{"id":1190,"date":"2025-01-12T12:29:00","date_gmt":"2025-01-12T11:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1190"},"modified":"2025-02-25T11:43:43","modified_gmt":"2025-02-25T10:43:43","slug":"racconto-viaggio-di-un-tarlo-in-unottava-settima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1190","title":{"rendered":"RACCONTO &#8220;VIAGGIO DI UN TARLO IN UN&#8217;OTTAVA&#8221; (settima parte)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>(pubblicato su <em>Parole in rete<\/em> nel dicembre 2024)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stremato si abbandon\u00f2 prono su&nbsp;<em>FA<\/em>. Tutte le membra gli dolevano. Tese le orecchie ai rumori della casa, per ascoltare cosa stesse avvenendo intorno a lui. Tutto taceva. La notte era calata su di lui, sugli altri abitanti della casa, e anche sul pianoforte che lo ospitava. Non si accorse neppure di essere scivolato in un lungo sonno ristoratore. Se ne rese conto solo al mattino, quando la casa si rimise in movimento. L\u2019attenzione di Carlo si era risvegliata con i profumi di caffellatte, con le sveglie che nelle camere da letto avevano suonato, con la luce del sole che aveva raggiunto il pianoforte con il coperchio sollevato. Aveva molto timore. Si tranquillizz\u00f2 solo quando pens\u00f2 che tutti gli abitanti della casa fossero usciti. Era una bella giornata luminosa, la superficie delle piattaforme del pianoforte si stava riscaldando al tepore del sole. La stessa piattaforma su cui lui aveva trascorso la notte sembrava brillare alla luce; Carlo not\u00f2 che era lucida e liscia: molto diversa dal torroncino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre si aggirava con cautela sent\u00ec che qualcuno infilava la chiave nella toppa. Si irrigid\u00ec a causa di una paura mortale e contemporaneamente fece un acrobatico salto all\u2019indietro. Era stata un\u2019azione cos\u00ec rapida e cos\u00ec audace che aveva in un colpo solo saltato la collina nera e raggiunto il tasto del&nbsp;<em>SOL<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abChi sar\u00e0 entrato?\u00bb, si chiese, terrorizzato che potesse trattarsi del restauratore assassino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era il giovane maialino di casa che, non abbastanza soddisfatto del panino con nutella che sua madre gli aveva preparato, era tornato indietro per procurarsi anche una scatola di biscotti da portarsi a scuola. And\u00f2 direttamente verso la dispensa in cucina. Trov\u00f2 i biscotti e se li mise sotto braccio. Si avvi\u00f2 verso la porta. Poi cambi\u00f2 idea ancora una volta. Si diresse nuovamente verso la cucina dove acchiapp\u00f2 un sacchetto di patatine. Decise di&nbsp;<em>strafogarsi&nbsp;<\/em>subito con le patatine, non visto da sua madre. Per lui per\u00f2 era gi\u00e0 troppo difficile tenere i biscotti con una mano e aprire il sacchetto delle patatine con l\u2019altra, cos\u00ec decise di appoggiare da qualche parte la scatola di biscotti. Il pianoforte gli sembr\u00f2 il luogo ideale. La tastiera era esposta senza coperchio, moll\u00f2 sopra i tasti i biscotti e si diede da fare a strappare con i denti il sacchetto di patatine: non aveva tempo per fare un lavoro pi\u00f9 accurato. Poi pieg\u00f2 la testa all\u2019indietro, spalanc\u00f2 la bocca e lasci\u00f2 cadere in quel suo pozzo senza fine una considerevole massa di patatine. Per quanto abituato a ospitare in quella sua bocca spalancata dosi spropositate di cibo, questa volta il ragazzino aveva esagerato. Toss\u00ec convulsamente, sputacchi\u00f2 da tutte le parti briciole di patatine, toss\u00ec ancora, poi finalmente and\u00f2 a bersi un bicchiere d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sparate in tutte le direzioni, le patatine si distribuirono equamente fra pavimento, tappeto e, naturalmente, tastiera del pianoforte, dove si erano depositate sotto forma di polvere fra un tasto e l\u2019altro, quasi chiudendo le articolazione dei tasti. Carlo si chiese se altri pianoforti al mondo fossero abituati a simili trattamenti. A lui per\u00f2 non era andata troppo male. Le briciole di patatine avevano praticamente formato un\u2019unica superficie, che comprendeva tasti neri e tasti bianchi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>SOL<\/em>&nbsp;si era unito al suo nero diesis, al successivo&nbsp;<em>LA<\/em>, al&nbsp;<em>LA&nbsp;<\/em>diesis, raggiungendo anche il&nbsp;<em>SI.