{"id":1332,"date":"2025-06-11T21:18:00","date_gmt":"2025-06-11T19:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1332"},"modified":"2025-11-11T21:19:20","modified_gmt":"2025-11-11T20:19:20","slug":"rap-che-passione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1332","title":{"rendered":"RAP, CHE PASSIONE!"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Mi sono sempre chiesta che cosa avrebbero potuto dire del rap, forma musicale squisitamente contemporanea, i grandi musicisti del passato. Musicalmente vuoto e assai povero di sostanza tecnica musicale il rap credo dovrebbe apparire loro come un esercizio di monotona ripetizione di parole e di ritmi, aventi caratteristiche quasi infantili; senza parlare della scarsa innovazione e profondit\u00e0 che le sue parole esprimono. Anche le facili rime sono degne di bambini di scuola elementare, cos\u00ec ripetitive e stantie da produrre un senso di banalit\u00e0 generalizzato.&nbsp; Immagino che molto pi\u00f9 di me potrebbe annoiare i geni della musica classica. Non \u00e8 certo questa una forma di elevazione dell\u2019arte musicale, ritengo invece che sia una forma di impoverimento che offre un chiaro esempio di come le forme artistiche possano essere sottoposte a processi involutivi spaventosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Che ne \u00e8 della melodia? Che ne \u00e8 dell\u2019armonia? Quattro accordi in croce (ma forse il numero \u00e8 esagerato) ripetuti ossessivamente, privi di progressioni armoniche, si accompagnano ad altrettanta povert\u00e0 dei testi. Non dovrebbe la musica elevare elevare l\u2019anima, suscitando emozioni profonde?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Ascoltare il rap: una sofferenza, una vera&nbsp;<em>passione<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Nato a partire dagli anni \u201970 del Novecento nei quartieri neri di New York, caratterizzato da canzoni con un ritmo molto pronunciato, derivato dal funk, si \u00e8 in questi cinquant\u2019anni diffuso in tutto l\u2019occidente, condizionando pesantemente il gusto e la cultura americana prima, e europea poi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Che cosa l\u2019abbia reso vincente \u00e8 difficile a dirsi, ma forse la ragione va cercata proprio nella sua semplicit\u00e0, direi elementarit\u00e0: non occorre una bella voce per cantare facendo rapping, non occorre nemmeno conoscere i fondamenti della musica, basta aver voglia di buttarsi nella creazione di una sorta di litania, appioppando alle parole una larvata voglia di protesta, meglio se ricca di stereotipi, cos\u00ec da non costringere nessuno a pensare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">So che molti non condivideranno la mia opinione e qualcuno non si esimer\u00e0 dal pensare che le mie parole possano contenere un larvato significato razzista. Non \u00e8 cos\u00ec. Ho sempre apprezzato le forme musicali popolari, e proprio per questo penso che non vadano definitivamente perdute le memorie di antiche forme di canto popolare squisitamente italiano, in cui eccellevano (anche) i creatori di forme d\u2019improvvisazione. Ci\u00f2 accadeva originariamente, per esempio, nelle forme di canti a contrasto; per esempio quelli in cui uomini e donne dibattevano con il canto sulla visione dell\u2019amore, in chiave ironica; oppure si opponevano l\u2019un l\u2019altra le visioni sulla vita di madre e figlio, ricco e povero, padrone e mezzadro, e cos\u00ec via. Poi anche queste forme si cristallizzarono in strutture che ci sono giunte dalla tradizione con parole e musica, spesso in forma di strambotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Qualcuno obietter\u00e0 che originariamente anche le forme musicali rap si configuravano come improvvisazioni. Verissimo. Negli anni degli inizi molti rapper iniziarono cos\u00ec la loro carriera: impararono prima a padroneggiare l\u2019improvvisazione (freestyle, nel gergo rap) e poi&nbsp; cristallizzarono le loro creazioni in canzoni. In quel tempo i rapper si trovavano (soprattutto a New York) in luoghi convenuti, come i parchi, per ascoltare e rappare insieme ad altri. Si svolgevano vere e proprie sfide, (le battle) e il vincitore della battle veniva proclamato tale con gli applausi dei presenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Oggi esistono in Italia delle manifestazioni organizzate cui i rapper possono partecipare e contendere l\u2019un altro, ma in realt\u00e0 non si tratta pi\u00f9 di improvvisazione pura, perch\u00e9 i temi o il flusso ritmico vengono preordinati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La contesa non faceva parte di un\u2019altra forma musicale, come il rap nata&nbsp; negli Stati Uniti, in seno alla comunit\u00e0 dei neri, dove all\u2019inizio del Novecento era concentrata, soprattutto nel Sud, una vasta popolazione di ex schiavi, da poco affrancati dalla schiavit\u00f9: il jazz. Ma nel jazz la raffinatezza musicale viene continuamente ricercata e si evolve, si evolve, si evolve, fino a raggiungere (probabilmente) il suo apice: la musica negro-americana, attraverso il jazz, ha conseguito ambizioni altissime, donando al mondo le sue caratteristiche e assorbendo in s\u00e9 elementi musicali da tutto il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono sempre chiesta che cosa avrebbero potuto dire del rap, forma musicale squisitamente contemporanea, i grandi musicisti del passato. 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