{"id":250,"date":"2011-10-24T10:26:41","date_gmt":"2011-10-24T08:26:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=250"},"modified":"2018-04-29T10:14:26","modified_gmt":"2018-04-29T08:14:26","slug":"torino-ed-architettura-esoterica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=250","title":{"rendered":"TORINO ED ARCHITETTURA ESOTERICA"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>TORINO ED ARCHITETTURA ESOTERICA<\/strong>:<\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">(servizio pubblicato su Oltre, n. 34)<\/p>\n<p><strong>Strane facce di pietra<\/strong><\/p>\n<p><strong>La difesa ai mascheroni e ai batacchi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Draghi e serpenti, energia vitale e rigenerazione<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>Strane facce di pietra<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un numero precedente della nostra rivista abbiamo iniziato, con La Chiesa della Gran Madre, un percorso nella Torino esoterica.<br \/>\nContinuiamo qui disponendoci ad una passeggiata fra i numerosissimi palazzi torinesi che mostrano, sulle loro stesse facciate, e qualche volta nell\u2019interno dei loro splendidi cortili, strane facce, che sembrano guardarci dalle loro posizioni di osservazione privilegiata, dall\u2019alto, sulle chiavi di volta. Scolpiti nella pietra o realizzati in litocemento, ecco i mascheroni torinesi, posti a vigilare sugli abitanti degli edifici contro ogni avversit\u00e0. Qualche volta ci osservano, celati anche nelle forme dei batacchi, o battocchi, o picchiotti. Stanno l\u00ec a consentire a chiunque di bussare alla porta, ma minacciano di saper scegliere coloro ai quali sar\u00e0 permesso d\u2019entrare.<br \/>\nAllontanare il male: preoccupazione presente nell\u2019architettura antica come in quella greca e romana, dove con significato propiziatorio Satiri e Gorgoni ornavano le antefisse dei templi. Preoccupazione giunta attraverso i secoli fino a noi, in ornamenti di chiavi di volta, nelle cornici e nelle mensole sporgenti sulle facciate, nei mascheroni dalle fattezze umane o animali, e qualche volta persino vegetali. Talvolta questi segni in pietra, in terracotta o in calcestruzzo, possiedono caratteristiche grottesche, rappresentano diavolacci, streghe, uccelli notturni, draghi pericolosi e rettili infidi. Sono posti a scopo protettivo, apotropaico, essendo in grado di esorcizzare il male, allo stesso modo con cui lo sanno fare le fattezze deformi o grottesche, tratte dall\u2019immaginario demoniaco, che si attribuivano ai volti mostruosi.<br \/>\nGi\u00e0 Bernardo di Chiaravalle si domandava, nel XII secolo, che cosa ci facessero nei chiostri, le \u201cridicole mostruosit\u00e0\u201d: scimmie immonde, feroci leoni, centauri mostruosi. Si preoccupava che in quei luoghi di preghiera e di studio, si potesse ottenere maggior gusto a \u201cleggere i marmi\u201d che a studiare i codici miniati e a meditare sulla legge di Dio.<br \/>\nNon doveva avere tutti i torti, dal suo punto di vista di \u201cbacchettone\u201d rigorista, eppure i mostri erano da tempo entrati a far parte dei luoghi di meditazione. Poi, nei secoli successivi, entrarono anche a far parte delle pagine miniate, in margine agli scritti, insieme alle note segnate dai monaci sugli spazi lasciati liberi (marginalia). Si cerc\u00f2 di mettere almeno un po\u2019 di ordine fra queste mostruose figure di Dio, inventando i bestiari moralizzati, nei quali si cerc\u00f2, fra mille sproloqui, di dare un senso allegorico anche alle figure mostruose.<br \/>\nOggi qualcuno, guardando queste forme dalle strane fattezze sulle facciate dei palazzi, non se lo ricorda pi\u00f9 a che cosa in origine servissero.<br \/>\nPer chi poi, come i cittadini di Torino, \u00e8 abituato a essere circondato, in palazzi storici del centro e di molti quartieri, da ornamenti architettonici di questo tipo, pu\u00f2 intervenire l\u2019assopimento della percezione: non ci si stupisce neanche pi\u00f9. Ed \u00e8 un vero peccato, poich\u00e9 \u00e8 davvero un grande regalo poter vivere e camminare fra le strade di una citt\u00e0 che regala il godimento artistico lungo gran parte delle sue vie.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>La difesa ai mascheroni e ai batacchi<\/strong><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione accademica decorativa, come accennato, arricchisce gli edifici di Torino, citt\u00e0 squisitamente barocca, ma ad essa si va ad aggiungere il segno di un\u2019altra cultura architettonica, che ha lasciato anche sugli edifici un\u2019incidenza profonda: quella massonica. Questa, dal momento che si tratta di una cultura esoterica, \u00e8 stata assai meno studiata della prima.