{"id":252,"date":"2011-09-24T10:35:40","date_gmt":"2011-09-24T08:35:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=252"},"modified":"2018-04-29T10:15:26","modified_gmt":"2018-04-29T08:15:26","slug":"unita-ditalia-e-nomi-femminili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=252","title":{"rendered":"UNITA&#8217; D&#8217;ITALIA E NOMI FEMMINILI"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>UNITA&#8217; D&#8217;ITALIA E NOMI FEMMINILI:<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; page-break-before: always;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-size: medium;\">(servizio pubblicato su Oltre, n. 33)<\/span><\/p>\n<h3><strong>Inchiostro invisibile delle Donne nel Risorgimento <\/strong><\/h3>\n<h3><strong> Condottiere, diplomatiche e&#8230; teresine<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Salotti risorgimentali<\/strong><\/h3>\n<h3 align=\"JUSTIFY\"><strong>Risorgimento ed educazione, persino per le donne!<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Salotti risorgimentali<\/strong><\/p>\n<p><strong>Risorgimento ed educazione, persino per le donne!<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le donne piemontesi e l&#8217;educazione<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-indent: 1.25cm; text-align: center;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>Inchiostro invisibile delle Donne nel Risorgimento<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Quanto mi piacerebbe scrivere un dettagliato e circostanziato articolo, lungo e pieno di nomi femminili, sulle donne del Risorgimento. <span style=\"font-size: medium;\">E invece, nonostante le buone intenzioni, temo che dovr\u00f2 faticare non poco a infilare una lista di nomi con desinenza in \u201ca\u201d. L\u2019elenco pu\u00f2 solo sembrare un poco pi\u00f9 lungo, grazie al doppio cognome di qualche nobildonna.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Gi\u00e0, il Risorgimento non fu, per le donne come per gli uomini, un movimento di popolo, bens\u00ec un movimento di intellettuali, per lo pi\u00f9 giovani, idealisti, creativi, pieni di ingegno e di fiducia nel futuro: un movimento, prima di tutto, di idee e di pensiero. E gli intellettuali, si sa, non fioriscono l\u00e0 dove la lotta per il pane si fa pi\u00f9 dura.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">A ben guardare le donne che si possono citare nel Risorgimento hanno tutte il doppio cognome, anche quelle che non erano nobili, perch\u00e9 vengono nominate con il loro cognome e con quello del marito. Avere un marito: condizione necessaria per esistere in un mondo in cui una donna, da sola, non valeva ancora un bel nulla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per\u00f2 una cosa va detta: se questa lista di nomi femminili sar\u00e0 cortina, non \u00e8 colpa delle donne, che al Risorgimento hanno partecipato, eccome: \u00e8 colpa di una immensa omissione che il mondo maschile ha operato, dimenticando ci\u00f2 che <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>davvero<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> le donne hanno fatto per il Risorgimento. Se il contributo che le donne di fatto diedero al Risorgimento \u00e8 stato dimenticato, non \u00e8 gi\u00e0 perch\u00e9 non sia stato consistente e importante, ma perch\u00e9 la situazione di inferiorit\u00e0 sociale delle donne, la loro dipendenza dalla famiglia, le ha relegate in una posizione di riconoscimento marginale, ad opera del mondo maschile. Anche nella storia risorgimentale, come pi\u00f9 in generale sempre nella storia, la lettura degli eventi e delle presenze \u00e8 stata una lettura misogina, costruita esclusivamente sul versante maschile. Se qualcosa \u00e8 stato documentato sulle donne, sembra che sia stato scritto con inchiostro che scompare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Cos\u00ec, anche quando oggi si ricorda qualcuna di queste donne, le si ricorda, come sempre, non come persone, ma come mogli o come madri. Anita Garibaldi perch\u00e9 era la moglie del condottiero, Teresa Casati Confalonieri perch\u00e9 era la moglie di Federico Confalonieri, Giulia Beccaria perch\u00e9\u2026 L\u2019unica che di solito non \u00e8 accompagnata da nessun nome maschile \u00e8 la contessa di Castiglione: nessuno sembrava ricordare, nemmeno quando era in vita, che era maritata. E infatti le \u00e8 stata attribuita la giusta nomea per una donna che pretendeva di essere indipendente, e non le sono stati risparmiati alcuni sfondi erotico-sessuali, si dice abilmente sfruttati da Cavour. