{"id":1239,"date":"2024-08-12T12:25:00","date_gmt":"2024-08-12T10:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1239"},"modified":"2025-02-25T12:53:54","modified_gmt":"2025-02-25T11:53:54","slug":"racconto-viaggio-di-un-tarlo-in-unottava-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1239","title":{"rendered":"RACCONTO &#8220;VIAGGIO DI UN TARLO IN UN&#8217;OTTAVA&#8221; (seconda parte)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(pubblicato su <em>Parole in rete <\/em>nell&#8217;agosto 2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era nato, finalmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Doveva per\u00f2 dire che anche prima lui si percepiva ben vivo, ora tuttavia sentiva di aver preso una nuova forma. Messa fuori la testa dal suo ambiente abituale sent\u00ec una sferzata d&#8217;aria. Fu tentato di ripararsi nuovamente nel suo vecchio buco, dove era stato cos\u00ec bene e cos\u00ec a lungo. Accidenti, ma era proprio necessario nascere? Uno non pu\u00f2 scegliere di starsene dove vuole? Mah.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora comunque era nato. A lui lo stato di larva andava a genio, si sentiva a proprio agio in quel lungo tubo dove aveva potuto darsi un gran daffare. Rosicchia di qua, rosicchia di l\u00e0, aveva la sensazione di aver percorso una lunga lunga strada. A un certo punto per\u00f2 si era sentito tanto strano. Capiva di non essere pi\u00f9 una larva, ma di non essere nemmeno qualcos&#8217;altro. Stava cambiando forma: non assomigliava pi\u00f9 tanto a un verme, molto di pi\u00f9 a un insetto con un vestito molto aderente. Fu proprio mentre si trovava in quella condizione che sent\u00ec dire, proprio nella sua direzione:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVenite a vedere, ragazzi, qui c&#8217;\u00e8 una bella pupa!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una pupa? Ma come si permettevano di chiamarlo&nbsp;<em>pupa<\/em>, non vedevano che lui era maschio? Non sapeva come prendere la cosa, quando si era accorto dell&#8217;arrivo della madre del ciccione dalle mani zuccherose, che sembrava intenzionata a estrarlo dalla sua galleria, che a lui piacesse o non gli piacesse. Se l&#8217;era cavata solo perch\u00e9 lei aveva dovuto rispondere al telefono. Aveva lasciato cadere pesantemente il coperchio del pianoforte e era corsa a prendere la sua telefonata, che si era protratta per un bel po&#8217;,cos\u00ec lui l&#8217;aveva scampata da quel lungo ago uncinato che lei si era procurata per tirarlo fuori. Malgrado gli mancasse ogni esperienza in merito, l&#8217;istinto di sopravvivenza l&#8217;aveva avvertito del serio pericolo che stava correndo. Era stato l\u00ec che si era accorciato e accartocciato quasi come una pallina, per farsi piccolo piccolo. Ridotto alle dimensioni di una piccola mollica di pane, quanto poteva resistere? Allora si era detto:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCos\u00ec non posso continuare, ormai mi hanno scoperto. Se anche io non sono una pupa, se anche si accorgeranno che sono un ragazzo, ho per\u00f2 l&#8217;impressione che non mi molleranno tanto facilmente. In questi panni non resisto pi\u00f9, mi stanno stretti. E poi, se cominciano a prendermi per una femmina, ci deve essere qualcosa che non funziona. Che cosa devo dunque fare?\u00bb, si domand\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era in momenti come questi che avrebbe voluto ancora avere sua madre accanto a s\u00e9, ma da tempo di lei non c&#8217;era pi\u00f9 alcuna traccia. \u00abSegui la natura, c&#8217;\u00e8 un tempo per ogni cosa\u00bb era stato l&#8217;ultimo ammonimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era tormentato, eppure, nonostante tutto, non temeva il corso della natura: un conto era farsi infilzare da un uncino e schiattare adescato dalla madre del ciccione, un conto era affrontare una nuova tappa del suo viaggio. Si diceva che tirare fuori la testa dal buco non doveva necessariamente significare