slovenia e Ungheria: 1.638 chilometri di ferrovia. Fino ad ora per\u00f2 ne sono stati completati solo 234. Un ritardo cronico sembra ammalare il progetto dell&#8217;asse, pensato fin dagli anni &#8217;80. Una breve tratta \u00e8 stata costruita tra Slovenia e Ungheria, ma per il resto la via ferrata non solo non esiste ma deve ancora iniziare ad essere progettata, in alcuni paesi persino pensata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 comparso sul n. 9\/2014 di InOgniDove (fa parte di un servizio intitolato STORIE DI DEMOCRAZIA NEGATA) No Tav: vale a dire No alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocit\u00e0 Torino-Lione. Nasce da questa idea fondamentale il Movimento &hellip; <a href=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=346\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[198,190,179,202],"tags":[159],"class_list":["post-346","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli","category-articoli-2010-2017","category-cultura-e-ambiente","category-nomi-di-genere-genere-di-nomi","tag-no-tav"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/346","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=346"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/346\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":348,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/346\/revisions\/348"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}