{"id":247,"date":"2011-11-24T09:56:40","date_gmt":"2011-11-24T08:56:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=247"},"modified":"2018-04-29T10:13:39","modified_gmt":"2018-04-29T08:13:39","slug":"tutti-pizzicati-dalla-taranta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=247","title":{"rendered":"TUTTI PIZZICATI DALLA TARANTA"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong> TUTTI PIZZICATI DALLA<\/strong> <strong>TARANTA<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0<\/strong>(articolo pubblicato su Oltre, n. 35)<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Tutti pizzicati dalla taranta<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Intervista ad Aurora Lo Bue, ballerina di pizzica<\/strong><\/h3>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i><span style=\"font-weight: normal;\">\u00a0<\/span><\/i><\/span><\/p>\n<h2 style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"CENTER\"><strong>Tutti pizzicati dalla taranta<\/strong><\/h2>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-weight: normal;\">Aperitivi pizzicati, feste e notti di pizzica in piazza, corsi di pizzica, lezioni di taranta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> No, non in Puglia. Proprio qui, da noi, in Piemonte.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Molti erano pronti a giurare che le vecchie forme folkloriche dell&#8217;Italia meridionale fossero destinate a morire per sempre, dopo gli anni di grande emigrazione dal sud al nord (anni &#8217;60), con l&#8217;accettazione di modelli culturali pi\u00f9 \u201cmoderni\u201d: i santuari sarebbero decaduti per sempre, vuoti di pellegrini; le feste, religiose e pagane, sarebbero state liquidate in nome del progresso, cos\u00ec intollerante verso le espressioni arcaiche, e i riti della cultura urbana avrebbero prevalso su quelli contadini. Gli uomini, dopo aver finalmente stemperato i bisogni di dare sfogo alle proprie angosce attraverso occasioni rituali, avrebbero scelto la strada del pensiero logico e sarebbero stati cos\u00ec liberati dalle piaghe dell&#8217;insicurezza collettiva.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Per\u00f2 non \u00e8 andata proprio cos\u00ec.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Le feste folkloriche meridionali hanno resistito, i rituali religiosi pure, le forme culturali e della civilt\u00e0 industriale non li hanno sepolti e un certo grado di liberazione dalle pene e dal disagio non \u00e8 stato ottenuto solo attraverso il rito urbano settimanale della partita di pallone.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Il latente razzismo di noi a nord dell&#8217;Italia verso alcuni modelli culturali del sud, che pure continua a esistere, non ha evitato negli ultimi anni una vera e propria disfatta del nostro gusto settentrionale a favore della pi\u00f9 oscurantista tradizione etnografica del nostro sud e del \u201csud\u201d di altre culture.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Tutto questo \u00e8 successo passando, in un certo senso, \u201cdalla finestra\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> E la \u201cfinestra\u201d fu la danza.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> \u00c8 per la danza che hanno perso la testa i piemontesi e tutti i settentrionali: per la danza pi\u00f9 meridionale e antropologicamente densa di significati della nostra Puglia, la pizzica, o taranta, come si usa oggi chiamarla; per la pi\u00f9 meridionale delle danze praticate nella regione iberica, carica di storia altra che, giunta fino ai margini dell&#8217;Andalucia e alle porte delle Colonne d&#8217;Ercole, discende da terre lontane, il flamenco; e per quella danza del sud del mondo e delle Americhe, struggente e insinuante, maschilista e squisitamente scorretta politicamente, che \u00e8 il tango.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Oggi ci dedichiamo alla taranta.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Deve il suo nome all&#8217;aracnide, a quel ragno nero, peloso e maculato, con un <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>phisyque du role<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> a dir poco bestiale, da primattore: la taranta o tarantola, appunto, che cos\u00ec spesso si nascondeva nelle pieghe dei terreni arsi, o fra le spighe che le spigolatrici maneggiavano, pronto a sconvolgere con il suo morso la vita delle persone.