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Conservo ancora gelosamente il libricino, con coccarda tricolore in copertina, che la scuola elementare mi don\u00f2 nel 1961, al Centenario dello Stato italiano. Ricordo di averlo letto golosamente, di aver tremato fra quelle pagine alle sorti delle battaglie, di aver risuonato con tutte le trombe di quei racconti (ed erano tante!), di aver combattuto a fianco del mio eroe (Garibaldi); ispirata da quel libro osai (ahim\u00e8) dipingere su tela la mia opera prima, intitolata \u201cLa battaglia di Calatafimi\u201d. Insomma, non esagero se dico che quel piccolo libro, scritto in caratteri minuti, ebbe un suo peso nella mia formazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Un po\u2019 per vezzo, un po\u2019 sul serio, l\u2019ho ora ripreso in mano e, con una certa religiosit\u00e0, ho riaperto quelle pagine. Cercavo, fra i miei preziosi tesori d\u2019infanzia, qualche nome di donna, che giustificasse, in senso femminile, la mia passata adesione alla causa risorgimentale, che potesse alimentare, oggi, nell\u2019et\u00e0 adulta, il fondamento di qualche certezza dell\u2019importanza che il genere cui appartengo potesse aver rivestito, anche allora. Che delusione: non ne ho trovato nemmeno uno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi devo rassegnare. Tuttavia ho la certezza che le donne operarono personalmente o a fianco dei loro familiari, e al pari degli uomini, soffrirono. Cos\u00ec proseguo la ricerca, ampliando la camera dei tesori perduti, dal singolo libricino a qualche scaffale della biblioteca di casa e, munita di qualche volume, mi risiedo alla scrivania.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Ora sono attorniata, alla mia sinistra, dal bel volto dell\u2019eroina, cui \u00e8 sempre andata la mia predilezione, fra le donne risorgimentali, Anita, Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva Garibaldi; un poco pi\u00f9 in l\u00e0 dall\u2019ovale stampato mi osserva la politica, la bella contessa prima nominata, Virginia Oldoini, contessa di Castiglione mentre, spostata un po\u2019 pi\u00f9 sulla destra, scalpita, con un ginocchio piegato, Teresina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Comincer\u00f2 da loro a raccontare le donne del Risorgimento, e non gi\u00e0 perch\u00e9 furono pi\u00f9 importanti di altre, semplicemente perch\u00e9 la loro immagine e il ricordo della loro presenza in quel periodo della storia \u00e8 rimasta nella memoria personale di chi scrive in modo pi\u00f9 duraturo, e sono certa che ora queste donne non possono deludere il romanticismo patriottico, spudoratamente ingenuo, di una bambina che per mezzo secolo le ha portate nel cuore. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Di chi fossi pi\u00f9 innamorata non lo so. Non sapevo, ieri come oggi, chi preferire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Lo so che oggi ci sono ben altri miti; perdonatemi.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong> Condottiere, diplomatiche e\u2026teresine<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Anita, la condottiera: fu per lei che piansi, decenne, tutte le mie lacrime, identificandomi nell\u2019eroina della nostra patria, accanto all\u2019amato generale (amato, sia chiaro, da lei, ma anche da me). Si pu\u00f2 dimenticare il primo amore?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">A ripercorrere oggi la sua biografia, le righe che la riguardano mi lasciano un po\u2019 perplessa: tutto quell\u2019eroismo, che allora mi faceva impazzire e ribollire di passione, non ce lo vedo pi\u00f9. Possibile, mi chiedo, che fosse davvero questo, il mio modello di donna?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">E anche il generale, suvvia, in qualche momento, persino un personaggio di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>feuilletton<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">. Per esempio quando vede Anita sulla spiaggia di Laguna, sbarca, attratto dal magnetismo dei suoi occhi che da distante ha osservati con il cannocchiale, la cerca ovunque, e quando la trova, le si avvicina dicendole: \u00abTu devi essere mia\u00bb. Ma insomma! Com\u2019\u00e8 che lei non gli ha mollato due sganassoni?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Eppure\u2026 come mi sembrava, un tempo, romantico!