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I successi da esploratore avevano ringalluzzito Carlo il Tarlo, che ora era pronto a tirarsela.<em>&nbsp;<\/em>Ma, siccome proprio sciocco non era, veniva spesso assalito dal dubbio che il cacciatore di tarli tornasse a tormentarlo. Faceva bene a stare all\u2019erta, perch\u00e9 in uno dei giorni seguenti fu costretto a riconoscere la sua voce. Si era presentato alla porta di casa con borse, bauli e bauletti: un\u2019attrezzeria che qualunque artigiano gli avrebbe invidiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abHo portato tutto il necessario con me, signora\u00bb, sent\u00ec che scandiva a alta voce. \u00abSiamo pronti a eliminare i tarli per sempre. Ecco, qui ho l\u2019essenza di permetrina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carlo cap\u00ec subito che quella sostanza era il potente veleno con cui volevano eliminarlo dal pianoforte e forse dalla terra. Non aveva tempo per cercare un nascondiglio adeguato. Scivol\u00f2 verso una delle voragini che tanto temeva, si aggrapp\u00f2 con le zampe anteriori al piano del tasto e preg\u00f2 di non essere visto. L\u2019uomo avanz\u00f2 verso il pianoforte, lo scoperchi\u00f2 e inizi\u00f2 con un compressore a soffiare tanta aria nei buchi che il tornado provocato pochi giorni prima dal naso del ragazzino al confronto sembrava un po\u2019 di brezza. Carlo fu tragicamente spinto dai venti del compressore verso il basso, verso il fondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi l\u2019uomo cominci\u00f2 a infilare una siringa puzzolente nei cunicoli dove lui fino a qualche tempo prima aveva vissuto. Agiva meticolosamente, cercando di fare in modo che nessun buco gli sfuggisse. Allora, come non bastasse, con cera e spatola chiuse tutti i cunicoli. Infine impacchett\u00f2 tutto il pianoforte in una pellicola di plastica trasparente:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abSe qualche tarlo \u00e8 rimasto vivo, privandolo dell\u2019aria domani non lo sar\u00e0 pi\u00f9\u00bb, sent\u00ec che diceva. Aggiunse: \u00abSe lei avesse qualche dubbio sui risultati del trattamento, sappia che abbiamo una macchina portatile per cuocere i tarli al microonde\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu solo allora, all\u2019idea di essere cotto al microonde, che Carlo si sent\u00ec morire. Non riusciva pi\u00f9 a respirare. Per la paura? Per la reale mancanza d\u2019ossigeno? Pens\u00f2 che la sua vita sulla terra del pianoforte era finita per sempre, il suo tempo era finito per sempre. Non era sicuro di aver fatto tutto ci\u00f2 che in questa vita avrebbe potuto fare. La vita sfuggiva e a lui sembrava di esservi solo affacciato, non gli pareva di aver completato la sua esperienza. Era davvero tutto finito?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uomo aveva completato il suo lavoro da&nbsp;<em>killer<\/em>. Aveva rimesso in ordine i suoi attrezzi e se ne stava andando. La signora aveva pagato l\u2019uomo per il suo drastico intervento, ora si attardava a confabulare ancora un po\u2019 con lui sulla soglia, mentre lo accompagnava; non visto il giovane&nbsp;Homer&nbsp;di casa si avvicin\u00f2 quatto quatto al pianoforte. Non voleva farsi vedere da sua madre, che come sempre l\u2019avrebbe sgridato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abA proposito, signora\u00bb, stava aggiungendo l\u2019uomo \u00abnon lasci banchettare suo figlio sul pianoforte: c\u2019era di tutto in quei tasti, dalle patatine alla cola. Lo credo che poi arrivino i tarli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ultime parole non erano piaciute per niente al ragazzino, che pensava: \u00abDi cosa si impiccia, quello?\u00bb E fu preso da un moto di rabbia. Cos\u00ec strapp\u00f2 il foglio di plastica trasparente, infilando un dito dentro, e lasci\u00f2 allo scoperto un angolo della tastiera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aria raggiunse il povero coleottero nel momento in cui aveva quasi perso conoscenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(pubblicato su Parole in rete nel dicembre 2024) Stremato si abbandon\u00f2 prono su&nbsp;FA. Tutte le membra gli dolevano. 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