la morte. Perci\u00f2 smise di fare resistenza, si lasci\u00f2 andare con uno slancio&#8230; e sent\u00ec una folata di aria sul capo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abMamma, mamma&#8230;\u00bb, mormor\u00f2 fra s\u00e9. Un pulviscolo di luce l&#8217;avvolse, come in un sogno, mentre la sua splendida mamma, in veste di coleottero dorato, si strinse vicino a lui, mormorandogli:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abStai quieto, piccolo mio, io sono vicino a te. Non sai che ci\u00f2 che per la&nbsp;<em>pupa<\/em>&nbsp;\u00e8 la fine del mondo, tutto il mondo chiamer\u00e0&nbsp;<em>tarlo<\/em>?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli erano sembrate delle parole un po&#8217; oscure, ma in quel momento non aveva potuto farsi tante domande. E poi, era cos\u00ec felice che il sogno della mamma l&#8217;avesse aiutato in un momento cos\u00ec difficile. Aveva teso i suoi muscoli, distribuiti in tutta la sua lunghezza di oltre un centimetro e, mostrando una forma atletica che la tuta aderente precedente non lasciava intravedere, si era adoperato in una serie di contorcimenti, allungamenti, espansioni: si era trovato fuori dalla tuta, improvvisamente dotato di zampe, di testa e occhi. Non aveva pi\u00f9 nulla dell&#8217;<em>hot dog<\/em>&nbsp;che era stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Preso dall&#8217;entusiasmo comp\u00ec una serie di giravolte e di capriole su se stesso, dando prova di una forma fisica invidiabile, finch\u00e9 si trov\u00f2 all&#8217;improvviso nel bel mezzo di una fila di piattaforme, uguali una all&#8217;altra, che si allungavano in una serie che a lui parve infinita. Quante piattaforme si susseguissero, una dopo l&#8217;altra, non poteva dirlo: erano troppe per contarle. Ce n&#8217;erano sette, poi altre sette, poi ancora sette&#8230; Oh, ma per quante volte? Almeno per sette volte, e forse non era ancora finita l\u00ec. Dovette rinunciare al conteggio. La testa gli girava per tutto quel contare. Cerc\u00f2 di tranquillizzarsi. Doveva rendersi conto che adesso, dopotutto, quella era la sua casa. Fu assalito da una preoccupazione:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQueste piattaforme sono tutte uguali! Se io mi sposter\u00f2 da qui, per esplorare il mondo, come far\u00f2 a riconoscere la piattaforma su cui mi trovo adesso? Riuscir\u00f2 a tornare indietro? Riuscir\u00f2 a riconoscere la mia casa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come gli fosse venuta l&#8217;idea di poter esplorare il mondo non lo sapeva neanche lui, ma adesso che l&#8217;aveva formulata nella sua mente pens\u00f2 che era davvero un&#8217;idea geniale. Lo prese un desiderio molto forte di conoscere, di percorrere su e gi\u00f9 tutto il mondo: almeno tutto il suo mondo. Cominci\u00f2 a guardarsi intorno sulla sua piattaforma: era forse una boa? Qualcosa gli suggeriva che mancasse qualche dettaglio per farne una boa: una specie di mare. Dovette cos\u00ec escludere l&#8217;idea di esplorazioni per mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abCredo che per ora dovr\u00f2 fermarmi sulla terra\u00bb, disse tra s\u00e9. \u00abQuesta sar\u00e0 la mia patria\u00bb, si disse, \u00abla chiamer\u00f2&nbsp;<em>DO<\/em>\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominci\u00f2 a voltarsi verso sinistra, e fece due passetti, poi torn\u00f2 verso destra, dove si mosse strisciando per pochi millimetri; fare la retromarcia risultava pi\u00f9 macchinoso; procedere in avanti era un&#8217;azione molto pi\u00f9 sciolta: si sarebbe detto naturale. Attento a applicare i precetti che sua mamma gli aveva lasciato decise di preferire la deambulazione in quella direzione, senza escludere le altre, soprattutto in caso di necessit\u00e0. Per il resto, avrebbe assecondato la natura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(pubblicato su Parole in rete nell&#8217;agosto 2024) Era nato, finalmente. 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