{"id":1138,"date":"2024-05-10T21:30:00","date_gmt":"2024-05-10T19:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1138"},"modified":"2024-11-09T18:57:56","modified_gmt":"2024-11-09T17:57:56","slug":"la-vera-scuola-dellozio-recensione-anacronistica-di-letizia-gariglio-articolo-pubblicato-su-parole-in-rete-maggio-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.letiziagariglio.it\/?p=1138","title":{"rendered":"LA VERA SCUOLA DELL&#8217;OZIO. RECENSIONE ANACRONISTICA di Letizia Gariglio (articolo pubblicato su &#8220;Parole in rete&#8221;, maggio 2024)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi \u00e8 mai capitato, tornando su un testo che avevate letto in passato di vedersi produrre nella vostra mente una sorta di squarcio luminoso, un\u2019improvvisa, intuitiva comprensione che in precedenza vi era mancata? Oppure: vi \u00e8 mai capitato, nel riprendere la lettura di un testo, di trovarvi un contenuto incredibilmente attuale, cos\u00ec calzante alla situazione odierna, o cos\u00ec stimolante per la comprensione della contemporaneit\u00e0, da offrirne una spiegazione pertinente, per cos\u00ec dire,&nbsp;<em>ante litteram<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco il perch\u00e9 delle RECENSIONI ANACRONISTICHE, su libri del passato, da cui scaturiscono riflessioni, stimoli, pensieri, idee, osservazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui la recensione anacronistica riguarda il volume di Ivan Illich&nbsp;<em>Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura<\/em>, Raffaello Cortina Editore, 1994.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIl testo libresco \u00e8 la mia casa, ed \u00e8 alla comunit\u00e0 dei lettori libreschi che mi riferisco ogni volta che dico \u201cnoi\u201d: ecco un\u2019affermazione davvero forte di Ivan Illich, (1926\/ 2002), filosofo austriaco naturalizzato statunitense. L\u2019autore&nbsp; \u00e8 perfettamente consapevole che la<em>&nbsp;casa<\/em>&nbsp;sia antiquata come una candela in luogo di una lampadina, eppure non pu\u00f2 fare a meno di considerare il libro come una fonte \u00abdi meraviglia e di gioia, di interrogativi e di amaro rimpianto\u00bb, alle prese con le ardue minacce sopravanzate con l\u2019&nbsp;<em>alfabetismo<\/em>&nbsp;informatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Malgrado il libro oggi non rappresenti pi\u00f9 la metafora fondamentale della nostra epoca, poich\u00e9 il suo posto \u00e8 stato occupato dagli schermi, Ivan Illich si inoltra nel suo testo \u00abper offrire una guida per un punto d\u2019osservazione nel passato che mi ha schiuso nuove vedute del presente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sostanzialmente un libro sulla lettura, che incoraggia il lettore a frugare fra gli scaffali delle biblioteche e a provare tipi di lettura diversi. Ed \u00e8 un\u2019avventura dentro il pensiero di Ugo di San Vittore, espresso nel&nbsp;<em>Didascalicon<\/em>, scritto attorno al 1128.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abOmnium expectandorum prima est sapientia\u00bb ne \u00e8 l\u2019incipit, di cui una prima, forse troppo spontanea traduzione \u00e8 \u00abdi tutte le cose da ricercare la prima \u00e8 la sapienza\u00bb. Ricordo che non fu questa la mia traduzione immediata, operata fra me e me, quando lessi le parole per la prima volta; fu invece: \u00abDi tutte le cose da ricercare la pi\u00f9 importante \u00e8 la sapienza\u00bb.&nbsp;<em>Prima&nbsp;<\/em>mi suonava male, in luogo di quella&nbsp;<em>ragione ultima<\/em>&nbsp;con cui noi definiamo in italiano le cose pi\u00f9 importanti. In tal senso la sapienza si presenta per ultima, come obiettivo finale di uno sforzo per penetrare la conoscenza. Noi, infatti, pensiamo allo scopo pi\u00f9 importante da ottenere come&nbsp;<em>ultimo,&nbsp;<\/em>se immaginiamo di scavare e di farci strada verso la sapienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sottotitolo del Didascalicon \u00e8:&nbsp;<em>De studio legendi.