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Comunque: la diciottenne Anita non doveva pensarla come me, se non esit\u00f2 un attimo a seguire l\u2019audace marinaio trentaduenne, capitano di alcune piccole navi, che si dedicavano alla guerra corsara contro la flotta imperiale brasiliana. Fu lui stesso a raccontare tutta la storia nelle sue Memorie. Cos\u00ec, Anita decise di essere \u201csua\u201d e si trasfer\u00ec a bordo della nave del corsaro, e da corsara condusse una parte della sua vita. Il resto la trascorse da condottiera, accanto al suo compagno, con cui condivise, oltre alla famiglia e a lunghi periodi di indigenza, le spedizioni in pi\u00f9 continenti, le marce a cavallo, le guerre. L\u2019ultima campagna di guerra e di fuga le cost\u00f2 la vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1849 \u00e8 con Garibaldi a Roma per la proclamazione della Repubblica Romana, che per\u00f2 avr\u00e0 vita breve. Gli eserciti francese e austriaco vogliono ripristinare il potere papale e attaccano. Inizia la strenua resistenza dei garibaldini, ma infine sono costretti alla fuga: una marcia forzata attraverso la penisola. Garibaldi, Anita e il Capitano Leggero, fedelissimo di Garibaldi, rimangono insieme nella fuga. Anita \u00e8 incinta, al quinto mese di gravidanza, sta male, ma deve affrontare l\u2019ultimo calvario a cavallo, fra i sentieri di montagna, gli attraversamenti a guado dei fiumi, le lunghe marce a piedi. Quando arriva alla paludosa regione di Comacchio, cos\u00ec simile al luogo dove in Brasile era nata, perde conoscenza e, dopo un ultimo traghetto su una piccola barca, a soli ventotto anni, muore. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Al Gianicolo, il monumento della sepoltura la rappresenta a cavallo col figlioletto al collo in atteggiamento di galoppo. Per volont\u00e0 del marito, nel 1859 le sue spoglie vengono trasferite a Nizza, dove Garibaldi pone il seguente epitaffio: \u201cAl santuario venduto de&#8217; miei padri avranno stanza le tue reliquie e d&#8217;altra donna amata, Madre ad entrambi, adornerai l&#8217;avello!\u201d. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il destino e la geografia sparpagliarano i loro cinque figli, riservando loro vicende di vita disparate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi, se alcuni toni zuccherosi che riguardano la nostra eroina ci sembrano melensi al pari di una telenovela, continua tuttavia a spiccare una certa forza da alcuni suoi ritratti: \u00e8 sempre raffigurata accanto al suo uomo, in posizione paritaria, fianco a fianco, spesso sui loro destrieri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Chiss\u00e0, forse inconsciamente, le bambine di cinquant\u2019anni fa hanno sempre colto quella promessa di emancipazione che la sua figura emanava dalle cornici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La seconda figura femminile, Virginia, che colp\u00ec il mio cuore, era bella, bellissima, forse la pi\u00f9 bella donna d\u2019Europa. Non doveva essere uno stinco di santa: immensamente egoista. Ma era intelligente, intelligente e scaltra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La sua data di nascita fu motivo di smemoratezza per lei stessa, ma non per i maligni (1837): occhi di intenso verde azzurro dalle sfumature ametista, una certa propensione per l\u2019amore e mente lucida e fredda. And\u00f2 in sposa al conte Francesco Verasis di Castiglione Tinella e di Costigliole d\u2019Asti, cugino di Cavour, il quale sapeva benissimo quale gatta da pelare andava a prendersi, ma era pazzo di lei, che non aveva ancora diciassette anni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonostante il suo raffinato egoismo, la bellissima nutriva idee favorevoli per la causa risorgimentale, alla quale pare aver dato un contributo del tutto personale, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, avvincendo con le sue arti l\u2019Imperatore Napoleone III, e convincendolo poi a sostenere la causa dell\u2019indipendenza italiana. Si dice che le sia stato sufficiente un incontro con lui di una mezz\u2019ora, da cui usc\u00ec con una collana di perle a cinque giri, un appannaggio mensile di cinquantamila franchi e\u2026 una grande simpatia dell\u2019Imperatore per la causa italiana. Del resto Cavour l\u2019aveva implorata: \u00abNon importa quali mezzi userete, ma riuscite\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo \u00e8 ci\u00f2 che venni a sapere qualche anni dopo la fine delle elementari. Meglio cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Malignit\u00e0, nient\u2019altro. Malignit\u00e0 che non pesarono su di lei