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> E non tanto perch\u00e9 fosse davvero velenoso \u2013 in s\u00e9 pare essere innocuo, anche se io stento a farne la prova &#8211; ma perch\u00e9 il suo morso era simbolicamente velenoso, poich\u00e9 portatore di turbamenti del corpo e dell&#8217;anima.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Il tarantismo si perde in Puglia, risalendo la linea del tempo a ritroso, spesso giungendo fino al Medioevo e anche prima; originato dalla contaminazione di riti orgiastici e iniziatici pagani della Grecia antica, da tempo ha posto intriganti domande agli antropologi.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> In che cosa consisteva dunque il tarantismo? In una crisi per cui il soggetto morsicato dalla taranta era dominato da una serie di malesseri e si sentiva costretto compulsivamente a muoversi, a danzare sul ritmo ossessivo scandito dai tamburelli e di altri strumenti. La tradizione popolare riteneva che solo la musica potesse lenire e poi guarire lo stato del tarantato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Ma gi\u00e0 usare l&#8217;espressione \u201ctarantato\u201d al maschile \u00e8 assai improprio, perch\u00e9 il ragno sembrava avere una netta predilezione per le donne. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> L&#8217;esecuzione musicale e l&#8217;intera cornice all&#8217;interno della quale si svolgevano le crisi e dove avveniva l&#8217;esecuzione musicale in realt\u00e0 costituivano il quadro di un rituale magico-religioso. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Il fenomeno fu studiato sul campo dall&#8217;antropologo e storico delle religioni Ernesto de Martino, il quale giunse alla conclusione che il tarantismo funzionava come un dispositivo simbolico \u201cmediante il quale un contenuto psichico conflittuale che non aveva trovato soluzione sul piano della coscienza, e che operava nell&#8217;oscurit\u00e0 dell&#8217;inconscio rischiando di farsi valere come simbolo nevrotico, veniva evocato e configurato sul piano mitico-rituale\u201d. Era, dunque una fase rituale vissuta dall&#8217;individuo, accettata e condivisa dall&#8217;ambiente sociale, che permetteva alle sollecitazioni dell&#8217;inconscio di trovare una via di sfogo. Al pari di altri rituali aveva dunque in qualche modo funzione catartica. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Nel caso del tarantismo il rito coincideva con la guarigione, vale a dire: il rito <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>era<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> terapia. La danza era, s\u00ec, l&#8217;espressione visibile di un disturbo, di un \u201cproblema\u201d, ma era, allo stesso tempo, l&#8217;occasione della sua risoluzione. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le tarantate al suono della taranta (o pizzica) vivevano la mimesi: si facevano ragno, si identificavano con esso e del ragno compivano i movimenti; poi inscenavano una sorta di morte rituale, liberandosi del ragno, opponendovisi con movimenti di conflitto, e attraverso la danza (forse) rinascevano. Almeno per un po&#8217;, almeno per un anno. Infatti il fenomeno aveva una dimensione stagionale, cadeva sempre nell&#8217;estate e si rinnovava di anno in anno, cos\u00ec che la tarantata avrebbe risvegliato la sua \u201cmalattia\u201d nell&#8217;altalena della vita vegetale, secondo il ritmo della natura.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Oggi \u00e8 possibile trovare sul web un piccolo gioiello della storia del cinema italiano documentaristico, e vedere un documentario prezioso registrato da Diego Carpitello nel 1964. S&#8217;intitola propria \u201cLa Taranta\u201d; si avvale della fotografia di Ugo Piccone e, incredibile e dirsi, del commento di Salvatore Quasimodo, per la regia di Gian Franco Mingozzi. Per chi desideri una suggestione d&#8217;autore ne consiglio la visione. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Ci\u00f2 che oggi stupisce (o non stupisce) tutti noi \u00e8 l&#8217;immensa fortuna della taranta, o pizzica. Non pi\u00f9 danza regionale, destinata all&#8217;oscurit\u00e0 della dimenticanza riservata alle cose fuori del tempo, ma danza ri-nata. La Puglia, terra del ri-morso, del morso che si perpetuava stagionalmente negli anni allo scoppiare del caldo dell&#8217;estate, ha condotto la sua tarantola fuori dai confini regionali. Ci ha pizzicati tutti. Folle enormi, soprattutto di giovani, si lasciano pizzicare per intere notti, al suono dei tamburelli, dei violini e delle fisarmoniche. Cos\u00ec sono state le notti estive dei giovani torinesi. Cos\u00ec \u00e8 avvenuto un po&#8217; dovunque.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Torino, citt\u00e0 che ha fama di apprezzare e di aver sperimentato nel tempo molte diverse forme di magia, oggi sembra volentieri accogliere la magia di questa musica che pu\u00f2 condurre alla <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>trance<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> Augusta Taurinorum, citt\u00e0 dalla pianta romana, squadrata e razionale, oggi si fa anche un po&#8217; salentina e non disdegna il ritorno di Dioniso e con l&#8217;ebbrezza dei sensi e delle emozioni che il dio distribuisce a piene mani attraverso la sua danza.<\/span><\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>Intervista ad Aurora Lo Bue, ballerina di pizzica<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aurora Lo Bue, giovane torinese con origini meridionali siciliane \u00e8, come tutti i giovani di oggi, figlia di una cultura globalizzata. Eppure&#8230;<br \/>\nHa da sempre interessi teatrali e antropologici; per motivi di studio \u00e8 vissuta per qualche tempo in Cile, fra gli indigeni della minoranza etnica amerinda dei Mapuche. E l\u00ec, confrontando alcuni passaggi di riti di cura indigeni con quelli del teatro, che ama, si \u00e8 convinta della continuit\u00e0 tra la dimensione rituale e quella performativa, che di fatto si compenetrano, e dell&#8217;importanza dei simbolismi rituali, come depositari di memorie sociali e come elementi di trasformazione.<br \/>\nAttratta anche dalla cultura meridionale del nostro paese, \u00e8 venuta in contatto con lo studio del tarantismo. Il passo verso la danza, poi, \u00e8 stato compiuto di getto. Ora \u00e8 una ballerina di taranta, o pizzica.<\/p>\n<p>Giornalista: Aurora, che cosa hai a che fare tu con il \u201cveleno\u201d della taranta? Non mi sembra che tu abbia molto da spartire con le donne che nel Salento, almeno fino agli anni &#8217;50, erano &#8216;tarantolate&#8217;. Quelli erano tempi e luoghi molto duri, soprattutto per le donne, chiuse in un mondo di doveri e di lavoro. Il corpo femminile serviva solo per lavorare e svolgere il ruolo di madri: altro che balli! Non c&#8217;erano grandi cure per l&#8217;infelicit\u00e0 e per il disagio: non psicologia, non terapie, nemmeno tutte le esperienze di avvicinamento alla dimensione \u201cspirituale\u201dche oggi la nostra societ\u00e0 ci offre. Allora il tarantismo poteva offrire una valvola di sfogo, un modo per dar voce alla crisi e ai malesseri, curarli e integrarli, all\u2019interno di uno spazio legittimo, quello del rito; ma tu, perch\u00e9 sei stata attratta proprio da questa danza, forse un po&#8217; ossessiva? C&#8217;\u00e8 comunque il bisogno di espellere, magari simbolicamente, il veleno psicologico accumulato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aurora Lo Bue:<br \/>\n<em>E\u2019 vero, io ho poco in comune con le tarantolate del Salento, cos\u00ec come ho poco a che fare con le societ\u00e0 rurali del Mezzogiorno. Eppure\u2026 eppure le danze del sud sembrano aver molto da dirmi, da insegnarmi, da curarmi. Sono legata in modo speciale alla pizzica perch\u00e9 \u00e8 stata la prima delle danze del sud sulla quale ho cominciato a muovermi. Si \u00e8 trattato sin da subito di qualcosa di pi\u00f9 che un semplice piacere estetico: ne ho sentito le vibrazioni \u201cnella pancia\u201d. Da semplice hobby, il ballo \u00e8 diventato presto un bisogno. <\/em><br \/>\n<em>La pizzica di certo col tarantismo ha un legame indiscusso. La cura, la guarigione, l\u2019espiazione, la catarsi generata dai ritmi fortemente ripetitivi di quella musica possiedono un\u2019efficacia che sembra oltrepassare i confini temporali. La modernit\u00e0 ha le sue specifiche malattie, pi\u00f9 o meno letali, pi\u00f9 o meno evidenti, striscianti e camaleontiche: inquietudine, ansia, stress. Attraverso