<\/em>&nbsp;Ma che cos\u2019era per i latini lo studio? Sul dizionario di latino di quando andavamo a scuola leggiamo: \u00abapplicazione, zelo, diligenza, cura, passione, ardore, desiderio\u00bb. Inoltre: \u00aboccupazione prediletta, inclinazione, gusto\u00bb. E ancora: \u00abamorevole applicazione alla lettura\u00bb. Le voci mi rimandano all\u2019idea di una vita dedita alla quiete interiore (ed esteriore), alla concentrazione dell\u2019attenzione al sapere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ugo di San Vittore ci presenta il libro come una medicina per l\u2019occhio: ci si espone alla luce del libro, che emana di pagina in pagina, per riconoscere, per divenire consapevoli del proprio Io: \u00abAlla luce della sapienza che fa risplendere la pagina, l\u2019io del lettore si accender\u00e0, e alla luce di questo fuoco il lettore riconoscer\u00e0 se stesso\u00bb. Aggiungerei: guardandosi con i propri occhi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soffermiamoci per\u00f2 a riflettere sul verbo&nbsp;<em>leggere.<\/em>&nbsp;<em>Leg\u0115re&nbsp;<\/em>significa raccogliere, cogliere; si raccolgono noci, erbe, pomi, legni: \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 fisica. Leggendo si&nbsp; raccoglie con gli occhi.&nbsp; Per Ugo l\u2019attivit\u00e0 del&nbsp;<em>leg\u0115re&nbsp;<\/em>implica la raccolta delle \u00ablettere dell\u2019alfabeto per legarle in sillabe\u00bb, dice Illich. E non dimentichiamo che nulla potrebbe essere pu\u00f2 concreto della&nbsp;<em>pagina<\/em>, espressione giunta proprio dal linguaggio inerente alla vigna, che significa l\u2019insieme di quattro filari di viti unite con graticci in un quadrato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma come pu\u00f2 essere vissuta la lettura? Come splendido&nbsp;<em>ozio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Meravigliosa parola, il cui perfetto significato \u00e8:&nbsp;<em>libert\u00e0<\/em>. Il tempo dell\u2019ozio \u00e8 il tempo riservato a&nbsp;<em>vacare<\/em>, cio\u00e8 a liberarsi, a rendere se stessi liberi. \u00abVacare studio\u00bb, diceva Cicerone, cio\u00e8 rendersi liberi per lo studio. Precisa Illich: \u00abla libert\u00e0 che si prende di propria volont\u00e0\u00bb. E precisa che S. Agostino era chiamato da Dio a praticare l\u2019ozio. Sento spesso i nostri ragazzi nel loro gergo adolescenziale adoperare la parola&nbsp;<em>svaccare:&nbsp;<\/em>svaccano quando si riposano, sono liberi da compiti, lezioni e altri doveri, si prendono tempo per s\u00e9, liberi da schemi e stereotipi. Non sanno di adoperare, in forma personalizzata, un verbo della lingua latina in un modo molto vicino al significato originario. Possiamo fare a meno di dirglielo, ma non impediamogli di prendersi il tempo per&nbsp;<em>vacare<\/em>&nbsp;e oziare, vale a dire di sentirsi liberi: non potranno che trarne giovamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un\u2019altra parola che si accompagna a&nbsp;<em>ozio<\/em>, del tutto affine nel significato: \u00e8 la parola<em>&nbsp;scuola<\/em>&nbsp;. Scrive la Treccani:<em>&nbsp; \u00ab<\/em>Termine derivante dal lat.&nbsp;<em>sch\u014fla<\/em>&nbsp;(dal gr.&nbsp;<em>schol\u00e9<\/em>), che in origine significava (come&nbsp;<em>otium&nbsp;<\/em>per i latini) tempo libero, piacevole uso delle proprie disposizioni intellettuali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, e pi\u00f9 tardi il luogo dove si attende allo studio, accezione quest\u2019ultima nella quale \u00e8 tuttora in uso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Scuola&nbsp;<\/em>come&nbsp;<em>ozio<\/em>, ribadisco, come&nbsp;<em>tempo libero.