pi\u00f9 che una piuma di cui farsi ornamento. Che non servirono per nulla a svilire la mia gratitudine verso questa eroina della causa italiana, n\u00e9 sull\u2019immagine di grandezza che di lei mi ero formata, nell\u2019atteggiamento di chi, valorosa diplomatica, lavorava fianco a fianco del grande statista Cavour. Del resto, come molti, conobbi il significato del nome di <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>escort<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> solo molto pi\u00f9 tardi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">E poi, ci\u00f2 che conta \u00e8 rimasto nella storia. Nel maggio-luglio 1859, Napoleone III con l\u2019esercito francese venne in Italia e aiut\u00f2 a sconfiggere le forze austriache, e da questo si origin\u00f2 l&#8217;unificazione d&#8217;Italia (nonch\u00e9 il passaggio alla Francia della Savoia e della regione di Nizza!). Tutto il resto \u00e8 regno del pettegolezzo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il terso personaggio che ha lasciato un impronta nella bambina di cinquant\u2019anni fa non \u00e8 altrettanto storico quanto i due precedenti, eppure ha aleggiato nei cuori dei soldati in periodo risorgimentale, pi\u00f9 di molti personaggi la cui veridicit\u00e0 storica sia stata accertata. Ve lo ricorderete subito, non appena leggerete il ritornello: \u201c O la bella Gigogin col trollallarillarillallera\/ oi la bella Gigogin col trollallarillalillall\u00e0\u2026\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Gigogin, diminutivo piemontese di Teresina, fanciulla quindicenne vista per un giorno e vagheggiata per sempre: era il 22 marzo del \u201948, si dice, quando dal Piemonte arriv\u00f2 a Milano per partecipare alle barricate. A Porta Tosa, si narra, scoppi\u00f2 l\u2019amore fra lei e Mameli. \u00c8 lei che per la prima volta, almeno nell\u2019immaginario popolare, intona la canzone e canta: \u201cDaghela avanti un passo\u201d, verso che incita a fare un passo verso lo straniero e a vincerlo. Lo straniero era, come sempre, l\u2019Austria.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Sar\u00e0 mai esistita Gigogin? E chi lo sa. Lei spar\u00ec, ma il canto rimase per sempre.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong> Salotti risorgimentali<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, dire che fare salotto, tenerlo o parteciparvi, sia un\u2019azione rivoluzionaria, farebbe ridere chiunque. I pi\u00f9 educati atteggerebbero le labbra a sorriso. Abbiamo infatti un\u2019idea di salotto, come di qualcosa di perfettamente inutile e perditempo. Cose per sfaccendati senza nulla di pi\u00f9 importante da fare, cose per gente priva di degna occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure due secoli fa non era cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo immaginare un mondo senza radio n\u00e9 televisione, scarso di giornali, insomma privo di quei canali di comunicazione di cui oggi noi godiamo, e talvolta abusiamo, pur lamentandoci in continuazione. Ebbene, i salotti, erano quei luoghi in cui avveniva lo scambio di informazioni, sia di genere politico che mondano: gossip non era una parola usata, ma con ogni probabilit\u00e0 gi\u00e0 praticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dobbiamo per\u00f2 pensare che i Salotti avesse accesso chiunque: pochi erano gli ammessi, solo coloro che avevano le carte in regola per prendervi parte: lignaggio, istruzione, cultura, in una parola, educazione. A parteciparvi era l\u2019aristocrazia e l&#8217;alta borghesia. Buoni meriti per meritare un invito all\u2019accesso erano le capacit\u00e0 intellettuali, artistiche, e letterarie. Ma per davvero, non per finta. Cos\u00ec, tanto per sgombrare il campo da dubbi o equivoci, che i tempi in cui viviamo purtroppo suscitano, sia chiaro che non servivano n\u00e9 cosce lunghe, n\u00e9\u2026 come dire, disponibilit\u00e0 umana alle relazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Salotto stesso esercitava una funzione educativa, formando gli ospiti a una raffinata arte della conversazione, nel rispetto dei ruoli. Gli ospiti invitati nel Salotto, a loro volta, erano legittimati dalla loro stessa presenza e partecipazione al gruppo, tanto da acquisire, con questa stessa appartenenza, rispettabilit\u00e0. Insomma, diciamo che le cose andavano un po\u2019 diversamente da oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a qui per\u00f2 ancora non \u00e8 chiaro che cosa tutto ci\u00f2 avesse a che fare con il Risorgimento. Ma