la musica e la danza si pu\u00f2, a mio avviso, reintegrare quella \u201ccrisi della presenza\u201d di cui parlava de Martino sessant\u2019anni fa: nel caos-mondo in cui si vive oggi si ha ancora pi\u00f9 bisogno di ritrovare o ricreare delle situazioni rituali, spazi protetti cio\u00e8 dove l\u2019extra-ordinario \u00e8 consentito, dove ci si abbandona, si vive un momento di puro ludus. E poi, perch\u00e9 credere che oggi ci sia pi\u00f9 individualismo e meno comunit\u00e0? Ci\u00f2 che ho notato in questi ultimi tempi di frequentazione del mondo del folk, \u00e8 proprio la sensazione di familiarit\u00e0, comunione, comunit\u00e0, appunto.<\/em><\/p>\n<p>Vuoi raccontarci le sensazioni speciali che ti offre l&#8217;esecuzione della danza? Dirci che tipo di comunicazione si instaura fra ballerini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una sensazione molto bella e frequente che provo quando ballo, \u00e8 il sentire, nello spazio pur ridotto dell\u2019interazione della danza, le distanze che si accorciano, l\u2019intesa che si crea senza i preliminari convenzionali di costruzione di una relazione. Sento che la comunicazione mediata quasi esclusivamente dal corpo e dai suoi linguaggi, pi\u00f9 che dalla razionalit\u00e0 della comunicazione verbale, \u00e8 mille volte pi\u00f9 intensa, pi\u00f9 autentica. <\/em><br \/>\n<em>La coreografia nelle danze del Meridione \u00e8 quasi assente. L\u2019improvvisazione \u00e8 fondamentale. Il repertorio di passi e figure \u00e8 limitato. Eppure ognuno, con questi pochi mezzi a disposizione, pu\u00f2 rendere personalizzata la danza. Spesso mi accade di notare le corrispondenze anche caratteriali e di personalit\u00e0 di chi conosco riportate nel modo di muovere i passi: \u00e8 come se ballando un po\u2019 ci spogliassimo, ci mostrassimo nella nostra intimit\u00e0, grazie al contatto con quella dimensione corporea, troppo spesso trascurata e messa in secondo piano. Nella mia esperienza personale, l\u2019esercizio del corpo, con il corpo, ha un\u2019importanza cruciale. E\u2019 un terreno di prova, forte, un\u2019esigenza da coltivare\u2026 un veleno, forse, da buttare fuori, da \u201csudare\u201d, o semplicemente da trasformare in un fluido benefico di energia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una conversazione precedente sono stata colpita dal modo con cui tu mi parlavi della pizzica, delle sue movenze, dei gesti coreutici e coregrafici e del fatto che tu, nel venire a contatto con questi dati conoscitivi, attuassi una specie di riconoscimento: una sorta di d\u00e9j\u00e0-vu. Insomma, il ragno \u00e8 animale sacro alla Dea Madre, tesseva il destino degli uomini: c&#8217;\u00e8 stato un incontro destinico fra voi? Che cosa ha tessuto il ragno per te?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il ragno ha tessuto per me una rete di fili che per quanto disordinatamente possano essere disposti, sembrano trovare un\u2019origine comune\u2026 o forse \u00e8 meglio dire uno scopo comune. T\u00e9los in greco vuol dire fine, scopo. Che anche tela significhi quel tendere verso un destino comune a tutti i fili\u2026? Quando avevo meno di diciotto anni iniziai a studiare teatro e recitazione; quando, qualche anno dopo, frequentai un laboratorio di avvicinamento alla pizzica con un teatrante leccese, riconobbi il felice connubio fra la dimensione teatrale e performativa e questa danza, a me cos\u00ec nuova e cos\u00ec stranamente familiare. Poi in Cile ebbi coscienza che la sciamana che guarisce gli individui, compie gli atti di guarigione di maggiore importanza durante una fase di trance: la raggiunge attraverso il suono ritmico e ossessivo del tamburo percosso anche per giorni e giorni. Salute, malattia, trance, catarsi\u2026 ritornano. <\/em><br \/>\n<em>Ora faccio parte della Paranza del Geco e entrando nel corpo di ballo della compagnia, ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di mettere insieme i due elementi che tanto mi stanno a cuore: la performance, intesa come rituale esecutivo che trasforma sia chi agisce sia chi fruisce, e quell\u2019universo di tradizioni di un sud che in parte, per le origini della mia famiglia, mi porto dentro.