&nbsp;<\/em>Tuttavia, malgrado l\u2019amore per i classici, oggi \u00e8 molto difficile affidarsi al significato originario, che il risultato di ricerche etimologiche ci promette. La realt\u00e0 odierna \u00e8 molto diversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maggior parte degli studenti odia la scuola o la sopporta a mala pena: risulta essere un luogo di costrizione, non un luogo ameno in cui dar spazio, per propria volont\u00e0, ad una forma scelta personalmente di realizzazione del tempo libero. \u00c8 per lo pi\u00f9 fonte di stress. Non raramente \u00e8 motivo di disturbi di salute, non sempre palesemente attribuibili alla causa reale. Le conoscenze (e le osannate odierne competenze!) conquistabili a scuola sono considerate soltanto come tappa necessaria di un iter indispensabile prima di avviarsi verso quella che per ogni individuo \u00e8 la vita vera: la vita adulta, agognata dagli adolescenti e prefigurata in modo pi\u00f9 o meno edulcorato dai bambini. Ben pochi fanno coincidere con la scuola il luogo prescelto per il proprio processo di crescita, di formazione e di maturazione. Capita infatti molto pi\u00f9 spesso che questo luogo, il luogo scelto, coincida con il luogo di apprendimento delle attivit\u00e0 sportive o, in alcuni casi, tuttavia pi\u00f9 rari, con quello di attivit\u00e0 artistiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola, nel suo complesso, risponde molto male, e non solo per propria colpa, alla nobile intenzione di educare, il cui etimo, non dimentichiamo, rimanda a&nbsp;<em>ex-duc\u0115re,&nbsp;<\/em>vale a dire trarre fuori, come anche sollevare, innalzare, portare in alto, e ancora, portare al largo. Non si tratta solo di far lievitare in altezza fisica&nbsp; i nostri ragazzi, ma di trarre da loro talenti, capacit\u00e0 intrinseche, qualit\u00e0&nbsp; dell\u2019anima, in modo da metterli in condizione di veleggiare fra i marosi della vita, imbarcazioni abili nell\u2019affrontare il mare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma genitori e famiglie spingono verso la necessit\u00e0 di passare attraverso gli anni della scuola come attraverso le forche caudine e, malgrado la scarsa convinzione che davvero la scuola possa essere luogo di educazione, sperano che essa possa fungere da&nbsp;<em>azienda&nbsp;<\/em>in grado di fornire le caratteristiche minime per affrontare poi una vita lavorativa e professionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec si \u00e8 giunti all\u2019assurda forma attuale della scuola, in cui il branco degli studenti, organizzato in pattuglia ordinata, almeno intenzionalmente, in file e banchi, \u00e8 sottoposto alla tortura di stare fermi e seduti per un numero svariato di ore, contro ogni legge di natura e contro ogni opportunit\u00e0 legata all\u2019et\u00e0, allo sviluppo e alla necessit\u00e0 di movimento consono con l\u2019et\u00e0 degli studenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se Aristotele si dedicava alla<em>&nbsp;schol\u00e9&nbsp;<\/em>insieme a gruppi di studenti, coltivando il desiderio di libero apprendimento dei pi\u00f9 giovani, mentre insieme camminavano fra i&nbsp;<em>peripatoi<\/em>, i colonnati dei porticati&nbsp; (da cui poi il nome di scuola peripatetica), i nostri giovani, imbalsamati come salami nelle scansie dei banchi, vengono imbeccati come polli, da avviare presto verso gli allevamenti intensivi rappresentati dal mondo del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ivan Illich ci ha portati fino a scuola, con una certa amarezza per la scuola odierna. Non vediamo l\u2019ora di immergerci nuovamente nella nostra pratica di lettura, \u00abnella vigna del testo\u00bb, fra le pagine dei nostri amati libri: esperienza, come ci dice Illich, che coinvolge l\u2019intero corpo. Stendiamo dunque idealmente la mano per cogliere grappoli e gustare&nbsp; chicchi d\u2019uva, pronti per portare nelle nostre vite dolci sapori raffinati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 mai capitato, tornando su un testo che avevate letto in passato di vedersi produrre nella vostra mente una sorta di squarcio luminoso, un\u2019improvvisa, intuitiva comprensione che in precedenza vi era mancata? 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