<br \/>\nNon solo gli edifici barocchi si arricchiscono di ornamenti, ma essi proseguono fino al novecento, entrando a far parte delle costruzioni architettoniche residenziali a cavallo tra il XIX e il XX secolo, caratterizzate dal cambiamento delle tecniche costruttive, le quali videro l\u2019introduzione dell\u2019uso del cemento armato. In quel periodo di grande eclettismo l\u2019uso di queste figure ornamentali ebbe una bella fioritura.<br \/>\nLa maschera ha sempre affascinato gli artisti, non solo di teatro: \u00e8 un oggetto squisitamente enigmatico, mezzo adatto a determinare una rapida metamorfosi, potendo allo stesso tempo nascondere e svelare. Anche in architettura, come spesso \u00e8 accaduto in teatro, la maschera, o mascherone, disegna tratti esasperati, fissando l\u2019espressione in una forma immutabile e definitiva.<br \/>\nTra i diversi mascheroni un posto eccellente \u00e8 riservato al diavolo, nelle sue caratteristiche pi\u00f9 tradizionali: la massima fioritura della bruttezza. Eppure proprio brutto e antipatico, sopra gli architravi dei portoni o sulle maniglie dei batacchi, non lo si pu\u00f2 dire, e nemmeno brutto e cattivo.<br \/>\nCon le smorfiacce che fa non gli riesce difficile farci sorridere, e se poi hanno tentato di aggiungergli, per buona misura, orecchie belluine ed irsute, corna caprine, denti equini o di qualche altra specie animale, con contorno di linguacce spropositate, rischia, invece di farci paura, di farci sorridere. Falsamente truci, questi satanassi, per nulla macilenti, anzi, ornati da gote carnose, finiscono con l\u2019attirare le nostre simpatie. Ammetto che fra gli angeli e i demoni, preferisco gli ultimi.<br \/>\nCos\u00ec come, tra i putti, i bucrani e i draghi alati, sono certamente questi ultimi ad attirare maggiormente l\u2019attenzione.<br \/>\nI bucrani, vale a dire le teste di vacche e tori (qualche volta di bufale) sono un soggetto molto interessante in archeologia e in mitologia, ma non sono sicura che siano stati posti nelle loro sedi architettoniche con una precisa conoscenza del significato, ma piuttosto siano stati scelti come soggetti idonei, per la loro plasticit\u00e0, a sollecitare la creativit\u00e0 dello scultore. Il mondo archeologico e, fra tutti, una delle sue maggiori esponenti, Marija Gimbutas, ha ampiamente dimostrato il significato che i bucrani possedevano, quando erano posti a decorazione delle tombe ipogee neolitiche. Rappresentavano in modo perfetto l\u2019apparato femminile, con ovaie, tube di Falloppio e utero. Erano forme rappresentative della Divinit\u00e0 Femminile, precedente ogni divinit\u00e0 maschile d\u2019era patriarcale, in grado di dare rigenerazione ai corpi posti nella terra, cui la Dea avrebbero donato nuova vita. L\u2019Italia \u00e8 ricca di bucrani perfettamente conservati, soprattutto in Sardegna. Trovarli appesi a fianco dei portali delle case torinesi fa un certo effetto, ma sono certa che non mancheranno di dare lunga vita agli abitanti o ai frequentatori degli edifici su cui si trovano.<br \/>\nDel resto, non \u00e8 forse il toro l&#8217;animale collegato con la citt\u00e0 di Torino?<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>Draghi e serpenti, energia vitale e rigenerazione<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Draghi, draghetti, serpenti e ippogrifi alati abbondano in citt\u00e0.<br \/>\nChe un drago sia sempre imparentato con serpenti e rettili, non vi \u00e8 dubbio. Nell\u2019origine del nome, e nel contenuto di alcuni racconti mitici, c\u2019entra anche l\u2019atto del guardare con vista acutissima: Omero stesso nell\u2019Iliade parla del drago con vista acuta e forza leonina.<br \/>\nAl mondo biblico i draghi non sono mai stati tanto simpatici, come del resto i serpenti: in comune pare avessero una certa pericolosa propensione alla volont\u00e0 di conoscenza e il possesso di una vasta sapienza. Caratteristiche entrambe pericolosissime, soprattutto se associate alle velleit\u00e0 del genere femminile. Dunque, non potevano che essere catalogati come esseri malefici, in combutta con il diavolo. Anzi, rappresentazioni del diavolo stesso.