{"id":302,"date":"2014-08-04T12:40:06","date_gmt":"2014-08-04T10:40:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=302"},"modified":"2024-02-27T18:02:29","modified_gmt":"2024-02-27T17:02:29","slug":"3-il-femminile-esiste-basta-usarlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=302","title":{"rendered":"3)  Il femminile esiste: basta usarlo"},"content":{"rendered":"<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-302-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Il-femminile-esiste.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Il-femminile-esiste.mp3\">http:\/\/www.letiziagariglio.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Il-femminile-esiste.mp3<\/a><\/audio>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi \u00e8 stato a cena con una rossa non si tranquillizzi. Pu\u00f2 darsi che sua moglie non lo venga a sapere, ma ha senz&#8217;altro indirettamente contribuito, attraverso l&#8217;articolo di pettegolezzo che un giornalista ha scritto su di lui, a prolungare un uso discriminatorio della lingua.<!--more--> Sono espressioni che abbiamo molto letto nel passato e che resistono nell&#8217;uso anche oggi. Mi sentirei in tutta sincerit\u00e0 e senza alcuna supponenza di dare un consiglio a chi abbia scritto quella espressione: la prossima volta rifletta quanto una frase di quel tipo possa essere offensiva per il genere femminile, ridotto per sineddoche ad una capigliatura, costretta a condividere l&#8217;interesse per il colore con un&#8217;auto. Tanto per rimanere fra sineddochi, meglio sentir parlare di fuga di cervelli, quando riferita alle donne! Ma tant&#8217;\u00e8, l&#8217;uso discriminatorio della lingua italiana persiste, malgrado alcuni generosi tentativi per porre rimedio al problema. C&#8217;\u00e8 una tradizione grammaticale da riformare e, passo dopo passo, si sta tentando di realizzare il risultato di una grammatica pi\u00f9 bilanciata, sempre meno sessista. Intanto si comincia a porre sempre maggiore attenzione, soprattutto nella lingua scritta, in tutte le lingue europee, nelle situazioni ufficiali e istituzionali. In Italia, dopo <em>Il sessismo della lingua italiana<\/em>, di Alma Sabatini, del 1987; <em>Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole<\/em>, di Maria Serena Sapegno del 2010; le <em>Linee guida per l\u2019uso del genere nel linguaggio amministrativo<\/em> del Comune di Firenze e dell&#8217;Accademia della Crusca del 2012,\u00a0 la <em>Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione<\/em> pubblicato dalla Confederazione Svizzera nel 2012; \u00e8 appena uscito l&#8217;11 luglio del 2014, <em>Donne, grammatica e media &#8211; Suggerimenti per l&#8217;uso dell&#8217;italiano<\/em>, scritta dalla docente di linguistica Cecilia Robustelli.<br \/>\nA questi testi ci riferiremo per affrontare questioni di genere della lingua, piccole solo in apparenza. Non si tratta di inventare scappatoie o stranezze. Il femminile esiste: usiamolo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 stato a cena con una rossa non si tranquillizzi. 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