{"id":1378,"date":"2026-03-10T14:35:00","date_gmt":"2026-03-10T13:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1378"},"modified":"2026-10-03T15:02:52","modified_gmt":"2026-10-03T13:02:52","slug":"due-passi-fra-gli-odori-unannusatina-ai-fili-olfattivi-degli-antichi-2di-letizia-gariglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1378","title":{"rendered":"DUE PASSI FRA GLI ODORI. UN&#8217;ANNUSATINA AI FILI OLFATTIVI DEGLI ANTICHI (2)di Letizia Gariglio"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading has-medium-font-size\">Ippocrate (460 a. C. \u2013 377 a. C.), pur non avendo formulato una specifica teoria sugli odori, riteneva gli odori del corpo umano degli ottimi segnalatori per diagnosticare le malattie: erano segnali chimici importanti (e la medicina moderna ha poi confermato che l\u2019odore del corpo umano cambia in base alla malattia da cui \u00e8 affetto): per esempio collegava gli odori dolciastri a disturbi metabolici (oggi diabete), le urine maleodoranti significavano presagio di morte, gli era noto il\u00a0<em>fetor hepaticus<\/em>,\u00a0indizio di disturbi del fegato.\u00a0 Riteneva che le malattie potessero essere causate da miasmi, cio\u00e8 da aria cattiva: respirare questi cattivi odori faceva male, alterava l\u2019equilibrio dei quattro umori\u00a0 (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) portando alla malattia. Prescriveva ai suoi pazienti di adoperare fumigazioni con erbe aromatiche e massaggi con oli profumati per rendere l\u2019aria pi\u00f9 pura e per fortificare il corpo. Anche oggi del resto si accetta che un odore o un profumo diffusi nell\u2019aria possono avere un effetto terapeutico oppure un effetto nocivo su uomini e animali.\u00a0<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nel&nbsp;Timeo&nbsp;Platone (428 a. C. \u2013 348 a. C.) parla delle propriet\u00e0 delle narici e definisce gli odori come un genere incompiuto. In breve, secondo il filosofo greco, una sostanza emette odore quando compie un passaggio di stato tra una condizione fisica specifica ed un\u2019altra (per esempio il passaggio di un liquido come l\u2019acqua a vapore). Secondo il filosofo, in una condizione di stato fisso i pori olfattivi sono inadeguati per recepire l\u2019odore degli elementi pi\u00f9 semplici, infatti la terra e l\u2019acqua hanno una forma troppo spessa, l\u2019aria e il fuoco hanno una forma troppo sottile: la sensazione olfattiva si attua quando i corpi passano da uno stato all\u2019altro acquisendo in questo modo una forma intermedia. Solo la forma intermedia \u00e8 adatta a essere recepita dalle strutture dell\u2019olfatto. Date queste premesse ogni odore \u00e8 o vapore o fumo, \u00e8 percepibile quando certi corpi vengono bagnati, entrando nel processo di putrefazione, o stanno&nbsp; evaporando. Precisa che: \u00abLe variet\u00e0 (degli odori) non hanno nome, poich\u00e9 non derivano da specie n\u00e9 semplici, n\u00e9 complesse, ma in due modi si possono indicare, che sono gli unici che emergono con evidenza: e cio\u00e8 gradevole e sgradevole, dal momento che uno irrita e l\u2019altro usa violenza su tutta la cavit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Aristotele (384 aC. \u2013 322 a.C.) parla dell\u2019olfatto nel trattato&nbsp;<em>De anima&nbsp;<\/em>e in&nbsp;<em>De sensu;&nbsp;<\/em>riteneva che&nbsp;l\u2019olfatto fosse necessario in vista della conservazione della specie; era per lui il pi\u00f9 difficile dei sensi da definire perch\u00e9 non risultava chiaro che qualit\u00e0 possedesse. Riteneva che questo senso si situasse in una condizione di mezzo tra i sensi&nbsp;di contatto,&nbsp;come il gusto e il tatto, e i sensi&nbsp;di distanza, come la vista e l\u2019udito. Come per la vista e l\u2019udito infatti anche per l\u2019olfatto \u00e8 necessaria una mediazione, quella dell\u2019aria, per poter percepire le fonti odorose. Sosteneva, a differenza di Platone, che potessero avere qualit\u00e0 simili a quelle del gusto, dunque essere dolci, amari, aspri, pungenti\u2026 Rilevava una differenza importante fra uomo e animali, attribuendo all\u2019uomo un odorato meno sviluppato e riteneva che mancasse una terminologia specifica per gli odori, se non mutuata dalla terminologia del&nbsp; gusto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Divideva gli odori in odori piacevoli e spiacevoli: i primi associati ai profumi di fiori e di sostanza aromatiche; i secondi causati dai processi di putrefazione, marciume, ma anche prodotti dalle sostanze nocive. Suggerisce alcune qualit\u00e0 olfattive: il&nbsp;<em>dolce,<\/em>&nbsp;come quello dei fiori; l\u2019acre&nbsp; o pungente; l\u2019astringente; il rancido; il putrido o fetido; il ricco, come quello della resina. Si osserva come la classificazione tenga conto della reazione umana di fronte ad essi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Teofrasto, succeduto ad Aristotele, (371 a.C -287 a C.) nel suo trattato&nbsp;<em>De odoribus<\/em>&nbsp;collega odori e sapori, divide gli odori secondo gradevolezza, descrive come estrarre profumi dalle sostanze: oli, spezie, radici, fogli e fusti di piante. Oltre alle tecniche di estrazione delle essenze, descrive come conservare le fragranze, studia l\u2019effetto benefico o nocivo di alcune sostanze sull\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Galeno (129 d. C \u2013&nbsp; 216 d. C.), che raccolse in et\u00e0 romana l\u2019eredit\u00e0 conoscitiva della medicina di Ippocrate, ne coltiv\u00f2 gli insegnamenti: nella sua farmacologia adoper\u00f2 le qualit\u00e0 aromatiche di erbe e piante, con l\u2019applicazione della teoria&nbsp; dei contrari: la malattia veniva considerata una discrasia, un disequilibrio, per cui a un eccesso o a una mancanza nell\u2019equilibrio degli umori occorreva contrapporre il principio contrario. Usava i profumi per curare specifiche malattie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Dobbiamo arrivare al 1700, con Linneo (1707 \/ 1778), medico e naturalista svedese, per giungere ad una vera classificazione degli odori, all\u2019interno della sua opera&nbsp;<em>Odores Medicamentorum.<\/em>&nbsp;Anche lui parla di quelli piacevoli e spiacevoli. Quelli piacevoli comprendono gli aromatici, come i chiodi di garofano, e quelli fragranti, come quelli emanati dai fiori; gli odori sgradevoli comprendono anche quelli ambrosiaci (come l\u2019ambra grigia e il muschio), quelli agliacei, quelli caprini, quelli nauseabondi, e quelli repellenti. Era interessato soprattutto a definire gli effetti terapeutici delle piante: secondo lo studioso gli elementi dotati di odori forti potevano esercitare una grande potenza farmacologica, quelli inodori o scarsamente odorosi non potevano esprimere grandi capacit\u00e0 fterapeutiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ippocrate (460 a. C. \u2013 377 a. 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