<\/em><br \/>\n<em>S\u00ec, il ragno sembra essersi dato da fare nel tessere una tela complessa\u2026se poi penso alle facolt\u00e0 curative attribuite al padre di mio padre (si dice che il nonno avesse poteri taumaturgici riconosciuti, che fosse in grado di togliere malocchi e risanare da disturbi vari, attraverso qualcosa che, dai racconti, sembra somigliare alla trance), i retaggi che mi porto dentro sono reali, i t\u00e9los sembravo evidenti\u2026<\/em><\/p>\n<p>Ci stiamo rendendo conto che Torino \u00e8 morsa dalla taranta: \u00e8 tutto un ballare in gruppo la pizzica, suonare, suonare e ballare, senza sosta&#8230; Come ti spieghi questo nuovo gusto per questo ballo in gruppo che ricorda tanto le sfrenate danze delle Menadi, sacerdotesse di Doniso? C&#8217;\u00e8 cos\u00ec tanto bisogno di intensificare l&#8217;attivit\u00e0 e l&#8217;eccitazione emotiva? Secondo te, perch\u00e9 tanto successo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E\u2019 vero, anche Torino \u00e8 stata morsa dalla taranta. Nel settentrione, sembra sempre pi\u00f9 diffuso l\u2019interesse per queste tradizioni che vengono da quel meridione un tempo disprezzato, da quella periferia nazionale che solo di recente sta riemergendo come possibile fonte di arricchimento culturale. Credo che in una certa misura queste danze e musiche offrano un \u201csenso\u201d altro rispetto alla tendenza: nella societ\u00e0 dove trionfa la forma, sembra farsi spazio, in questi ambienti, una ricerca di autenticit\u00e0, una volont\u00e0 di creare aggregazione sociale, anche in contrasto all\u2019individualismo crescente. Insomma, queste musiche e danze offrono uno spazio di integrazione, la possibilit\u00e0 di coltivare rapporti tanto semplici quanto profondi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 probabile che il gusto per il ballo della pizzica sia in parte semplicemente un fatto appartenente alla moda, sebbene sia innegabile che questa danza possegga una bella fetta di fascinazione, dovuta al suo contenuto magico coreutico, e che abbia radici profonde nella tradizione. Non temi che diventi semplice fatto di consumo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Soltanto di recente le tradizioni musicali e coreutiche del sud sono tornate alla ribalta. Si tratta di una moda, in molti casi. E c\u2019\u00e8 chi, con estrema scaltrezza, ha capito che su questo fenomeno si poteva costruire una qualche forma di business\u2026 La Notte della Taranta, ad esempio, \u00e8 un evento di notevoli proporzioni che culmina in un grande concerto finale verso la fine di agosto a Melpignano, e attira migliaia di turisti: si tratta di un tipico esempio di commercializzazione della tradizione. <\/em><br \/>\n<em>Tuttavia non mi sento di condannare l\u2019attivit\u00e0 economica che ruota attorno alle tradizioni salentine e del sud, in primo luogo perch\u00e9 spesso questa accresce e diffonde una conoscenza altrimenti perduta, e in secondo luogo perch\u00e9 sono profondamente contraria all\u2019idea di \u201ctradizione\u201d come qualcosa di fisso, immutabile e impolverato. La tradizione (musicale, orale, popolare) non \u00e8 un pezzo da museo. Le tradizioni si inventano e reinventano continuamente. La creativit\u00e0 con cui vari elementi culturali si possono combinare tra loro \u00e8 impressionante e pu\u00f2 drenare nuova linfa a queste tradizioni, che evidentemente hanno molto da dirci, ed esercitano indubbiamente un magnetismo su di noi per la capacit\u00e0 di creare sostegno relazionale, catarsi psicologica, benessere fisico.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>TUTTI PIZZICATI DALLA TARANTA \u00a0(articolo pubblicato su Oltre, n. 35) Tutti pizzicati dalla taranta Intervista ad Aurora Lo Bue, ballerina di pizzica \u00a0 Tutti pizzicati dalla taranta Aperitivi pizzicati, feste e notti di pizzica in piazza, corsi di pizzica, lezioni &hellip; <a href=\"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=247\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[190,179,8],"tags":[128],"class_list":["post-247","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli-2010-2017","category-cultura-e-ambiente","category-giornalismo","tag-taranta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=247"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":266,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/247\/revisions\/266"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}