va detto che, al di l\u00e0 del piacere per le riunioni periodiche dell\u2019aristocrazia italiana, i Salotti assunsero presto un carattere politico esplicito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti di essi diedero un contributo importante nella formazione e nella circolazione di idee indipendentiste, progressiste; in molti dei Salotti si coltivarono le amicizie di coloro che divennero tessitori e condottieri del nuovo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capi indiscussi dei salotti, conduttrici delle conversazioni garbate ma sostanziose, mecenati artistici, furono le donne, le padrone di casa, regine incontrastate del Salotto, alle quali si doveva l\u2019impronta particolare e riconoscibile delle caratteristiche degli ambienti. Il modo con cui le presenze s\u2019intrecciavano, fra parole bene educate, era solo la padrona di casa a stabilirlo, consegnando al Salotto il segno della sua personalit\u00e0 e il suo tocco inconfondibile, e permettendo a idee e destini di svolgere le loro trame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tennero Salotti nei principali citt\u00e0 italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Torino, il Salotto forse pi\u00f9 noto apparteneva alla baronessa Olimpia Savio di Bernsteil, la quale fu poetessa e scrittrice. Lo chiam\u00f2 &#8220;Millerose&#8221;, dal nome del palazzo che era la residenza estiva dei Savio. Fra le frequentatrici del salotto vi era anche la marchesa Giulia Falletti di Barolo. La baronessa Savio tenne ogni settimana riunioni che avevano un carattere molto letterario, affollate di letterati e artisti e politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annot\u00f2 in un diario il mondo del suo Salotto, e questo \u00e8 uno dei motivi per cui se n\u2019\u00e8 conservata memoria. Oltre al diario ha lasciato un carteggio in cui dialoga con molti personaggi italiani di rilievo. Nel 1909 il discendente di casa Savio, il barone Federico Savio, prese la decisione di ricavare un libro dalla ricca documentazione da lei lasciata: furono cos\u00ec date alle stampe le Memorie della baronessa Olimpia Savio, in due volumi, edito dai Fratelli Treves. Il libro fornisce notizie accurate della Torino del XIX secolo.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong> Risorgimento ed educazione, persino per le donne!<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Prima dell\u2019unificazione del nostro stato e della nascita del Regno d\u2019Italia, tra la popolazione dei diversi stati preunitari, si annoverava un bel tasso di analfabetismo: pi\u00f9 dell\u201980%, nelle regioni pi\u00f9 sfortunate.<\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Fra tutti, il primato era riservato alle donne: solo una su otto maschi (o ancor pi\u00f9 di otto) sapeva apporre la propria firma.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Fatta eccezione per l\u2019aristocrazia e la borghesia, in cui le giovani fanciulle erano utili strumenti di tessiture sociali, attraverso i matrimoni, le donne, in buona sostanza, erano considerate negli strati inferiori della popolazione, alla stregua di bestie da soma. Che poteva loro servire la cultura?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Il loro destino era solo il lavoro, la riproduzione, l\u2019accudimento dei figli, la cura della famiglia. Nulla di pi\u00f9 inutile, dunque, del lavoro della mente. Anzi, l\u2019istruzione poteva apparire persino pericolosa, di ostacolo alla formazione di una buona disposizione, nel soggetto femminile, all\u2019obbedienza, qualcosa che poteva persino far venire dei grilli per la testa: un intralcio al servizio che le donne avevano il ruolo di compiere per la famiglia e, attraverso di essa, alla societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Quando veniva fornita un po\u2019 d\u2019istruzione alle donne, riguardava, semmai, l\u2019economia domestica e un po\u2019 di catechismo: con qualche dogmatico insegnamento religioso avrebbero seguito con migliore aderenza le regole imposte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Alfabeto e sistema metrico decimale giunsero molto pi\u00f9 tardi, dopo l\u2019unificazione e dopo la legge Casati, che prevedeva l\u2019istruzione (persino!) per le donne.