<br \/>\nSe un drago aveva tante teste, poi, come l\u2019Idra di Lerna della mitologia greca, era decisamente meglio tagliargliele tutte. E come stupirci che a una tipa brutta come Medusa gliel\u2019abbiano tagliata, la testa, se aveva tutti i serpenti al posto dei capelli? E che dire della pessima abitudine, tutta femminile, di parlare a proposito e a sproposito, come faceva l\u2019antica sacerdotessa che abitava a Delfi, in compagnia del dragone chiamato Pitone? Via anche il Pitone, trafitto dallo stesso dio Apollo. Ed ecco la sacerdotessa, perduta la sua abilit\u00e0 autonoma di divinare, parlare solo per volont\u00e0 del dio. Che diamine. Tutti eroi, questi uccisori di draghi, come il guerriero San Giorgio. Ben gli sta che poi l\u2019Arcangelo Michele abbia scacciato pure il drago dell\u2019Apocalisse dalle sette teste e dalle dieci corna: via, cacciato dal cielo.<br \/>\nMa abbandoniamo lo scherzo, e cerchiamo la causa di tanta malevolenza verso questi creature costruite, in parte, dalla fantasia.<br \/>\nAbbiamo il sospetto che l&#8217;antipatia diretta verso il mitico essere cos\u00ec fortemente imparentato con sauri e serpenti, abbia attirato nel corso della storia sviluppatasi attorno alle importanti culture religiose monoteiste, un&#8217;antipatia molto simile a quella che la realt\u00e0 attribuiva all&#8217;elemento femminile: in epoche storiche posteriori all&#8217;antico Neolitico, infatti, nel quale invece si ritrovano importanti tracce della considerazione attribuita ai rettili, come espressioni di forza di rigenerazione femminile, fu ingaggiata nei loro confronti una vera e propria guerra.<br \/>\nNelle incisioni e sulle ceramiche della cultura neolitica, al contrario, in cui primeggiava la divinit\u00e0 femminile, la Grande Dea della ciclicit\u00e0 delle espressioni della vita, la dea stessa veniva disegnata con segni di movimento dinamico: spirali che giravano in senso centrifugo, serpenti attorcigliati e ondulanti, circoli, movimenti di innalzamento e abbassamento delle maree, corna bovine, germogli movimentati con linee spiraleggianti di crescita. Fra gli animali cari alla dea spiccava il serpente, animale capace di rigenerarsi compiendo la muta, di stare nelle viscere della terra e fuori.<br \/>\nIl serpente era il simbolo pi\u00f9 importante della divinit\u00e0 femminile, sia nella sua forma figurata sia nella sua forma astratta di spirale: significava l&#8217;energia vitale e la rigenerazione. Ancora nella civilt\u00e0 greca e romana era diffusa la credenza che i serpenti agissero da protettori del focolare e che, essendo in grado di deporre molte uova, fossero portatori di fertilit\u00e0; si riteneva inoltre donassero letizia agli uomini e prosperit\u00e0 per i loro raccolti e le loro greggi. Anche l\u2019arte di guarigione, esercitata nel mondo greco dal dio Hermes, era simboleggiata da due serpenti attorcigliati sul caduceo (il simbolo rimane ancora oggi sulla soglia di molte farmacie). Non dimentichiamo che nella tradizione indiana si rappresenta come un serpente attorcigliato l\u2019energia vitale della Kundalini.<br \/>\nTuttavia, come ben sappiamo, i segni e i simboli che gli uomini pensano di aver cacciato e ridotto al margine del luminoso mondo maschile, sono difficili a morire: capita che dall&#8217;oscuro mondo dell&#8217;inconscio ritornino, magari per strade secondarie, quando quasi nessuno pare pi\u00f9 ricordare il loro significato, divenuto ormai nebuloso, e, non si sa bene perch\u00e9, si assestino qua e l\u00e0, su un portone, un architrave, un chiavistello, mentre inosservati sputacchiano fuoco sui passanti, posando i loro occhi di brace.<br \/>\nE cos\u00ec, dalle facciate degli edifici torinesi, draghi e serpenti, con ali e senza ali, disegnati in piccole forme o tracciati nelle dimensioni di antichi dinosauri, linguacciuti o caudati, non mancano di proteggere gli abitanti all\u2019interno dei palazzi, donando loro un quid della sapienza delle antiche Madri, e controllando, con vista acuta, i nemici alla porta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TORINO ED ARCHITETTURA ESOTERICA: (servizio pubblicato su Oltre, n. 34) Strane facce di pietra La difesa ai mascheroni e ai batacchi Draghi e serpenti, energia vitale e rigenerazione &nbsp; Strane facce di pietra In un numero precedente della nostra rivista &hellip; <a href=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=250\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[179,8],"tags":[163],"class_list":["post-250","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura-e-ambiente","category-giornalismo","tag-esoterismo-e-mistero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=250"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":265,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/250\/revisions\/265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}