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Per la verit\u00e0 gi\u00e0 Carlo Felice nel Regno di Sardegna aveva emanato nel 1822 un Regolamento che instaurava l\u2019istruzione obbligatoria: ma tutto era rimasto su un piano puramente teorico. Infatti, non si pass\u00f2 mai alla realizzazione del progetto, per mancanza di fondi. Inoltre, nel periodo della Restaurazione, aleggiava un pesante clima oscurantista e la scuola era dominata dai Gesuiti. Unico segno di apertura fu a Torino la creazione di un collegio per la formazione d\u2019insegnanti laici che, nel 1844, venne affidato a Ferrante Aporti, fermamente osteggiato da tutto il clero. Lo stesso Aporti fu il propulsore, in Piemonte, degli asili d\u2019infanzia: nel 1831 ne apr\u00ec uno, con refezione, per i poveri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">A favore del Piemonte, peraltro, va ancora oggi il riconoscimento di una politica della cultura schiettamente nazionale. Infatti, nella regione, gi\u00e0 nel decennio di preparazione dell\u2019Unit\u00e0, dal \u201948 al \u201959, si raccolsero gli spiriti pi\u00f9 nobili, i quali erano consapevoli in modo profondo della centralit\u00e0 del problema dell\u2019istruzione e della scuola (anche per i soggetti femminili), la cui risoluzione si vedeva con chiarezza camminare di pari passo con il Risorgimento della patria e con l\u2019evoluzione dell\u2019avvenire del Paese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Malgrado molte lacune, le novit\u00e0 della legge Casati del 1859 non furono poche: venne istituita la prima scuola elementare per tutti, di quattro anni, con un biennio inferiore ed uno superiore; si insegnavano religione, lettura e scrittura, aritmetica e sistema metrico decimale, la lingua italiana, la geografia e la storia nazionale. Le Scienze fisiche e naturali si osservavano nell\u2019applicazione agli usi della vita quotidiana. L\u2019istruzione elementare era a carico dei comuni, restando pero\u2019 di competenza del ministero della pubblica istruzione i programmi e le didattiche. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Una divisione si stabiliva ancora tra corsi per maschi e per femmine, in cui s\u2019insegnavano anche i \u201cmestieri donneschi\u201d. Per\u00f2 la scuola, anche per le femmine, <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>c\u2019era.<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> E scusate se insisto, ma davvero mi pare che proprio a quel punto si possa far risalire la vera rivoluzione per l\u2019istruzione in generale, e in special modo per quella femminile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La scuola elementare era obbligatoria per tutti ma occorrer\u00e0 attendere sino al 1877 per ribadire il connotato di obbligatoriet\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8 pur vero che, dopo l\u2019unificazione dell\u2019Italia, molte famiglie erano restie, o addirittura contrarie, ad accettare l\u2019idea di un\u2019istruzione per i figli, tanto pi\u00f9 se femminile, convinte com\u2019erano che per una fanciulla l\u2019educazione fosse inutile; per di pi\u00f9 recalcitravano a rinunciare al poco guadagno derivato dal lavoro minorile.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"> Tuttavia, furono soprattutto i figli del popolo e della piccola borghesia a usufruire al diritto pubblico allo studio, poich\u00e9 l\u2019aristocrazia e l\u2019alta borghesia continuarono ancora per un po\u2019 a fornire ai propri discendenti un\u2019educazione privata, che veniva considerata di maggior valore.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"> Oggi, tempo in cui sta andando nuovamente perduto il concetto di una scuola di stato (la scuola <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>statale<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> non esiste pi\u00f9, \u00e8 sostituita dalla scuola <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>pubblica<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\">), credo che ci potrebbe fare un gran bene tentare un\u2019immersione, per quanto breve, nelle idee pedagogiche del nostro Risorgimento, quando le menti erano fermenti di idee e i cuori fibrillavano di sentimenti generosi.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"> Siamo cos\u00ec sicuri di voler assecondare le idee che oggi circolano, nuovamente cos\u00ec favorevoli all\u2019istruzione privata; siamo cos\u00ec certi di voler rinunciare a quanto l\u2019Italia ha cos\u00ec faticosamente conquistato, con tante vite e tanto sangue? Davvero vogliamo rinunciare all\u2019esercizio, da parte del popolo, di quei diritti che per 150 anni lo Stato ha concesso e garantito, attraverso un\u2019efficace istruzione?<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"> Non \u00e8 pi\u00f9, la statalit\u00e0 della scuola pubblica, una condizione da preservare tenacemente, insieme con quello di obbligatoriet\u00e0 e di gratuit\u00e0 dell&#8217;istruzione?<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\"> Oggi, nella nostra zoppicante Italia, si tende a scordare che sono forse proprio le donne coloro che si sono emancipate di pi\u00f9, soprattutto grazie all\u2019istruzione; nessuno pi\u00f9 ricorda qual era la condizione della donna, nel tempo <\/span><span style=\"font-size: medium;\"><i>prima<\/i><\/span><span style=\"font-size: medium;\"> della scuola di stato, della sua obbligatoriet\u00e0 e gratuit\u00e0. Sempre pi\u00f9 spesso mi viene il dubbio che, di dimenticanza in dimenticanza, stiamo percorrendo dei vigorosi passi indietro.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong> Le donne piemontesi e l\u2019educazione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel panorama risorgimentale a Torino si distinsero le opere educative di due donne che portavano lo stesso nome e, sebbene in modi diversi, lottarono per l\u2019educazione delle donne: Giulia Falletti di Barolo e Giulia Molino Colombini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Giulia Molino Colombini, torinese, fu letterata e educatrice; rimasta vedova con un piccolo appena nato, all\u2019et\u00e0 di ventidue anni, divenne esperta in pedagogia, dedic\u00f2 la sua vita al progresso dell&#8217;istruzione popolare, in particolare femminile. Si occup\u00f2 essenzialmente dell&#8217;educazione della donna, per la quale sosteneva la necessit\u00e0 di una cultura larga e solida, e lasci\u00f2 un segno sia con il suo operato, sia con i suoi scritti, fra i quali \u201cSull&#8217;educazione della donna\u201d e \u201cLettere di una giovane madre che vuol educare da s\u00e9 la sua bambina\u201d. A Torino costitu\u00ec la sezione femminile per lo studio delle lingue del Circolo Filologico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Giulia Colbert di Maulevrier, sposata con il marchese Tancredi Falletti di Barolo, dedic\u00f2 la propria vita alle donne: alle pi\u00f9 umili e disgraziate, le carcerate. Si serv\u00ec del proprio lignaggio, dell\u2019affidabilit\u00e0 e del potere della propria famiglia per lottare, in ogni modo, per migliorare la condizione della donna in carcere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">La Torino risorgimentale, capitale del Regno, era bella; la vita vi scorreva dolce e intensa di animazione culturale. Ma solo per borghesi e aristocratici. Su una fitta rete di viuzze si affacciavano, poco distanti dalle vie porticate, abitazioni malsane e degradate, popolate di diseredati. Ieri come oggi, i pi\u00f9 disperati non avevano nemmeno una casa dove abitare. Le donne, al pari degli uomini miserabili, vivevano di espedienti, furti, accattonaggio, cui si aggiungeva la prostituzione. Alle carcerate si dedic\u00f2 Giulia di Barolo: ce ne rimane ampia testimonianza da parte di Silvio Pellico, che la conosceva bene, e scrisse \u201cLa Marchesa di Barolo nata Colbert\u201d, a lei dedicato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Nelle carceri Giulia port\u00f2 conforto, cibo, abiti, e istruzione! A insegnare, instancabilmente, fu lei stessa, aiutata da un alfabetiere di grandi dimensioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Cre\u00f2 l\u2019Ospedale di Santa Filomena per ragazze storpie e inferme. Poi cre\u00f2 per le donne \u201cIl Rifugio\u201d, aperto a quelle che chiedevano di essere ammesse e, trascorsi due o tre anni, ne uscivano, dopo aver imparato un po\u2019 d\u2019alfabeto e qualche mestiere. Nel Rifugio confluivano le Maddalenine. E sia chiaro che erano bambine sotto i dodici anni, che avevano gi\u00e0 subito violenza e stupro da parte di familiari o estranei. Nella loro breve vita non erano mai state avvicinate da nessuno, prima, con l\u2019amore che Giulia port\u00f2 loro. Del resto l\u2019aveva dichiarato a Tancredi, quando era giunta sposa a Torino: \u201cIl mio giorno di vita non lo passer\u00f2 ozioso. Andr\u00f2 e cercher\u00f2 gli afflitti\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNITA&#8217; D&#8217;ITALIA E NOMI FEMMINILI: (servizio pubblicato su Oltre, n. 33) Inchiostro invisibile delle Donne nel Risorgimento Condottiere, diplomatiche e&#8230; teresine Salotti risorgimentali Risorgimento ed educazione, persino per le donne! Salotti risorgimentali Risorgimento ed educazione, persino per le donne! 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